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Una Piuma

Dalla polvere del tempo - Racconti giovanili

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Una Piuma

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Mario vagabondava nei pressi del borgo. Non sapeva esattamente cosa fare dopo aver deciso di non seguire alcuni commilitoni entrati in un’osteria a bere un bicchiere di buon novello. Le biciclette erano state lasciate in piazza presso alcune aiuole. 
Prima di due ore la tromba non avrebbe suonato l’adunata. 
Il giovane s’incamminò per la strada che portava fin sopra la collina, sereno di percorrere quel sentiero sconosciuto fiancheggiato da grandi alberi. 
Era primavera e i raggi del sole filtravano attraverso le foglie. Ecco, infine, un caseggiato. Decise di raggiungere la curva per curiosare. 
Il ciuffo del fez, calato sul retro del capo, dondolava a destra e a manca. 
Udì alcune grida seguite da lunghe risate. Ecco un cancello, un viale, tante rose e verdi rampicanti. 
Su un prato sostavano una dozzina di ragazze; altre passeggiavano o leggevano sedute su diverse panchine. 
Mario si fermò, incuriosito. Le signorine si accorsero della sua presenza. 
“Buongiorno.” Salutò. 
“Buongiorno - risposero alcune - da dove venite? Siete solo?” 
“Gli altri sono rimasti in paese. Se avessi saputo li avrei convinti a venire con me.” 
“Vi aspetteremo un altro giorno.” 
“Se torneremo da queste parti.” 
Le ragazze lo fecero entrare nel cortile e lo invitarono a sedersi con loro. 
“In quanti siete?” Domandò una di loro. 
“Quasi settanta.” 
“E portate tutti sulla nuca quel copricapo cremisi?” 
“Dobbiamo portarlo ma lo facciamo volentieri.” 
“Sapete cantare?” 
“Soltanto le canzoni dei soldati.” 
“Fatecene sentire una…” 
“E’ già tardi, sarà per un’altra volta.” 
“Rimanete un po' insieme a noi.” 
“Tornerò domenica con i miei amici. Avremo tre ore di libertà.” 
“Sedetevi insieme a noi.”.
Il giovane le accontentò. 
Anna era bella, l’abito color crema e i capelli scuri sciolti sulle spalle. 
Le altre si accorsero che stavano bene insieme e si allontanarono. 
“Vi chiamate?” 
“Mario. Tu sei Anna, vero? 
“Hai inteso le mie amiche che chiamavano? Ora raccontami qualcosa di te.” 
“Sono un soldato.” 
“Tornerai presto a trovarmi?” 
“Se sarà possibile. Dimmi, cosa fate tu e le tue amiche in questa casa?” 
“Si studia, si canta e si suona. Si vive alla meglio. Musica, letteratura e lingue straniere.” 
“Per quanti mesi?” 
Anna impallidì. 
“Allora…” Balbettò… 
“Allora cosa?” 
“Non sapete nulla? Non avete capito?” 
“Cosa avrei dovuto capire?” 
“Siamo tutte ammalate!” 
Il giovane abbassò lo sguardo. 
“Non lo sapevo.” 
“Mi chiamano. C’è la lezione di ricamo e non posso mancare. Arrivederci a presto.” 
“Nessuno t’ha chiamata.” 
“Non hai sentito il suono della campanella?” 
La giovane si alzò e Mario la imitò. 
“Purtroppo debbo andare. E’ stato un bel giorno per me. Potrai scrivermi, se vuoi.” 
“Tornerò, lo spero vivamente.” 
“Non verrai, lo sento. Presto ci porteranno in riviera.” 
“Debbo andare anch’io suona la tromba.” 
“Lasciami un tuo ricordo. 
“Se lo gradisci, ti lascerò una piuma.” 
“Grazie, com’è soffice. La conserverò.” 
“Purtroppo suona la tromba. Vado.” 
“Addio, Mario.” 
La fanciulla si mosse per raggiungere le amiche. 
Era bella Anna e si mostrava triste.
“Addio.” 
“Presto ti scriverò.” 
Mario si avviò per raggiungere i commilitoni proponendosi di scriverle il giorno dopo. Si chiese: qual'era il suo cognome? 
Aveva dimenticato di chiederglielo. 

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