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Un racconto di Natale - Anno 2013

Parte Prima

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Un novembre nebbioso, con temperature più basse delle medie stagionali e giorni di vere bufere, rallentava i ritmi sfrenati di vita. La crisi economica aveva provocato la chiusura di numerosi negozi e la totale assenza di clienti in quelli aperti, nonché un’enorme richiesta di aiuto alimentare e vestiario. 
Ci si alzava al mattino già di malumore, con la casa un po' più fredda e il frigo un po' più vuoto... Sembrava lontano il periodo dei pranzi frequenti al ristorante, dei viaggi di piacere e delle vacanze prolungate. Con una lenta ed inesorabile discesa, la vita di ognuno si era posizionata ad un livello inferiore, mentre le liti e le accuse politiche blateravano colpe e rimedi tardivi.
Era questo il motivo per cui non giungeva tanta posta al villaggio di ghiaccio del Polo Nord? 
Giornalmente gli gnomi controllavano demoralizzati le ceste semivuote e affrontavano in fabbrica una serie di inconvenienti: cortocircuiti e meccanismi inceppati che riducevano la produzione giornaliera di giochi iniziata ad ottobre. Si chiedevano preoccupati perché colui che dirigeva tutto  non si accorgesse di un certo malessere presente dovunque. Così, una mattina come altre, decisero di parlargli in modo da prepararlo alla delusione. Dopo aver confabulato riuniti in cerchio fuori dalla fabbrica, si avviarono pensierosi verso il suo studio, luogo in cui lui studiava, ragionava, ideava e riposava. Era l'unica stanza di una capanna a campana poco distante dal villaggio che lo vedeva seduto dietro una scrivania gigante, inondata da giochi colorati, palloncini e trenini.
“È permesso?” chiesero in coro.
“Entrate, entrate: stavo aspettando voi! Sono sul punto di partire...”.
Come ogni anno di questi tempi, gli cresceva una gran bella barba lunga ora intrappolata nell'ingranaggio di un orologio a cucù.
“Capo... ehm, ehm, ehm ... capo..... dovremmo parlarti... abbiamo notato che le lettere sono poche quest'anno... le consegne saranno limitate... che... che Natale sarà?”.
“Un bellissimo Natale, tranquilli”.
Così dicendo si alzò prendendo il mantello e si inoltrò nella foresta con la slitta vicina che scivolava piano e silenziosa sulla neve. Divenne un puntino distante confuso dai primi alberi della foresta e non lo si vide più. Giungeva a folate un fischiettare lontano e felice. Gli gnomi si guardarono preoccupati... per loro stessi, per lui, per tutti....

Parte Seconda

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Natale era vicino. Qualche luce adornava le vetrine di un negozio e un alberello di Natale stava per essere sistemato all'angolo della strada. Il clima era rigido e piovoso. Imperversava il diluvio che scopriva tutti impreparati ai disastri della rabbia dell'acqua e che distruggeva in pochi secondi case, ponti e macchine.
Ci si ritrovava poveri a raccogliere ciò che restava della sua furia: il raccolto di una vita sfasciata in pochi secondi. La legge "che nulla ci appartiene" si imponeva e rimetteva ordine: la casa, tana preziosa di ristoro e pace, divelta come un fuscello, infangati i ricordi, persi i risparmi.

Sarebbe stato Natale tra poco. Solo il clima lo ricordava: avrebbe nevicato? 
Giuseppe guardava il cielo quella mattina spalando il fango dalla cantina per l'ultima alluvione. Nubi scure e minacciose vagavano spinte da un vento impetuoso mentre qualche goccia di pioggia ricominciava a bagnare ciò che ancora era bagnato. Dalla cucina giungeva la voce del giornalista televisivo che sciorinava disgrazie su disgrazie, morti, assassini, massacri, guerre, pestilenze ed epidemie.
Che cos'era questa vita? Niente sorrideva? Eppure Natale era vicino. 
Giuseppe riprese a spalare, mentre lo speaker televisivo continuava a riportare notizie macabre. La pioggia ora cadeva fitta. Qualche lampo incalzava, seguito da tuoni che emettevano il suono di una cascata perpetua. Sfiduciato e amareggiato, buttò la pala in un angolo. Iniziò a cambiarsi per uscire: l'idea era quella di rifugiarsi nel centro commerciale vicino, fra la gente: un mare di umanità in un ambiente caldo e luminoso, mentre fuori il freddo imperversa terribilmente pungente.

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La marea umana passeggiava disordinata per il centro, sbirciando negozi abbelliti a festa... ma vuoti. Un grande albero di Natale padroneggiava sulla struttura, deviando quella massa umana che rallentava per guardare l'unico godimento gratuito di quel luogo.
Nei bar veniva servito qualche caffè, accompagnato da cappuccini e cornetti; nei ristoranti i camerieri si muovevano tra i tavoli addobbati e vuoti, simulando un’attività inutile. Mancava una settimana a Natale e pochi avevano in mano una busta regalo e, se c'era, era piccola. Giuseppe, mentre sorseggiava il suo caffè, notò un uomo grande e grasso dai pantaloni rossi, che erano tenuti su da un bel paio di bretelle: l'omone guardava divertito un presepe animato dietro una vetrina. Si grattava la nuca e piegava il capo di qua e di là, seguendo un pastorello che compariva e scompariva sotto un ponte composto da stecchini riuniti. Un bambino vicino piangeva disperato sul carrozzino, mentre sua madre parlava concitata al telefonino, fumando una sigaretta da cui fuoriusciva una spirale di fumo roteante verso l'alto. Più lontano, una coppia di vecchi trascinava una busta del supermercato semivuota, mentre una bella ragazza, ferma per sistemare i suoi fluidi capelli, veniva importunata da due ragazzi. 
Che angoscia! Tutto era deprimente, era un'atmosfera cupa e pesante. Ma il vecchio non sembrava accorgersene: continuava a sorridere beato, guardando il presepe da tutte le prospettive possibili. Giuseppe lo sentì fischiettare un'allegra canzone che fermò lo scorrere del tempo.... dappertutto: la gente rimase immobile, come di ghiaccio. Poi il vecchio schioccò le dita e tutto ricominciò a muoversi, come se niente fosse.
Il bimbo, richiamato da quel fischiettare, guardò il vecchio ed il presepe, incominciando a ridere: batteva le manine ogni qual volta i pastori ed il gregge passavano accanto a lui. 

I due vecchi si fermarono a guardare il presepe ed il bambino, ricordo di un figlio di tanti anni fa. Altri due, giovani stavolta ed incuriositi, si fermarono lì, così come quattro ragazzi che, correndo per il centro commerciale, furono folgorati da quella vetrina restando incollati al vetro come fossero calamitati.
A guardare quello spettacolo si trovavano ora dodici persone, e nessuna riusciva a distogliere lo sguardo. Una melodia natalizia in sottofondo creava una magia persa. 

Parte Terza                                 

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Cloc, cloc, cloc, cloc... Cos'era questo rumore? Non si capiva... Si udì il suono di campanello lontano...
Lorenzo si alzò dal letto e corse alla finestra. La luna piena illuminava una città addormentata. Le nuvole la ricoprivano a tratti, rimandando sulla città l'intermittenza di un immaginario filo di luce che dal cielo si depositava sui tetti delle case. Il vetro della finestra si appannava con il respiro del bambino addormentato: sotto le palpebre chiuse, gli occhi si muovevano veloci, mentre le labbra abbozzavano un sorriso. Da dietro la porta giungeva lo strepitio delle stoviglie sistemate in cucina ed il parlottare sommesso dei genitori. Poi la porta della camera si schiuse lasciando intravedere uno spiraglio di luce. A tastoni qualcuno si avvicinò al lettino per poggiare sul comodino una carrozza con due cavalli ed un soldatino... nella penombra, nessuno avrebbe notato come il soldatino avesse la giubba macchiata e la carrozza una stanga incollata. Era sempre un regalo di altri tempi che un bambino ora padre faceva a suo figlio in mancanza di altro. La porta si richiuse appena in tempo perché qualcosa svegliò il bambino che scattando in piedi tese la mano trepidante alla carrozza giocattolo. Incominciò a viaggiare per terreni sconfinati, sulla copertina del letto, mentre il soldatino sul tetto cadeva ad ogni passo dei due cavalli. Poi, sorridendo e con stretto quel dono, si riaddormentò.

Parte Quarta

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Il supermercato era affollato. La coda alle casse era corta, perché gli acquisti erano pochi ed i carrelli semivuoti. Le cassiere irritate procedevano nel lavoro estenuante di identificare gli oggetti acquistati con quel "plin plin" della cassa sempre più assordante e snervante. Poi, il suono si bloccò per la richiesta di storno di ½ kg di caffè e di un pacco di biscotti. Il prezzo non rientrava nella cifra posseduta da una donna trasandata e l'ostacolo rallentava la fila... La cassiera sbagliò l’operazione per due volte, quando qualcuno lasciò sul bancone un altro pacco di caffè e  zucchero, uno spumante, un panettone e una banconota sufficiente per poter pagare tutto.
La donna in difficoltà, prima ancora di poter capire, si ritrovò con la busta riempita dalla cassiera.
Chi vide il miracolo si commosse, seguendo con lo sguardo quel vecchio che si allontanava grattandosi la nuca. Inconsapevolmente, molti si ritrovarono ad estrarre dalla propria busta un pane o un chilo di pasta per darlo alla donna che chiedeva l'elemosina all'uscita; altri iniziarono a salutare o si fermarono per abbracciare una coppia…. e ci fu chi comprò due regali uno per il figlio ed uno per un bambino sconosciuto. Giuseppe sorrideva più disteso, sorseggiando il suo caffè.
Il presepe continuava a girare mentre la canzone di natale si diffondeva per tutto il centro commerciale. 
Come una marea montante la solidarietà umana si diffuse per tutto il mondo. Quell'anno di crisi non si comprò molto, ma tutti ebbero un regalo dato col cuore: magari solo un piccolo gesto d'amore, ma grande abbastanza da rendere indimenticabile quel momento.
Fu il Natale più ricco del secolo.

Lassù, vicino a quella foresta, un gruppo di gnomi ascoltava il suono dei campanellini: era il segno che i doni erano arrivati e tutti erano felici, mentre le stelle in cielo ballavano tra loro una luminosa danza. Il movimento degli ingranaggi cessava nella fabbrica coperta di neve, mentre due gatti si sistemavano per la notte nelle ceste vuote dei regali.
Solo un cavallino caduto in terra continuò a dondolare, incessantemente, per tutta la notte... forse a ricordo di un vero Natale d'amore.

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

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