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Incontro con mio figlio Carlo

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“Perché mi tormenti? Perché riapri la mia piaga?” 
“Vengo per consolarti, se lo vorrai.” 
“Figlio.” 
“Vorrei dirti delle tante volte in cui avrei voluto parlarti, ma non potevo perché la cattiva sorte mi aveva negato il dono della parola. Capivo il linguaggio dei tuoi occhi e quelli di mia madre. I vostri silenzi e la vostra ansia allorché il male che non dava tregua mi assaliva. Lei, mia madre, mi chiamava per nome e spesso chiedeva fatti capire, dove hai dolore? Mi carezzava con tanta tenerezza. Voglio che tu sappia della mia ansia quando mi lasciavi per correre dietro alle tue faccende.” 
“Restavi con tua madre e le tue sorelle. Non eri solo perché hai goduto sempre delle loro attenzioni. La mia carezza? Poca cosa a fronte di ciò che, in ogni istante, ti donavano loro.” 
“Ricordo il volo dei colombi che seguivo dalla finestra di casa nostra. Planavano ove c’erano tante briciole da raccattare. Erano sempre liberi di andare ove preferivano mentre io ero prigioniero del mio male. Prigioniero sì. Non mi era bastevole il vostro affetto. Nessun altro mi amava o aveva cura di me. Mi amavano forse quanti, ovunque mi trovassi, curiosavano intorno alla mia persona? Avrei voluto esprimere la mia riconoscenza nei vostri conforti, ma non sono stato mai in grado di farmi capire. Ecco una delle ragioni che oggi mi riportano a te: cercare di ricambiare il grande affetto che mi hai donato. Ti aiuterò a spezzare le sbarre della prigione dello spirito e della solitudine da cui non ti sei ancora liberato. E’ triste restare soli con se stessi e il proprio dolore.” 
“E’ triste. Sei nel vero.” 
“Ricordo i giorni in cui seguivo i tuoi gesti e aspettavo una carezza. Prendevo la tua mano e la stringevo sperando di renderti partecipe di me. Quand'eri via, attendevo con ansia il tuo ritorno e seguivo le corse dei ragazzi che giocavano nel cortile sotto casa. Perché non mi hai mai fatto giocare con loro?” 
“Anch'io ricordo, come fosse ieri.” 
“Ora vado ma, prima di lasciarti, desidero tu sappia che sapevo del tuo tormento. Avresti desiderato essermi vicino ma non potevi. Anch'io lo avrei voluto perché la tua presenza mi riempiva di gioia.” 
“Ero un egoista.” 
“Non lo eri: pensavi a me. A chi altri se no? Lo leggevo nei tuoi occhi. Adesso è l'ora di lasciarti per riprendere la mia strada. Non posso restare oltre. Sono tanti i ragazzi che mi aspettano dove è consentito correre a volontà per praterie azzurre senza confini.”

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