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Montreal - In Fleury Street e Zotique Avenue

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Una quinta parte del Canada - ovvero due milioni di chilometri quadrati - è stata promessa all’etnia esquimese INUIT. L’estensione, ben diciassette volte il territorio italiano - comprende la zona orientale del Nord-Ovest e parte dell'arcipelago artico, dalle isole Baffin, Principe di Galles, Regina Elisabetta e Sverdrup. Una nuova patria, infine, dovrebbe nascere per 17.500 residenti, a quaranta gradi sottozero. 
Ottawa, la capitale canadese, ha già concesso il controllo del territorio artico e, entro due anni, dovrebbe concretizzarsi il passaggio di tutti i poteri al popolo INUIT. Ciò avverrà dopo aver posto in cantiere le strutture indispensabili ad agevolare il sorgere della nuova nazione che si chiamerà Nunavut, ovverola nostra terra. L'accordo dovrebbe prevedere il successivo passo verso il definitivo assetto etnico, geografico e politico dell’intero Canada. Non resta che chiedersi: quale sviluppo avrà la costituenda immensa entità territoriale Inuit senza la certezza di poter contare su una classe dirigente indigena in regioni contraddistinte dal diffuso analfabetismo e da lingua parlata che ha migliaia di anni di vita, ma tradizioni scritte quasi inesistenti? 

E’ giunto il momento di trascurare alcuni impegni, pur dilazionabili, e puntare sulla riunione da tenere in Fleury Street con alcuni conterranei. L’incontro è stato organizzato dall'amico Damiano Berlingieri, residente da numerosi anni a Montreal. 

I corregionali convenuti rappresentano una modesta parte della grande realtà italiana in Québec; presenza qualificata perché soggetti che hanno contribuito alla crescita del Canada prodigandosi per il consolidamento dei rapporti tra i nostri due paesi. A riprova di ciò, gli uomini del Governo canadese hanno recentemente sottoscritto un documento ufficiale nel quale affermano che... gli italiani e i loro discendenti rappresentano la migliore etnia di immigrati. Ormai cittadini canadesi a pieno titolo che - con fatica, abnegazione e impegno - hanno concorso a trasformare numerosi centri anonimi in città pulsanti di vita. Con intelligenza e dedizione si sono, infine, imposti in ogni campo mentre il dialetto calabro - a Montreal e a Toronto in particolare - è diventato la seconda lingua. 
Va ricordato che a tenere vivi i legami con la propria terra concorre la diffusione delle cassette musicali di casa nostra. Vanno a ruba quelle del nostro ottimo ‘cantatore’ Otello Profazio. 
In Dante Street e Fleury Street vivono molti compatrioti. Al Bar Tevere Espresso, all'Italia Sporting Bar e al Black Horse gli incontri si susseguono. 
Tra gli argomenti trattati trovano spazio le notizie sui recenti avvenimenti canadesi. Anche gli italiani appaiono divisi tra fautori dell'indipendenza del Québec ed Unitari. Nonostante ciò, la bandiera canadese, con al centro una foglia d'acero, continua a garrire sugli edifici pubblici mentre l’inno nazionale è ancora intonato nelle manifestazioni ufficiali - da Halifax a Calgary, da Prince George a Manitoba - a rappresentare le istanze di un paese cosciente del proprio ruolo tra le grandi nazioni del mondo. 

       Canada, terra dei nostri avi, 
       la tua fronte è cinta di allori gloriosi...


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Intanto, ovunque, si discute del definitivo distacco dei territori francofoni ma, nonostante tutto ciò che bolle in pentola, il referendum da poco tenuto nel Québec ha respinto l'assetto centralizzato del territorio. Il futuro dovrebbe, pertanto, vedere il Canada ripartito in Commonwealth composto da tre stati di lingua inglese, oltre quello INUIT, ai quali si aggiungerà il Québec francofono. Se le tribù indiane Dene e Metis che occupano la parte occidentale del paese raggiungeranno l’intesa con il governo di Ottawa, nascerà un quarto stato. Si può, allo stato, affermare che ovunque aleggia un vento di desinglesizzazione. In molti prevedono che le nuove entità giuridico amministrative in mano agli indiani e agli esquimesi - con diritto di pesca, caccia e sfruttamento della distesa ghiacciata, della tundra e del sottosuolo - solleciteranno la reazione delle etnie indiane dell’America del Nord costrette a vivere in anguste riserve. 

Montreal sorge sul fiume Saint Laurent. Oltre ad essere la capitale economica canadese, rappresenta il punto d’incrocio di parecchie linee aeree internazionali e di società di navigazione. Il suo porto occupa uno dei primi posti nel mondo. I due terzi degli abitanti del Québec è di lingua francese, ragione questa delle spinte secessioniste incoraggiate, fino al crollo del comunismo, dall'Unione Sovietica. 

E’ ora giunto il momento di scrivere dell’imminente incontro con altri calabro-canadesi. Mi raggiungeranno in Zotique Avenue. 
Li precedo con intenzione di aggiornarmi delle ultime novità desunte da alcuni quotidiani italiani in puntuale arrivo da Roma. Seguiranno le discussioni e monteranno le polemiche insieme ad accesi scontri verbali tra i convenuti i cui orientamenti rispecchiano quelli variegati di casa nostra. Mi chiederanno, al solito, d’essere informati se in Italia esiste possibilità di trovare lavoro. Molti conterranei, infatti, hanno deciso di rientrare in patria. Quali rischi dovranno affrontare? Sarà arduo, più che in passato, fornir loro risposte incoraggianti. 

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Cascate del Niagara
Otello Profazio

Luigi Roperto, originario di Filadelfia, (nel territorio di Vibo Valentia), si dichiara amareggiato per come vanno le cose in Italia, chiunque si trovi al governo. Ricorda la sua partenza per il Canada nel lontano 1963. Confida di non esser riuscito ancora a trovare la giusta strada, Ha lavorato sodo nel nord del paese. Il lavoro, assicura, oltre Yellowknife, butta fino a sedici ore al giorno. E’ necessario, però, essere sempre disponibili e pazienti e saper vivere accanto a chi la pensa in modo diverso. Nutre desiderio di mettersi in proprio e presto dovrà decidere cosa fare. Spera che suo figlio, giunto alle soglie della vita lavorativa, non faccia scelte di cui pentirsi in seguito. Ha risparmiato e messo su un bel gruzzolo. Si chiede: basterà per realizzare la piccola impresa per la lavorazione del legname che ha in mente? Sollecita i miei consigli, ma non riesco a rassicurarlo e offrirgli l’aiuto che cerca. 
Due altri corregionali - Marco Frugiuele e Terenzio De Franco - rammentano le mie presenze in Canada e in USA e ricordano d’aver letto gli scritti pubblicati nella pagina regionale italiana del quotidiano Tempo e ripresi il giorno dopo da un diffuso foglio canadese. 

Durante l’incontro promosso da Damiano Berlingieri, è Filomena Alati Sclapari ad esprimere il dissenso per le decisioni del nostro Parlamento in ordine alle modalità di voto dei connazionali all'estero. Si dice informata sui pot de vin - diffuso fenomeno delle bustarelle in voga da noi - e pone l'accento sull'italianità dei corregionali residenti nell'est canadese. Immigrati che, sebbene occupino il secondo posto per numero, scendono all'undicesimo per intensità di rapporti con la terra d'origine. Il giudizio della scalpitante Filomena Alati Sclapari coincide in toto con quello di Luigi Gigliotti, presidente dell’Associazione famiglie Italiane in Canada. Egli lamenta, infatti, che in quel di Roma non si opera abbastanza per mante-nere saldi i legami con la nostra terra d’origine allo scopo di trasmettere ai nostri figli e ai figli dei nostri figli i valori umani, culturali e civici d’una generosa quanto antica etnia sparsa ovunque nel mondo.

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

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