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Uno vale l’altro

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Quando si tocca il tema della rappresentanza politica o del governo di una comunità sembra non ci sia altra procedura da seguire se non quella di auto-candidarsi o essere candidati, seguendo l’iter burocratico-istituzionale ideato nel secolo scorso. Nonostante l’introduzione di qualche novità la convizione di fondo resta la stessa: per fare bisogna candidarsi.
Fino all’avvento del duo Grillo-Casaleggio il candidato solitamente apparteneva a due categorie: o era il leader riconosciuto di un gruppo di interesse che lo sosteneva e si autoproponeva in quanto tale (raccontando a quelli al di fuori del gruppo che in realtà si sacrificava nell’interesse della nazione), oppure era una persona indicata dai partiti (come da Costituzione) che dopo aver seguito l’aberrante iter interno costituito da una gavetta fatta di convegni da organizzare, manifesti da affiggere, comunicati stampa da scrivere, borse da portare, ruoli da ricoprire, in base allo stato di avanzamento della carriera poteva ambire ad essere candidato da qualche parte.
Il politico classico, infatti, è sempre stato un personaggio armato di una buona dialettica e grandi capacità oratorie ma privo di idee e anche di capacità pratiche, una sorta di anello di congiunzione di interessi, nulla di più. Quasi sempre laureato in discipline giuridiche, ogni tanto umanistiche, il politico del secolo scorso non doveva essere in grado di fare ma di dire, perchè la contrapposizione era su base ideologica e non sui contenuti. La teoria e la filosofia prevalevano sulla pragmatica. Nonostante fosse incapace di azione (e difatti ereditiamo in questi anni il non fare di decenni) si è sempre fantasticato circa il potere di cui disponeva che è sempre stato considerato prerogativa del soggetto eletto, che un minuto prima era un normale cittadino (capace o incapace) come tanti altri, mentre un minuto dopo l’elezione acquisiva fantomatici poteri.
Con il M5S si è passati al concetto di “uno vale l’altro” (e non “uno vale uno” come con un pò di marketing politico ci vogliono far credere), non è importante chi viene eletto l’importante è che abbia la fedina penale pulita e che rispetti le regole che il movimento che lo candida ha scelto di darsi e il mandato che ha ricevuto dagli elettori, pena l’esclusione. Il politico diventa, dunque, un funzionario che ha il compito di sbrogliare le matasse che una burocrazia da clinica psichiatrica idea ogni giorno con l’intento di controllare l’incontrollabile. Un concetto che ho sempre ritenuto il più aderente con la realtà e il meno ipocrita rispetto agli altri. L’”uno vale l’altro” vale, appunto, se dietro il candidato c’è un cittadino che gli sta col fiato sul collo, che vigila sul suo operato, che si informa, che è interessato al territorio e alla comunità nella quale vive e opera. Altrimenti non c’è contratto e penali che tengano.
Qualsiasi delle soluzioni si scelgano, il messaggio che passava e continua a passare è che se non ci si candida non si può incidere sulle comunità e non si ha alcun potere di fare. Falso.
Le persone di valore che hanno talento e capacità non hanno bisogno di candidarsi per fare. Agiscono già nel loro quotidiano e incidono molto di più di qualsiasi politico. Anzi, paradossalmente, essere eletti riduce le possibilità di fare perchè espone l’eletto a critiche, osservazioni, discussioni, invidie, gelosie che il solo essere sotto i riflettori comporta e che rallentano, quando non frenano completamente, le possibilità di azione. Mentre il libero cittadino è veramente libero di agire, tutto dipende dalle sue capacità e dalla sua voglia di farlo.
La società odierna e quella del prossimo futuro hanno bisogno di risposte concrete, di soluzioni pratiche (la gestione dei rifiuti, la produzione di energia, l’approvvigionamento idrico, l’infrastruttura tecnologica etc.) e le risposte sono disponibili in Rete, basta semplicemente saperle cercare, e non sono più prerogativa della politica ma di chi è competente in quel determinato settore che suggerisce alla politica il da farsi.
Il sistema classico della rappresentanza poteva funzionare nel secolo scorso, quando vivevamo in una società più omogenea, tenuta insieme da ideologie e valori stabili e dove le informazioni non erano appannaggio di tutti, ma oggi che le società sono cambiate radicalmente e appaiono molto più frammentate e instabili queste modalità si rivelano assai inefficaci. I cittadini spesso sono più informati dei loro rappresentanti e anche più incisivi. E’ sufficiente avere passione per il proprio territorio, una visione e una buona reputazione (e soprattutto vigilare sull’operato delle amministrazioni) per rappresentare un punto di riferimento per gli altri membri della comunità e raggiungere degli obiettivi concreti. Non è più così importante, dunque, essere candidati o eletti quanto piuttosto essere di fatto rappresentanti del territorio riconosciuti e riconoscibili dagli altri membri. Se vali fai se no, allora, uno vale l’altro.

Massimiliano Capalbo
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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