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Il terrorismo e il Perù del 1980 e 1990

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LIMA - Il vice-presidente del Congresso peruviano - Victor Joy Way - rispondendo a una domanda dell'opposizione, informa che i terroristi che si sono arresi negli ultimi anni ammontano a 4881, in gran parte affiliati a ‘Sendero Luminoso’. L’infiltrazione ha sostanzialmente inquinato vaste aree della nostra società. ‘Sendero Luminoso’ intanto pone [i]un precio a los atentados: tremila dólares a cualquer persona que derribe una torre de alta tensión. Intanto, un’altra cellula eversiva (hanno appena arrestato sedici affiliati) continua a [i]reclutar adeptos y apoyar a la banda maoista. 
Un quotidiano locale, nel commentare il crollo doloso di sei tralicci che ha lasciato senza luce Lima e altre città, informa che il senderista Oscar Ramirez Durant (Feliciano) che guida i rivoluzionari dopo l'arresto di Abimael Guzmán Reino, è impegnato a reclutare elementi della malavita locale allo scopo di compiere il maggior numero di sabotaggi. 
Sono i senderistas pentiti a confermare che l'impiego di criminali comuni a fini eversivi è una pratica diffusa da tempo. Radio-programas, dal canto suo, informa che reparti dell'esercito hanno catturato Feliciano nella selva di Stipo. Segue l’immediata smentita del comandante il deterrente armato Nicolás de Bari Hermosa - responsabile della lotta contro i sovversivi - e gli fa eco lo stesso Presidente Fujimori con un ultimatum rivolto a... los terroristas y le ricordó que si no se entregan en las próximas dos semanas serán eliminados: inequivocabile invito alla resa destinato a cadere nel nulla perché il senderismo rappresenta un’ideologia supportata da un solido braccio armato difficile da battere con la repressione e con la cattura di alcune migliaia di maoisti, strenui propugnatori dell'insurrezione popolare.
A conti fatti, le frequenti azioni terroristiche impongono il perdurare dello stato d’emergenza e l'impiego dell'esercito nella contro-guerriglia. In particolare nelle zone andine ove - prendendo lo spunto dalle tesi indigeniste amalgamate ai metodi maoisti della lotta politica - gli studenti radicati nell'ambiente indio-quechua hanno gestito e continuano a gestire l'organizzazione. 
La lotta armata trova l’humus naturale nell'emarginazione degli indios degli altipiani compresi in dipartimenti distanti dalla capitale. Un problema molto serio se si considera che i tre quarti dell’attività economica del paese sono concentrati al centro e al nord della costa. In altri termini, la politica di sviluppo è più diffusa nelle terre amazzoniche pedemontane che in quelle andine. 
Sorprende, peraltro, che siano i cantieri-pilota (ovvero le cooperative e le fattorie) gli obiettivi dei rivoluzionari. In questo clima drammatico, che si protrae dal gennaio 1983, otto giornalisti e la loro guida sono stati assassinati dagli indios armati dall'esercito che li avrebbero scambiati per senderisti. Aspetto minore del problema riguarda l’incolumità personale. Ad esempio, i frequenti furti a danno dei turisti farebbero parte della strategia di Sendero e delMovimiento Revolucionario Túpac Amaru tendenti ad acquisire mezzi finanziari e, nello stesso tempo, buttare discredito sul governo in carica. Oltre a destabilizzare il paese colpendo il turismo e con esso la bilancia commerciale nazionale. Per il raggiungimento di tali obiettivi, i rivoluzionari s’imbarcano in azioni rischiose come, ad esempio, il recente attacco a scopo di rapina di un autobus carico di gitanti stranieri. 

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Sendero Luminoso, oltre a dare man forte ai fautori della lotta armata, non rinuncia ad agire in proprio. Lo confermano le recenti rapine al Banco di Commercio, alla Compagnia dei Telefoni e al Dipartimento Familiare Zona Est del Soccorso Popolare. La polizia, dal suo canto, non resta con le mani in mano e attacca e fa fuoco contro un gruppo di banditi, uccidendo una piccola, ma si oppone al tentativo di linciaggio di due delinquenti. La fibrillazione politica sicuramente aumenterà quando le elezioni in corso entreranno nel vivo. A ventisei sommano le candidature per la presidenza, record che rischia di complicare il processo democratico elettorale. In lista anche l’indipendente Perez de Cuellar, già Segretario Generale delle Nazioni Unite, che dichiara di non essere compromesso con il passato, ma con il futuro e che, essendo il diritto alla vita il primo fra i diritti umani, va perseguita con tenacia la politica di pacificazione interrotta dall'incalzare del terrorismo. E’ necessario, pertanto, inserire il Paese nelle Comunità internazionali. Va ricordato che l'Unione Europea, negli ultimi anni, ha assegnato al Perù tre milioni di dollari per la realizzazione di progetti agricoli e per l'acquisto di derrate alimentari di prima necessità. Domanda d'obbligo: nel clima elettorale arroventato che si respira, l’alto numero di candidati favorirà o meno il presidente uscente Fujimori? 
I giornalisti filo-governativi, in attesa di risposte, ricordano che, nel 1990, prima dell'insediamento di Fujimori, il paese si dibatteva tra la vita e la morte con venticinque anni di statalismo, collettivismo e populismo alle spalle. Che le carceri e le università erano diventate rifugi di terroristi e centri sovversivi. Lima, a seguito dei continui attentati, disponeva di poca acqua e poca luce. Di giorno, si usavano gruppi elettrogeni e, durante la notte, si utilizzavano le candele. Il Perù, qualificato paese pericoloso, era ignorato dal turismo esterno. Scomparso del tutto quello interno. Il terrorismo operava nel sessanta per cento del territorio nazionale dopo aver annullato le attività minerarie e l'agricoltura. Lima era assediata da Sendero che si vantava di controllare l’intero paese. Le forze armate discreditate e i tribunali diretti da giudici pronti a favorire l'eversione. Esplosioni, sequestri, sabotaggi, assassini ponevano a mal partito i settori della produzione mentre le banche, le compagnie aeree e le società straniere erano in fuga. Si contavano già venticinquemila morti e una perdita di oltre venticinquemila milioni di dollari. Imperava l'immoralità e la pubblica amministrazione era fonte di permanente sperpero e parassitismo, corruzione, dollari facili e privilegi. L'entrata tributaria ridotta all'osso. Il collettivismo agrario e il protezionismo regnavano incontrastati. Sul piano della salute dei cittadini, imperavano la denutrizione e le malattie mentre l’inflazione raggiungeva punte mai conosciute prima. Conseguenza inevitabile l'esclusione del Paese da tutti i Club internazionali. 
In quindici giorni - ricordano i sostenitori di Fujimori - si stabilizzarono i prezzi e in soli due anni il Paese riuscì a rientrare nei circuiti internazionali. L'inflazione scese al venti per cento e il prodotto interno lordo salì da meno zero a nove. Giunse l'economia di mercato e le privatizzazioni. Furono eliminate le pastoie burocratiche e quelle amministrative. Le attività produttive libere da fonti e occasioni di corruzione; il problema delle imposte risolto alla base, ampliato il programma sociale. 
E' arduo per chi non è esaurientemente informato dire se e quanto la vantata ripresa risponda al vero. Lima, intanto, è stata scelta quale sede della ventottesima Assemblea della Federazione latino-americana dei maggiori Istituti bancari. A parere dell'opposizione, si è ancora lontani dall'aver superato il tunnel degli anni di piombo e urge, onde assestare la moneta e pacificare il territorio, riorganizzare lo Stato, moralizzare il potere giudiziario e imporre il rispetto delle libertà individuali, della stampa e dei partiti. Solo l'eguaglianza di diritti e doveri porrà fine alla lotta armata. 
C’è chi afferma che, dell’aspetto ideologico alla base dei movimenti rivoluzionari, resta poco o addirittura nulla perché guerriglieri e milizie di popolo avrebbero perduto la mitica impronta originaria e il carattere eroico che differenziava i ribelli dai comuni gruppi di malviventi. La mutazione coinciderebbe con la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda. Infatti, un giorno, i movimenti rivoluzionari erano foraggiati e incoraggiati dalle nazioni interessate alle destabilizzazioni. Oggi, l'eversione, in mancanza di supporti logistici e finanziari, agirebbe autonomamente ricorrendo alla pratica del fai da te mediante rapine e delitti. Movimenti, fronti, eserciti di liberazione sarebbero diventati formazioni ordinarie di sabotatori non distinguibili da quanti dicono di voler combattere. Nessun progetto, ideologia, solidarietà e amore per i repressi che li sostenga, ma soltanto scelte egoistiche, furto e saccheggio.

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