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Il museocimitero

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Un museo è un cimitero di opere che vengono tumulate con la scusa di dover essere preservate. È un grande non senso a cui voglio oppormi. Per quale motivo le opere d’arte o storiche debbano essere rinchiuse in un sarcofago di cemento?

Immagino, invece, una musealità diffusa, civica. Le opere devono esser distribuite sul territorio e devono presenziare alle attività del vivere quotidiano. Il bello deve essere guida ed ispirazione di ogni gesto dell’umano agire e ciò può avvenire solo se le attività umane avvengono sotto la sua egida. Immaginate di prendere un caffè all’ombra di una statua del Canova o nella contemplazione di un quadro di Leonardo. Quanto influenzerebbe la nostra giornata, il nostro umore,  la nostra predisposizione creativa.

Il museo, per come oggi concepito, non genera cultura, né è fonte di ispirazione sociale. Fai una fila, paghi un biglietto,  ti accalchi assieme ad altre migliaia di assetati d’arte e poi, come un fiume inesorabile, vieni ributtato fuori tra cemento e smog. Cosa ti resta?

L’arte deve divenire compagna del quotidiano, solo così ha un senso concreto.

Immagino l’obiezione dei buoni prammatici ben pensanti: in Italia queste cose non si possono fare.

Perché no? Perché le idee assurde sono buone sempre altrove e mai da noi? Forse in Australia possiedono abbastanza opere da riempirci le strade? Forse non possediamo anche noi le tecnologie per proteggere l’arte da intemperie e male intenzionati? Chi dice che in posto non si può fare nulla è perché non vuole fare nulla. Diamoci una speranza, mettiamoci alla prova. Se dovessimo fallire vorrà dire che non meritavamo tanta bellezza.

E poi, perché preservare arte e cultura? Anzi, per chi? Se le nuove generazioni,  infatti, non vengono educate al bello, l’arte sarà relegata all’oblio della memoria e resterà (già oggi ne è ostaggio) appannaggio di pochi esperti spesso pretenziosi ed elitari. Che senso ha, dunque, chiudere in quattro mura dipinti e sculture?

Molto meglio distribuirle per vie e piazze, concederle in custodia a privati in luoghi accessibili al pubblico (ristoranti o librerie)  con le dovute garanzie. in quest’era del consumismo, l’unica cosa che non consumiamo è l’arte. Bisogna consumare arte per generare arte, in altre parole, e non creare carceri e carcerieri.

In questo liquido amniotico intriso di buone influenze, sarà più semplice essere contaminati da un’estetica del giusto, del buono e del sociale e si genereranno condizioni virtuose alla creazione di nuova arte.

Se l’arte, dunque, non trova nella società un suo senso di partecipazione, che deperiscano musei, statue, dipinti, sculture, ministeri, sopra o sovraintendenze, critici ed esperti. A che serve, infatti, discorrere del bello se questo non influenza i  miei gesti quotidiani e non mi spinge ad agire?

Nuccio Cantelmi 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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