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Nè reddito e nè cittadinanza

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E’ il cavallo di battaglia del M5S, quello che Grillo e Casaleggio pensano di utilizzare per raccogliere maggiore consenso in campagna elettorale. Si tratta del reddito di cittadinanza, lo strumento di marketing politico-elettorale più vecchio e obsoleto della storia, rivisitato in chiave Cinque Stelle, ma soprattutto quello meno adeguato per convincere gli elettori del Sud, abituati da secoli a riceverlo dai politici di turno.
E’ uno dei pochi temi che restano invariati al variare dei luoghi in cui il M5S presenta delle liste. Il candidato è libero di parlare dei problemi del suo territorio, delle magagne dei politici locali, di tutto quello che vuole ma il reddito di cittadinanza ci deve essere, bisogna parlarne, è come il prezzemolo nella minestra.
In realtà rischia di rivelarsi solo una pura illusione per chi spera di riceverlo, non perchè il M5S non abbia intenzione di assegnarlo ma perchè il contesto nel quale viene proposto è ben diverso da quello che appare, soprattutto se il contesto si chiama Sud.
La parola reddito deriva dal latino rèdditum participio passato di rèddere ovvero rendere. Rèddere è composto da red (antica forma della proposizione re che significa addietro, di nuovo) e dère che sta per dare. Significa dunque restituire, dare indietro ciò che è stato avuto in prestito (inteso quindi come produrre frutto). Anche nei libri di diritto tributario si legge che, per essere considerato tale, è sempre necessario che il percettore abbia svolto una qualche prestazione. Il reddito dunque, non è, come qualcuno erroneamente può pensare qualcosa che viene erogato per gentile concessione o per necessità ma il risultato finale della produzione di qualcosa. Il reddito deriva dall’opera, dall’agire dell’uomo, un agire che può essere creazione, trasformazione, intermediazione e così via. Ed è da ciò che dovrebbe derivare, conseguentemente, anche il diritto di cittadinanza, il diritto di far parte di una comunità che riconosce in ciascuno dei propri membri i facitori, i creatori del benessere collettivo. L’aiuto dovrebbe essere rivolto solo ai più bisognosi (malati, diversamente abili, indigenti etc.) non alla generalità della popolazione che non ha lavoro e che magari neanche lo cerca. Chi è abile al lavoro dovrebbe solo darsi da fare per mettere a frutto i propri talenti piuttosto che passare il tempo ad elemosinare un reddito che non può o non vuole restituire col proprio lavoro.
E’ singolare, invece, constatare come in uno dei momenti storici in cui si è meno capaci di produrre qualcosa, qualcuno si spinga a prometterlo questo reddito senza sapere dove e come troverà le risorse per garantirlo. La nostra società (soprattutto quella Meridionale) vive un forte squilibrio tra la quantità di persone che producono e quelle che consumano e il risultato di questo squilibrio sono i rifiuti con cui conviviamo quotidianamente. Al Sud il reddito di cittadinanza (qui è stato chiamato sussidio, LPU, LSU etc. a seconda dell’esigenza) è sempre stato dato per mantenere in funzione lo zoo della partitica locale e nazionale ed è in questa grande “elargizione di denaro di Stato” che sono da ricercare molte delle principali cause dell’attuale crisi.
Il Sud avrebbe, in realtà, un grande bisogno di crescere, di maturare, di guardare in faccia la realtà, di ascoltare parole dure e nette e non di ulteriori promesse fatte cavalcando il malcontento generale. E’ in costante aumento, infatti, la frequenza con cui Forestali, Lpu ed Lsu, operatori sanitari e tutti gli altri abitanti dello zoo scendono in piazza per reclamare da mangiare. I recinti cominciano a traballare perchè il pesce sta finendo e sono sempre meno quelli che sanno cacciarselo. Nessuno ci avviserà quando verranno buttati giù, ce li troveremo sotto casa senza nemmeno sapere perchè e in quel momento ci accorgeremo di non avere più nè reddito e nè cittadinanza.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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