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Nel Profondo Noro-Est Argentino

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SAN MIGUEL DE TUCUMAN - Gli antichi amici dell'uomo sono la canna da zucchero e i suoi derivati. In India e in Cina, lo zucchero fu sfruttato ancor prima dell'avvento del Cattolicesimo e furono gli arabi a diffondere la preziosa canna nei Paesi del Mediterraneo. 
L'occasione che si presentava, fu subito colta dalla Spagna che, in breve, impiantò industrie saccarifere nelle sue colonie. In particolare a Madera nelle Azzorre, nelle Canarie, Capo Verde e Isole del Golfo di Guinea. Avvantaggiata dalla mano d'opera locale a basso costo. Ciò facilitò l’espandersi delle piantagioni con gran danno per le nazioni interessate alla produzione e al commercio del prodotto (non più remunerativo) che finì per esaurirsi. In Europa in particolare. 
Cristoforo Colombo - Cristobal Colón per i castigliani - introdusse nel Nuovo Mondo la coltura della canna da zucchero che prese piede in Argentina e precisamente nei distretti di Cordoba, Santiago del Estero, Salta e Jujuy. Ed a San Miguel de Tucuman che deve la sua prosperità, oltre che ai pionieri, al gesuita Obispo José Eusebio Colombres che impiantò, in una località compresa nel perimetro cittadino, una fabbrica per la produzione di zucchero. 
Nella restaurata dimora del Colombres è possibile oggi rendersi conto dei primi sistemi di estrazione del prezioso surcos de canna
Una notazione per i cultori di storia argentina: San Miguel de Tucuman vanta inoltre il monumento historico mas venerable della Nazione. Si tratta del fabbricato nel quale se juró la Independencia Nazional. Correva l'anno 1816, il 9 del mese di luglio. 
Nel locale-museo è possibile ammirare i cimeli commemorativi della sofferta unità politica. Tra i reperti custoditi, un bassorilievo in metallo di pregevole fattura fuso in Italia. In Tucuman prospera, integrata e stimata, una numerosa comunità di corregionali organizzata in Circolo impegnato sui fronti culturale e assistenziale. Il merito di ciò è da attribuire all'attuale Presidente, Adriana Corda, docente di lingua italiana presso la locale Università. 
Volitiva ed energica, è assistita da validi collaboratori tra i quali il dottor Luigi Oscar Runco, vice presidente del sodalizio; l'agrimensore Antonio Longo, Giuseppe Napolitano, giovane esperto in attività di construcciones y montaje métalurgicos y civiles
Adriana Corda è originaria di Isola Capo Rizzuto (Calabria), ove suo padre, da anni residente in Argentina, ama tornare perché legato al proprio mare e agli amici. Uomo affabile papà Corda si mostra amareggiato per non essere ancora riuscito a mostrare ai nipoti, residenti in Argentina, il Castello Aragonese e il mezzobusto del leggendario pirata calabro-saracino Occhialì che è possibile ammirare in piazza nella cittadina marinara. Anche Antonio Longo, Franco Longo e José Napolitano conservano vivo il ricordo delle case avite che sorgono nell'insieme ameno delle contrade tirreniche della provincia di Cosenza, non lungi da Amantea. Luoghi dai quali provengono le loro famiglie. Sognano ad occhi aperti, i declivi che si affacciano sul Mar Tirreno. Luigi Oscar Runco si propone di venire presto in Italia e promette di farmi visita. Per il momento chiede che mi soffermi a illustrare tradizioni e storie bruzie. Ha parenti in Longobardi (Cosenza) e frequenta il corso d’italiano che si svolge nel loro Circolo. 
Il padre di Luigi non è più. Carlo Runco lavoratore si legge sul passaporto rilasciato dalle autorità del Regno d'Italia. In seguito, apprezzato fotografo. Giunse in Argentina nel 1929 sul Conte Verde. Aveva appena dodici anni e s’accompagnava al nonno paterno. 
Non gli fu agevole, come per la quasi totalità degli emigrati di prima e seconda generazione, trovare un lavoro stabile. Il dottor Runco mostra l’attrezzatura fotografica del padre ed un giustificato orgoglio si legge sul suo volto. Sua moglie, argentina, segue l'agrodolce riandare del marito. Si confida:
“Erano tempi difficili. Della vita con mio padre ricordo ogni particolare. Anche di quella volta in cui lesse, a mio beneficio, da un libricino edito in Italia le regole civiche e morali sempre suggerite all'emigrante. Consigliato a… ricordare, nei giorni di gioia e in quelli di dolore, la terra natia. A cercare ovunque, a qualsiasi lavoro assegnati, d’essere attivo e onesto, rispettoso degli altrui diritti; non dimentico che rappresenta ancora l'Italia in tutti i suoi aspetti e che il giudizio formulato dagli stranieri sulla sua terra è sempre conforme ai suoi atti e ai suoi comportamenti. Ricordare soprattutto che l'Italia non gli ha detto ti rifiuto, ma gli ha confessato che, non potendo mantenerti come avrei voluto, ti prego di cercare altrove il benessere che io non ti potrò mai dare. Comunque, devi esser certo, che mai ti dimenticherò perché una madre non può dimenticare i suoi figli anche se, non potendo nutrirli, li ha affidati a mani sconosciute.

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