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Lasciarsi sedurre per sedurre

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«I beni culturali attrarranno turisti solo se prima di tutto attrarranno noi. E noi dobbiamo aver cura di salvare la bellezza. Questo museo è un traguardo e non già un punto di partenza». E’ questo il messaggio più significativo che si è potuto cogliere domenica scorsa, a Rosarno, in occasione dell’inaugurazione del Museo Civico Archeologico dell’antica città di Medma.
A inviarlo, non solo alle molte persone presenti in sala ma a tutti i calabresi, un calabrese dalla straordinaria sensibilità e onestà intellettuale, il Prof. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte rosarnese. Un museo inaugurato in una delle tante località, Rosarno appunto, che si sono lasciate sedurre dal miraggio industriale tralasciando la naturale vocazione del territorio. Che ha deciso di abbandonare la ricerca della bellezza, cui Settis fa riferimento, per scimmiottare un modello di sviluppo che ne ha abbruttito la popolazione e il territorio.
Il rapporto tra i calabresi e i turisti è sempre stato approssimativo, improvvisato, impreparato. Non è un problema politico ma, prima di tutto, sociale, antropologico. Mi piace utilizzare la metafora della padrona di casa che ama l’ordine e la pulizia e che non teme di ricevere visite da un momento all’altro in casa per spiegare cosa non sono i calabresi in materia di turismo. Disordinati, scialbi, approssimativi, apatici, impreparati, ramazzano velocemente la polvere, con cui un minuto prima convivevano, per non fare brutta figura e accogliere il visitatore che, non atteso, spesso non può far a meno di assistere alla scena e di notare l’inadeguatezza dei modi, dei luoghi e delle persone. E difatti, nonostante sia stato inaugurato in pompa magna, del museo di Rosarno su Internet non vi è traccia, tutto è demandato a una scarna paginetta sul sito del comune.
Alla definizione “beni culturali” utilizzata da Settis potremmo sostituire “risorse naturali”, “prodotti enogastronomici”, “prodotti artigianali” e tutto quanto può rappresentare un elemento attrattivo per i potenziali ospiti. Se tutto ciò non diventa importante per i calabresi non lo diventerà neanche per chi dovrebbe, non si sa per quale motivo, venire a trovarci spendendo i propri soldi e il proprio tempo, due risorse sempre più scarse oggi.
I calabresi devono cominciare a riscoprire la propria regione e ad averne cura in ogni aspetto se vogliono dare un senso e una direzione al proprio esistere. Per farlo hanno bisogno di conoscerla questa regione, di attraversarla, di viverla. Devono lasciarsi sedurre per poi a loro volta sedurre. Ciò che non si conosce, infatti, non può essere difeso. Solo così gli abitanti di questa regione potranno smetterla di sottrarre reperti dalle aree archeologiche, di accatastare rifiuti sotto i ponti, di sversare liquami lungo le fiumare, di tagliare alberi secolari, di raschiare i fondali marini, di vandalizzare le opere d’arte o i monumenti, di costruire a sfregio del paesaggio e così via.
Ecco perchè con Ambientiamoci abbiamo inteso dare un segnale in questa direzione, abbiamo scelto di accendere i riflettori su ciò per cui vale la pena di impegnarsi in questa regione. Siamo al lavoro per preparare la seconda incursione eretica e questa volta ci occuperemo proprio di beni culturali perchè, come afferma il Prof. Settis, i cittadini si riconoscano nei beni di questa regione e sviluppino un senso di orgoglio e di tutela che porti alla loro valorizzazione.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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