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Il déjà vu e la trincea

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Ieri sera ho avuto l’impressione di vivere un déjà vu. Sono stato invitato a partecipare ad un incontro presso il municipio di Girifalco, indetto da un neonascente comitato contro la realizzazione di un’isola ecologica (con annessa discarica) di circa 47 ettari, che sta già sorgendo nel limitrofo comune di San Floro, ed ho avuto l’impressione di aver già vissuto un’esperienza simile.
Non una volta, in realtà l’ho vissuta più volte, forse sarebbe meglio dire ogni volta che qualcuno ha paventato l’idea di attuare qualcosa che rischia di minacciare l’ambiente e il territorio. L’ho vissuta quando si è deciso di realizzare la centrale Edison turbogas di Simeri Crichi, l’ho vissuta quando si è paventata la realizzazione di un inceneritore a Soveria Simeri, l’ho vissuta quando si è paventata la realizzazione di una centrale a biomasse a Sorbo San Basile o lo svuotamento dei laghi in Sila, l’ho vissuta sempre. Le reazioni sono sempre le stesse e si ripetono ad in ogni occasione, è un clichè.
I primi a sollevare il polverone sono quelli dell’opposizione politica o di qualche minoranza, che sono esclusi dall’affare, e che cercano in tutti i modi attraverso articoli sui giornali di sollevare la protesta. In concomitanza, fanno la loro comparsa gli ambientalisti che di mestiere si occupano di redigere comunicati stampa, rilasciare interviste e lasciarsi andare in lunghe e appassionate arringhe difensive del territorio che peraltro non conoscono.
In questi consessi è sempre presente il veterano di tante battaglie, coi capelli bianchi, che imbraccia il manuale del bravo contestatore ed elenca per bene, e con dovizia di particolari, quali sono le iniziative di contrasto che si possono attuare in difesa del territorio, dalla richiesta della documentazione presentata agli atti (istituzionali e non) da compiere per individuare il cavillo che possa invalidare l’approvazione del progetto o interromperne l’attuazione. Lui è un esperto, lo fa di mestiere. E da quel momento in poi l’incontro diventa riservato agli “addetti ai lavori” che discettano sulle norme, i commi, le delibere e le autorizzazioni contestabili e non.
Salvo dimenticare un piccolo dettaglio. Nessuno di questi partecipanti, dall’esperto al politico, dall’ambientalista all’ingegnere, dall’imprenditore al semplice cittadino, sa di cosa parla, nessuno sa neanche dove si trovi il luogo di cui si parla, ma soprattutto nessuno ne conosce caratteristiche, vocazione, punti di forza e punti di debolezza. Nessuno c’è mai stato o l’ha visto, al massimo in foto.
Nessuno sa motivare il perchè del proprio no al progetto che non sia un ovvio: perchè inquina! Ma cos’è che non inquina oggi? Ogni azione dell’uomo ha un impatto sull’ambiente, come si fa a dire cosa può essere tollerato e cosa no? Perché se altrove è stato autorizzato un impianto simile non è possibile farlo anche qui?
In un territorio che si rifiuta di decidere su cosa puntare tutto è possibile. In un territorio che non segue la propria vocazione, tutto è possibile. La migliore difesa, infatti, è costituita dai presidi, dalle iniziative già presenti che come una trincea stanno a guardia, non da quelle che si potrebbero realizzare e che non esistono. Quando, per esempio, qualche anno fa a Lamezia Terme era stata paventata la realizzazione di una discarica, in un terreno appartenente all’impresa vinicola Statti, non ci fu bisogno di creare alcun comitato per la difesa del territorio perchè il primo difensore fu l’imprenditore stesso che si oppose alla proposta (economicamente molto allettante) di cedere i propri terreni per la realizzazione dell’impianto. Abbiamo deciso di produrre vino e lo facciamo con successo da tempo, noi siamo il territorio. Grazie e arrivederci. Pratica chiusa, punto.
E’ nei territori abbandonati, invece, che si insinua il progetto malefico. In territori simili, lasciati all’incuria del tempo e all’ignavia dei suoi abitanti, tutto è possibile perchè i comuni non generando valore per se stessi e avendo i bilanci in rosso trovano più conveniente vendersi al primo offerente, sia esso pubblico che privato, che in cambio di una manciata di migliaia di euro può risanare i bilanci, comprare il silenzio e assopire le coscienze.

Massimiliano Capalbo
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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