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L'Errepi

Dalla polvere del tempo - Racconti giovanili

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L'Errepi

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Le rondini sfrecciavano al calare dell’ultimo sole. Le case di Malovento, borgata dimenticata della mia terra, stavano vicine e assonnate, in attesa di togliersi di dosso l’umidità di cui erano cariche. L’inverno, appena trascorso era stato insolitamente rigido e ora tutto sembrava voler ritrovare tepore e luce. Sedute sui gradini di una delle case alcune donne seguivano il razzolare dei polli sul piazzale antistante. Zia Lisa, al centro del gruppo, si preoccupava, intanto, affinché il sole raggiungesse i piedini della creatura che teneva in grembo affinché il bimbo potesse riceverne ristoro. 
“Zia Luisa, il piccolo ha già riacquistato il colorito.” disse la massara alla vecchietta. 
“Il sole ridona la vista anche ai ciechi.” 
“Il povero Marco di comare Checchina che brutta fine stava per fare e se le medicine non fossero giunte in tempo dalla città, sarebbe morto!” 
“Pare - seguitò comare Teresa - che finalmente costruiranno una strada, così l’autobus potrà arrivare tutti i giorni.” 
“Volesse il cielo.” 
“Lo diceva ieri il Sindaco.” Aggiunse zia Luisa senza alzare gli occhi dalla tela di ginestra poggiata sulle ginocchia che era intenta a rammendare. Le amiche la osservavano meravigliate e qualcuna di esse le chiese cosa fosse l’errepi. Luisa rintuzzò: 
“Che volete ne sappia. Non ho uomini che lavorano in città e non ho sentito altre chiacchiere oltre quelle del sindaco e dei soliti parlatori.” 
“Quelli che vengono sempre a farci promesse, senza mantenerle!” Seguitò zia Lisa. 
Il lamento del bimbo e lo scalpiccio di un cavallo interruppero il dialogo. 
“E’ arrivato Luca Sartori!” 
“Ben trovate comari.” Salutò il nuovo venuto. 
“Ben tornato a te. Che novità ci porti dalla città?” 
“Il Vescovo ha distribuito la pasta ai poveri!” 
“E delle nostre case cosa si dice?” 
“Eh, comare mia, voi non la conoscete la città. Di tutto si parla meno che delle nostre case.” 
“E intanto il Governo sta a guardare?” 
“Ho comprato il giornale e quando verrà don Luigino gli faremo leggere cosa fa il Governo. Speriamo tanto nell’errepi.” 
“Compare Luca, diteci cos’è l’errepi, un altro Governo?” Intervenne comare Luisa. 
“Che governo e governo, è la legge approvata per costruire le nostre case, ma non si vede ancora nulla. Tutti dicono che i vantaggi andranno al nord.” 
“E per noi non faranno nulla?” Chiese comare Checchina. 
“A chi ti riferisci?” 
“Ai deputati che abbiamo votato il 18 aprile. Chissà se manterranno le promesse.” 
“Ho visto ieri quel tizio che ha assicurato la costruzione di una scuola per Malovento. E’ stato eletto in Parlamento con tanto di nomina.” 
“Gliel’hai detto che vogliamo l’errepi e le nostre case rimesse in piedi? Che tata ha venduto tutte le capre per mettere in ordine la camera da letto prima di partire per l’Europa?” 
“Ho detto questo e altro. Ora vado a sistemare la giumenta e torno da voi.” 
L’uomo mosse verso della stalla e le donne, alcune in gramaglie, tornarono a parlare del Nord e del Sud, dell’Europa e dell’errepi.
Parlarono dei loro uomini lontani per lavoro. Il bimbo sgambettò agli ultimi raggi mentre le rose si abbassarono sospinte dal vento che si era levato dalla valle. Il cielo si velò mentre il ruscello continuò a cullare le quattro vecchie case di Malovento.

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