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Argentina 1988

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Cascate di Iguazù
Salta

BUENOS AIRES - L'emigrazione italiana in Argentina ha registrato il massimo impulso dopo l’ultimo conflitto armato mondiale. In tale periodo, nell'immenso Paese sud-americano, si riversano dai 250 ai 300 mila connazionali. Italiani che lasciano la loro terra per rifarsi una vita; mettono su famiglia e hanno figli e nipoti che, della madre patria, conservano notizie indirettamente assimilate. Giovani e meno giovani estranei alla realtà di casa nostra e il cui recupero alla cultura d’origine è difficile, se non addirittura impossibile. Tra quanti sono arrivati in Argentina dopo il 1946, c'è chi ha fatto fortuna ma, in gran parte, dopo aver svolto lavori mal remunerati, sono andati in pensione e oggi si trovano in condizioni precarie perché ricevono una pensione ammontante a poco più di cento dollari mensili con i quali non è possibile vivere. L’assistenza ai poveri e ai meno abbienti è, pertanto, un problema che dovrebbe essere affrontato con sollecitudine. Diverse altre questioni si possono definire secondarie senza peraltro sminuirne l’importanza. In molte di esse non c’è sufficiente chiarezza. Ad esempio, la doppia cittadinanza appare un falso obiettivo alla luce del fatto che l'accordo italo-argentino in materia non la prevede perché contempla soltanto la sospensione di quella italiana finché l’interessato resta in loco e gode dell’accoglienza del paese che lo ospita. La riacquista nel momento in cui decide di rientrare definitivamente in patria. In altri termini, non c'è modo di avere in tasca due cittadinanze. Nonostante ciò, i casi di doppi passaporti non mancano. 
Esiste, in proposito, un casotto di privilegi non essendo stata varata un’intesa in proposito. La controversia è da dirimere e la non dilazionabile norma dovrà necessariamente passare attraverso la stesura di un accordo che definisca le contraddizioni esistenti. 

L'Argentina è l'unico paese al mondo nel quale gli italiani non si sentono stranieri perché consapevoli d’aver sempre contribuito con il proprio lavoro all'edificazione della nazione che li accoglie. Nonostante ciò, è imposto loro l’idioma spagnolo mentre gli indirizzi scolastici e culturali hanno una palese impronta castigliana. Quanto precede richiama il rischio che la lingua italiana, con il naturale estinguersi dell’ultima generazione d’immigrati, venga assorbita da quella spagnola la cui etnia è sempre attenta a ostacolare quanti rivendicano origini diverse da quelle castigliane. 

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Plaza Colombo
Inaugurazione Avenida Calabria

L'ospedale italiano di Buenos Aires, con annesso geriatrico, versa in cattive condizioni. Uno stato di cose da attribuire al disagio economico e politico complessivo del quale è difficile prevedere gli sviluppi. Edificato 130 anni fa, il nosocomio è assurto a simbolo di alto livello scientifico. Allo scopo di sollecitare l’invio di contributi finanziari dall'Italia, i rappresentanti elettivi della Comunità della prima circoscrizione consolare hanno precisato che soltanto attraverso la concessione d’un consistente aiuto dall'Italia sarà possibile garantire la continuità dell’assistenza ai degenti della nostra etnia. La gestione del nosocomio dovrebbe in seguito essere assunta da rappresentanti di origine italiana ai quali toccherà garantire una corretta amministrazione evitando ogni discriminazione. 

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Centrale elettrica di Itaipù
Casa Rosada e madri desaparecidos

L’Argentina, per estensione, costituisce l’ottava nazione al mondo tra le più ricche di risorse naturali. La popolazione è tra le più omogenee dell'intera America latina essendo il ceppo consolidato quasi interamente europeo. In particolare, spagnolo e italiano, tedesco e scandinavo. 
All'arrivo dei castigliani, l’immensa distesa di territorio che costituisce l’odierna Republica Argentina era abitata - nell'estensione fluviale del Paranà e del fiume Uruguay - dalle tribù dei Guarani e, nel settentrione andino (ultimo contrafforte dell'impero incaico) da quelle Quecha. Da comunità di cacciatori la pampa patagonica. All'indio non si attribuiscono meriti particolari sulla formazione del paese. Figlio della prateria è considerato il gaucho, assurto a simbolo nazionale. 
Va ricordato che i gauchos, nati dall'unione degli spagnoli con donne indigene, sono stati considerati padroni delle praterie prima dell’installazione dei recinti di filo spinato per regolare gli spostamenti del bestiame. 

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Asado di carne

La maggioranza della popolazione argentina è di fede cattolica perché cattolica è la religione di stato. Esiste libertà di culto. Il Cattolicesimo ha avuto periodi di notevole influenza. Le omogeneità sociali e culturali si possono riscontrare nelle feste popolari influenzate dalla tradizione dell'Europa mediterranea, come mostrano le variazioni delle feste tradizionali dovute alla diversità delle stagioni fra i due emisferi. Il Natale, il Capodanno e il Carnevale sono pertanto da annoverare tra le feste estive. In esse si è prodotto un ibrido di abitudini invernali di tipo europeo con usi che meglio si adattano alla stagione calda. Ad esempio, si perseguono usanze europee mangiando, nella ricorrenza del Natale, il tacchino e altri piatti tradizionali ricchi di calorie solitamente indicati per i rigori invernali. La settimana santa si festeggia in particolare nelle località interne ove le messe e le altre cerimonie religiose assumono carattere differente. In special modo nelle zone andine ove si conservano le tradizioni in uso prima di Cristoforo Colombo. 
Nonostante la scarsezza di sacerdoti rurali la fede è viva e l’indirizzo che i missionari spagnoli hanno impartito all'antica colonia è un’ideologia radicata nei territori interni. Esistono, inoltre, le ricorrenze straordinarie come quelle che s’accompagnano alla vendemmia (nella zona di Cuyo) e alla raccolta del cotone nel nord-est, con sfilate di carri e fuochi d’artificio, elezione di regine e reginette, addobbo di strade e luminarie. Elementi quasi simili alle abitudini di casa nostra. Gli argentini tengono, soprattutto, al festeggiamento di date storiche e al ricordo di personaggi famosi; elementi non trascurabili quanto necessari al consolidamento della coscienza nazionale nella popolazione formata in maggioranza da immigrati. Sul piano economico, l’immenso territorio non è classificabile tra gli schemi tradizionali perché non appartiene al terzo mondo e non propone la straordinarietà dei paesi sottosviluppati. Non è ancora un paese industrializzato perché i tentativi di industrializzazione sono falliti. Neanche il settore manifatturiero ha assunto gli sperati indirizzi. Altrettanto importanti sono gli obblighi degli italiani nei confronti della società che li ha accolti e nella quale operano. L’Italia, se attenta a difendere la propria gente ovunque si trovi, dovrà essere consapevole dei doveri verso quanti, e sono diversi milioni, hanno tenuto nel mondo, onorato, il nome e il ricordo della patria d’origine.

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