Ti trovi qui:Portale/Letteratura/Le Vostre Opere/La stagione dell’ira/La stagione dell’ira - Capitolo 16


La stagione dell’ira - Capitolo 16

Capitolo Sedicesimo

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/stagione-ira/cap-16.jpg
http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/stagione-ira/cap-16_1.jpg http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/stagione-ira/cap-16_2.jpg
O morte nella vita,
i giorni che non sono più.

EDGAR  A. PÖE

Arrivò la pioggia e disperse il manto candido sui tetti. Da un carcere all’altro, al chiarore delle lucerne o seguendo il cammino della luce, continuavo a scrivere questa storia. Mia, dei miei amici e dei nostri vent'anni. L’iride cinse l’orizzonte d'un immenso arco di colori e si riaffacciò alla mente un canto inca propiziatorio:

Nostra madre Terra, nostro padre Cielo.
Noi siamo i vostri figli. Tessete
per noi un abito splendente:
Sia ordito la bianca luce del mattino.
Sia trama la rossa luce della sera.
Sia frangia la pioggia che cade.
Sia orlo l’arcobaleno che s’inarca.
Per camminare dove gli uccelli
cantano e dove l’erba è verde.

Il Cospiratore, prima rivista galeotta: dodici pagine di notizie, commenti e vignette. Segue il servizio d'uno scanzonato collaboratore che chiese, ed eccezionalmente ottenne, di restare sempre nell'anonimato.
Caro detenuto comune, ti spalanco oggi i padiglioni del mio cuore perché, per quanto riguarda me, non sei più colui che ha ammazzato Mastro don Gesualdo. Ora rechiamoci ad ammirare il lavoro di Cola Bruni senza toccare i suoi pastori, altrimenti se la prende di brutto con noi. Sappi, intanto, che qualche comune amico giudica la sua opera ridicola e il suo impegno superata e stolta romanticheria. Questa notte, per non farci cogliere dal sonno, giocheremo allo scivolo. Ricorderai voglio sperare lo scivolo, il gioco più semplice e bello del mondo con tante noccioline quasi sferiche che, dopo essere rotolate sul retro del legno utilizzato dalla nonna per il bucato, terminavano la loro corsa sotto la credenza della cucina.
Il processo per la tentata fuga da Colle Triglio fu celebrato presso il Tribunale di Cosenza. Ben Miccichè fu assolto con formula piena e riaccompagnato (in manette) al Forte. Anche Flora fu trasferito a Catanzaro. Assegnato alla stanza otto del piano terra, non perse tempo e reclutò alcuni ceffi con i quali imbastì un altro piano di fuga, balordo quanto e più del primo. Ma le spie del Comandante, fin dal suo arrivo, lo tenevano d'occhio e, nell'irruzione notturna che seguì, furono rinvenuti nei soliti mattoni forati della parete del bagno sei chiavi, due punteruoli e una bussola di fabbricazione inglese. Scontata la punizione, fu destinato in cucina e, sfamandosi, scordò i suoi bellicosi propositi di rivincita.

Assegnato ai lavori domestici, tal Mercurio, condannato per abigeato. Si vantava…
Ho rubato un vitello e, dopo averlo macellato clandestinamente, ho venduto la carne al mercato nero. Ho lasciato tutti i soldi a mia moglie e - una volta scoperto - son tornato qui. Appena libero, ne ruberò un altro e tornerò a svernare con voi.
Mercurio portava baffi e barba incolti, a differenza del nostro Vero Codeville i cui fratelli si chiamavano Libero e Pensiero. Vero Libero Pensiero! Mercurio, il cappello calcato sulla fronte, si trovava a proprio agio in galera potendo sfamarsi tutti i giorni con farina di piselli e cavoli neri. Lo dico senza ironia perché pietanze su cui anche noi potevamo sempre contare. Apprendemmo in seguito che il buon uomo si trovava in carcere per aver ucciso ed essersi accanito sul cadavere del proprietario del terreno ove prestava la sua opera di bracciante.
Gli insidiava la moglie. Altro che abigeato!

Ben Micciché, barometro della camerata. Si recava spesso a visita medica, anche se in salute. Nel portarsi dal sanitario aveva lo scopo di chiedergli una sigaretta, una soltanto, che il dottor Pelaggi non gli negava.

Aldo Sestito, lo studente in farmacia catanzarese, fu assegnato all'infermeria del Forte.

Un mattino distesero sull'inferriata ad U del loggiato decine di coperte portate da casa dagli agenti di custodia. Ricorreva l'annuale festa del carcerato. Presenziarono le autorità civili, giudiziarie, politiche, religiose e militari. Seguì la cresima e fu così che il ladro fece da compare al grassatore, lo scippatore al falsario, il pedofilo al ricettatore, l'infanticida al parricida.
L'organo della chiesa accompagnò la funzione. Mi chiesi: quali diritti potevano vantare i convenuti per trovarsi ancora in libertà?
Che canaglie le persone oneste! Avrebbe urlato Lantier-Zola né Il ventre di Parigi.

Luigi Filosa interruppe la consueta passeggiata pomeridiana in stanza e s'avvicinò per osservare il mio daffare. Chiese di dare uno sguardo ai manoscritti e gli consegnai un quaderno avvertendo che non avrebbe faticato nel leggere. A differenza dei suoi, infatti, i miei scritti erano leg-gibili. Filosa - esteticamente s'intende - scriveva in forma orribile a cagione dei postumi d'una ferita di guerra. Un proietto austro-ungarico, entrato dalla sommità della spalla era fuoriuscito a pochi millimetri dalla colonna vertebrale.
Dopo aver letto, fece un cenno di assenso e aggiunse…
“Ti consiglio di non ricorrere alle sdolcinature.”
Allontanatosi, dopo alcuni minuti. tornò da me.
“Gradiresti un mio giudizio sulla tua fatica?”
“Prendo carta e matita.” Ecco quanto mi dettò quel pomeriggio d'inverno, ritto, presso la finestra dall'ampio ripiano in cemento che fungeva da comodo scrittoio: Quando una cosa è vissuta, la si esprime e la si può esprimere con grande senso artistico. A questo sei riuscito. La penna diventa tagliente quando l'affila dolore. La tua diventa spesso d'una mordacità tagliente fino alla forza dello sfregio proprio perché quasi scherza con madama disperazione e monsignor disprezzo. Io che sono nato amaro ti auguro che, sulla pietra affilatrice del disprezzo, tu possa continuare a temprare la tua penna facendo cadere su di essa, affinché ne sia attutito l’attrito, le gocce ardenti della tua coerenza.

Quando gli amici burloni, durante passeggio, mi lanciavano sul volto l’acqua della fontanella, avevo l'impressione di camminare sotto la pioggia. Come accadeva in libertà. Durante la notte rivivevo i giorni della carcerazione a ricercare volti e conoscenze. Tra gli altri, Rocco Anzivino. Era finito in manicomio criminale oppure era riuscito ad evitarlo? Del nostromo Mazza sapevo, fin troppo. Scarcerato a Cosenza, era corso dai miei per scroccare quattrini e ospitalità. Aveva detto loro d'avermi 'protetto come si fa con un fratello di latte e sangue'. E cento altre castronerie.
Appresi ogni cosa dopo la sua partenza, necessariamente forzata.
Nei ricorsi della memoria trovavano spazio gli interrogatori ai quali ero stato sottoposto. Amareggiava ancora il comportamento di alcuni in-quirenti italiani, in apparenza corretto, ma in realtà subdolo e sottinteso di minacce. La cenere del risentimento non si era ancora raffreddata. Ricordavo: la notte trascorsa nell'ameno carcere di Paola, le pur legittime preoccupazioni dell'anziano secondino, persona dabbene; il disagiato viaggio per raggiungere Napoli, l'H-11 di Poggioreale, cittadella triste. La ribellione per il pessimo vitto e la drammatica notte del rientro in Calabria. L'inclemente tempesta, l'arrivo a Santa Eufemia. Infine a Catanzaro. L'inattesa scarcerazione dei venticinque presunti eversori, il personale lento recupero fisico e psichico. I primi salutari contatti con il mondo.
La mia città mi mancava: i lindi quartieri in eterna competizione tra di loro, le piazze e le strade arse da roventi estati, il sole spesso cocente e le scarpe appiccicose sull'asfalto molle. La città alta, aristocratica e fiera del suo polmone verde, la fontana detta dei tredici canali. Il Rendano, teatro noto per la straordinaria acustica. Il Liceo Telesio, l'Accademia, il Duomo e i palazzi gentilizi. La strada che fiancheggia in ripida discesa la Prefettura che porta al ponte sul fiume, a breve distanza dal Vallone di Rovito e dallo spiazzo erboso, con alberelli e altrettante colonnine di marmo che ricordano al viandante distratto il sacrificio dei fratelli Bandiera e dei loro generosi amici.
Mi mancavano: il Castello, i vicoli della vecchia città, Ponte Alarico, Piazza Stazione e Viale Mazzini percorsi a sera da carrozzine con le cappottine untuose di cuoio tratte da miti cavalli al passo. I venditori di pizze con grembiuli a sacco che invitavano i passanti all'acquisto dei loro prodotti appena sfornati, portati in spalla in rotondi contenitori di latta. Pizze, pizze, grandi pizze calde di forno!
I fiumi della mia città. Crati e Busento, la pioggia che cade copiosa in autunno. La pesca, a volte eccezionale, quando le piene dei due corsi d'acqua rovinano a valle spingendo sugli spazi ai piedi delle scale di accesso agli alvei, centinaia di grandi trote, freneticamente raccolte da gruppi di cittadini egoisticamente organizzati. Meno di venti i miei compagni di scuola e gli amici cari della spensierata adolescenza. Tommaso Crocerossa Saverio Principe Fausto Losso Roberto Catanzaro Carmine Ruffolo Giovanni e Michele Perfetti, fratelli di Emilio-Lupo. Faceva parte del gruppo Isolo Sangineto, già iscritto ad una cellula politica clandestina e, alla caduta del regime, esponente delle sinistre emergenti.
I compagni dello sport. Massimo Porto, gran antesignano nella pallacanestro. Ruggero Jannuzzi (Gegè per gli amici) campione internazionale di pesca subacquea e capo della squadra nazionale della medesima disciplina. Raul Migliano, non facilmente domabile nei quattrocento metri piani di corsa. Tutti della mia stessa età, o quasi, con immancabili sogni nel cassetto e convinzioni politiche, spesso diverse, da rispettare.
La città dalla quale Alessandro Dumas si è allontanato a malincuore: Prendemmo congedo dalla 'Locanda del riposo di Alarico'. Non so bene se a cagione del paragone storico, ne eravamo diventati addirittura fanatici. Sembrava che, nonostante i frequenti terremoti, fosse quello il posto della terra in cui avevamo trovato sereno riposo. Nel momento di lasciare la Calabria, cominciavamo a sentirci legati a questi uomini e a questa terra pittoresca, da amare nei suoi eterni sconvolgimenti. Ci allontanammo con gran dispiacere dalla bella città ospitale, anche nel mezzo delle sue disgrazie. Per due volte, dopo averla perduta di vista, tornammo sui nostri passi per darle un ultimo addio.

Nel marzo 1844 - a cento anni esatti dalla nostra avventura galeotta (1844-1944) - gli ambienti liberali di Cosenza promossero una rivolta. Seguì l’arresto di settantasei elementi dei quali sessantotto accusati di cospirazione con concerti e conchiusione di mezzi e attentato con atti di esecuzione consumati con azioni prossime all'esecuzione. Incominciata per cambiare la forma del legittimo Governo ed eccitare i sudditi del Regno ad armarsi contro le Autorità costituite. Oltre a riunione di bande armate per consumare il misfatto. Atti di forza e vie di fatto accompagnate da pubblica violenza che hanno privato di vita un Ufficiale, un cittadino e ferito altre persone. Reati previsti dalle leggi. Accusati gli altri otto di cospirazione, con concerto e conchiusione di mezzi e con atti prossimi all'esecuzione, incominciati con oggetto di cambiare la forma del Governo eccitando i sudditi contro le Autorità. (Leggi: OTTOCENTO di Ferdinando Perri.)

I condannati furono messi a morte. Antonio Raho intanto si era suicidato in carcere.
Giuseppe Storino ne La sommossa del 15.3.1844 scrive… Nel sangue soffocava l’alta idealità dei cospiratori e quel sangue suscitava nuovi incendi nei cuori, onde seguirono le rivolte finché, nel mese di agosto del 1860, la città salutò i soldati di Giuseppe Garibaldi.
I nomi dei martiri sono immortalati nel monumento eretto in città, opera di Giuseppe Pacchioni, compagno dei fratelli Bandiera.
Giosuè Carducci esalta l'impresa sul marmo.

DELL’ITALICA RIVENDICAZIONE
INIZIATORI POCHI E MAGNANIMI
ALLA BORBONICA VENDETTA
SOCCOMBETTERO SANTIFICANDO
CON IL SANGUE DEL MARTIRIO IL PATIBOLO

La stessa sorte era toccata, nel mese di ottobre del 1815, a Pizzo Calabro, al generale Gioacchino Murat, già re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte.

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

Copyright © www.omnicomprensivo.it. Vietata la copia!

Trafiletti e Curiosità

Error: No articles to display

Visitatori

Oggi 22

Ieri 115

Questa Sett. 137

Questo Mese 2396

Da Sempre 377655

Vai all'inizio della pagina