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La Bella Storia dei Sansalone

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NEW YORK - Quella che segue è la storia narrata da William Sansalone. Non intendo rinunciare, infatti, all'occasione che si presenta per proporre ai lettori un’altra esistenza dalla quale emergono carattere e genialità della nostra gente in terre di emigrazione. Segue la vicenda dei Sansalone.
“I miei genitori, Rosa e Fortunato, nacquero in una contrada di Gerace, cittadina conosciuta per la sua bella cattedrale. Si sposarono nel 1913 e partirono alla ricerca di un'esistenza migliore.”
William Sansalone dà inizio al racconto della loro vita e della saga agrodolce della famiglia.
“Sono tornato a Gerace tre volte: nell’1986, 1988 e nel 1992. Durante i primi due viaggi, vivevano una zia e uno zio che mi chiedevano: Raccontaci com'è oggi la vita di nostro fratello e nostra sorella?”
“Tra quanti risiedono in Italia in tanti avranno parenti emigrati nel periodo del quale parlo, che hanno condotto un’esistenza simile, o quasi, a quella dei miei familiari che, per tre anni, rimasero in attesa di lavoro. Mio padre acquistava ogni settimana una pubblicazione per cimentarsi in particolari giochi enigmistici attraverso i quali avrebbe potuto vincere un lotto di terreno in pianura, ad un tiro di schioppo dalla costa atlantica. Prove e riprova, finalmente fece centro e presto raggiunse, insieme a mia madre, la cittadina di Malaga (nel New Jersey) con intenzione di prendere subito possesso del premio. Giunti sul posto la loro gioia ben presto si trasformò in disperazione quando si accorsero d'essere stati vittime d'un imbroglio. Non c'era infatti alcun terreno ad attenderli. Il foglio truffaldino aveva usato lo stratagemma per aumentare le vendite. Purtroppo, non esistevano altre possibilità di trovare lavoro. Per loro buona sorte, i cittadini di Malaga gli diedero conforto e aiuto. I miei genitori, rimasero favorevolmente impressionati dalla fertilità dei terreni, dalle distese pianeggianti e rigogliose con vegetazioni disboscate e coltivate a vigna, a frutta e ortaggi. Il clima era adatto all'agricoltura, la pioggia cadeva per tutti i mesi dell'anno e la stagione per il raccolto andava da marzo a ottobre. Non avevano mai conosciuto di meglio e la loro decisione fu immediata: accesero un mutuo per l'acquisto di un appezzamento di pochi ettari, inclusa una modesta abitazione. I primi anni lavorarono per un tedesco di nome Joseph Kandle che possedeva una fattoria. Con lui instaurarono ottimi rapporti e poterono impiegare il tempo libero per disboscare la proprietà. Dopo aver migliorato l'appezzamento decisero di mettersi in proprio. Durante gli anni venti e trenta, insieme al fieno e al granoturco per gli animali, coltivarono prodotti destinati alla vendita. Parte del raccolto era spedito a Philadelphia e a New York. Mio padre si occupava del trasporto alla stazione di Newfield con un vecchio carro. Nel 1924 iniziò a impiegare un automezzo acquistato a rate.”
William Sansalone interrompe il suo dire. Appena dopo, riprende. Cerca le parole idonee ad illustrare la fatica di sua madre che:
"Mai mancava di aver cura di me e dei miei fratelli. Il grembiule ben stretto alla cintola toglieva il pane caldo dal forno e, durante l’inverno, preparava alla sua maniera ottimi salami. Bolliva i sacchi che avevano contenuto farina e utilizzava la tela per confezionare i nostri vestiti. Pratica comune in quegli anni: le industrie molitorie, infatti, consegnavano i prodotti in sacchi stampigliati con disegni floreali. Adoperati da lei per confezionare anche tovagliati e altro. Giunsero gli anni venti. I miei, saldato il debito per l’acquisto della proprietà, comprarono altra terra e moderni attrezzi per il lavoro. Nel 1922 contribuirono all'edificazione della Chiesa di Santa Maria in Malaga e nel 1928, comprarono un'altra casa provvista di acqua corrente e riscaldamento. Al termine di un decennio si trovarono in condizioni tali da poter affrontare le difficoltà seguite alla grave crisi che aveva avuto inizio. La disponibilità finanziaria diminuì durante la depressione, ma non mancarono il cibo, il vestiario e un posto dove vivere. Nel 1940 la fattoria imboccò un indirizzo diverso che in passato: il loro sforzo si concentrò, infatti, nella coltivazione di asparagi e patate dolci. Gli asparagi erano destinati al mercato all'ingrosso e parte delle patate vendute ai clienti del posto. Il resto smerciato nei mesi invernali. Durante la seconda guerra mondiale, il commercio di formaggi, latte e uova incrementò dopo il razionamento di altri viveri. Le tessere annonarie, non erano richieste per acquisti diretti presso gli agricoltori. Al termine del conflitto, la necessità di tali prodotti aumentò contemporaneamente al maggiore afflusso di forestieri in visita alla Chiesa Pentecostale Italiana oppure in vacanza nei dintorni.
"Durante le fasi degli acquisti non mancavano i complimenti per mia madre, elogi del tipo: che bontà e  che abbondanza, cara donna Rosa. Commenti che la rendevano felice anche perché provenienti da clienti di origine italiana. Ho superato sessant'anni e vedo con occhi diversi ciò che i miei hanno realizzato. Amo riandare spesso a quegli anni e mi rendo conto che è stata fortunata la mia giovinezza. Non importa se povera. All'arrivo del Natale mia madre preparava dolci in quantità da regalare agli amici e ai clienti. In novembre e dicembre, mio padre si recava a Philadelphia e rientrava carico di prodotti che arrivavano dall’Italia. In particolare torroni, mandorle e fichi secchi. Erano giorni in cui la nostra casa si riempiva di conoscenti che mangiavano e giocavano a carte. A sera raccontavano storie della terra d’origine. Con i nostri vicini esisteva, infatti, una sincera amicizia.”
La storia dei Sansalone corre sul filo dei ricordi. Un signore attempato, con i capelli quasi bianchi, che racconta della sua infanzia e ripercorre i sentieri della sua giovinezza, fa effetto su chi ascolta.
“Nel 1926 mio padre diventò cittadino americano. Anch'io lo sono, ma sento ancora vivo il legame con la terra dei miei avi, vincolo che cresce con il passare del tempo. I miei morirono e la loro proprietà fu ceduta ad un agente immobiliare che la spezzettò e la rivendette. Così vanno a volte le cose della vita. Una certezza però resta in me: sempre vivrà e produrrà la terra di Fortunato Sansalone e Rosa Pelle.”

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