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Non è un paese per vecchi

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Perché nessuno invecchia più. Vedere ottuagenari saldamente aggrappati al potere è una scena pietosa e raccapricciante. In altri paesi, a cinquanta anni un leader è vecchio, finito, sostituito. Qui da noi, i cinquantenni si affacciano al potere con la brama del predatore e con la saccenza di chi ha il futuro davanti.
Tutto il nostro sistema sociale è predisposto affinché il limite del raggiungimento della “maggiore età” sociale sia elevato quanto più possibile.
La scuola e l’università non fa altro che rigurgitare titolatissimi giovani privi di qualsiasi competenza pratica che devono sottostare a diversi anni di fatiche formative extracurriculari per avere una qualche credibilità lavorativa. Così, anni di stage, apprendistati, precariato ed altre trappole contrattuali portano il debutto sociale della persona all’età di circa trenta anni.
A trentanni, la persona diventa socialmente capace di generare reddito e, quindi, socialmente inquadrato in una categoria tipizzata. I giovani che riescono ad emergere prima di questo limite, in genere, non hanno seguito il corso accademico usuale e spesso abbandonano l’università per mettersi in gioco direttamente.
Tra i trenta e i quaranta anni è il tempo della lotta per la sopravvivenza che non lascia alcuno spazio umano alla socialità ed al miglioramento delle doti umane individuali e collettive.
A quaranta anni si comincia ad avvertire la necessità di agire per motivazioni egoistiche (ricoprire un incarico) o altruistiche (fare qualcosa per le generazioni più giovani).
A cinquanta si può anelare ad un posto al sole. A sessanta sei nell’empireo. A settanta governi, ad ottanta comandi.
In età avanzata puoi facilmente essere preso da manie di assolutismo. Puoi fare e disfare senza temere il giudizio del tempo: probabilmente, quando tutto sarà finito, non ci sarai più a rispondere dei tuoi peccati o sarai troppo vecchio per pentirtene.
Chi governa deve essere giovane per poter pentirsi delle minchiate che ha fatto, solo questo obbliga moralmente una persona a pensare in prospettiva al lungo periodo, fare progetti a venti-trenta anni o più e non per i prossimi cinque minuti rivedibili ogni trenta secondi a seconda della convenienza.
La vecchiaia non è più il segno distintivo di chi si avvicina alla fine dei suoi giorni ma il tratto saliente della rapacità del potere e della sua miopia.
In Italia non si invecchia mai e la gerontocrazia sarà al potere finché morte non li separi.

Nuccio Cantelmi
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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