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La nostra presenza in Perù a partire dalla Conquista

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LIMA - Nell’introduzione alla seconda edizione del volume ‘Los italianos en la sociedad peruana’ (Saywa Editore 1997) Giovanni Bonfiglio scrive: 'La presenza italiana in Perù ha profonde radici storiche che risalgono all’alba della Conquista comprendendo tutto il periodo coloniale. Soltanto nel secolo 800 si registra la massiccia immigrazione durante la quale gli italiani costituirono il più consistente gruppo di emigranti provenienti dall’Europa.'
Un altro studioso dell’immigrazione, il Radicati di Primeglio, in ‘Investigatión’ (1986) - compendio d’una notevole quantità di documenti parrocchiali e notarili - rileva che, alla metà del XVII secolo, gli italiani in Perù assommavano a 343 unità.
Il Radicati elenca le località di provenienza di 231 di essi: 124 genovesi, 28 veneziani, 28 corsi, 15 napoletani, 11 milanesi, 10 romani, 5 siciliani.
In quanto a mestieri, le categorie rappresentate risultavano essere quelle di ‘maestres y capitanes de nave e mercanti’ che si dedicavano al trasporto di passeggeri e mercanzie al largo della costa del Pacifico. Da Panama a Valparaiso. Anche un gruppo di contadini, elogiati per il loro impegno nel lavoro e per capacità di adattamento, in gran parte liguri della riviera di ponente, raggiunsero il Perù instaurando, dopo aver fatto arrivare i familiari, una sorta di cultura della mobilità attraverso il flusso di andata e ritorno dalla regione marinara italiana.
La presenza dei liguri ha avuto inizio sin dalla promulgazione (1539) de la ‘Provisión’ di Carlos V con la quale si autorizzava l'ingresso nelle colonie ai sudditi naturali di ‘todos nuestros reinos’ e a quelli delle province soggette ai castigliani. Oltre che - alla luce degli ottimi rapporti commerciali esistenti tra la Spagna e Genova - ai liguri ai quali si concedeva il privilegio di attraversare, restare e commerciare nelle Indie.

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L'italiano più noto della prima immigrazione peruviana fu il ligure Giovanni Battista Pastene che si era imbarcato a Siviglia nel 1534 su una nave diretta in Venezuela. In seguito fu promosso ‘piloto en jefe de los mares del sur’ assegnato al comando di una fregata destinata all’esplorazione delle coste del Pacifico e al supporto logistico della Conquista.
Il Pastene partecipò agli scontri tra ‘los bandos’ di conquistatori e fu testimone dell’uccisione di Pizarro.

Il primo figlio di italiani nato in Perù fu Catalina, bimba nata da Bautista Genovés e da Marina, india del Nicaragua. Fu battezzata nella cattedrale di Lima giorno 11 gennaio del 1540, cinque anni dopo la fondazione della città.
Raggiunta l'indipendenza, il Perù avviò un’accorta politica d’immigrazione incoraggiando il trasferimento di un consistente numero di italiani ed europei. In seguito fu la decisione di liberalizzare il commercio e la promozione di attività indipendenti, difficoltose allora in Italia, a spingere nel paese i marinai che avevano ‘desertato de sus barcos’ a certe scelte.
Notevole numero di costoro si occupò del commercio di spezie e liquori gradualmente allargando l’area dei propri interessi. Altri, dopo aver accumulato considerevoli risparmi, decisero di tornare in Italia. In maggioranza restarono sul territorio.
Molti elementi li spingevano a fermarsi: la lunga permanenza in loco, il graduale ampliamento dei propri interessi, i legami affettivi, il sopraggiungere di figli peruviani e i frequenti matrimoni misti. Ragioni convincenti che agevolarono la nostra integrazione nella società locale. Alle diserzioni degli italiani che approdavano in Perù, spesso seguiva l’invito a restare da parte degli imprenditori interessati alla costante presenza di esperti da impiegare para el comercio de cabotaje. L’attività mercantile, infatti, aveva ricevuto notevole spinta dal commercio del guano, fertilizzante naturale che si era accumulato nelle aree marine asciutte peruviane e cilene prodotto dalla fermentazione di escrementi di uccelli.

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La presenza italiana, a iniziare dalla prima metà dell’800, aumentò ‘en todas las caletas y puertos del litoral.’ Furono gli italiani a fondare Arica, Chinca, Ica, Huacho, Scope ed Aita. Comprensibile, pertanto, la cooperazione tra italiani e l’omogeneità delle attività.

Molti i rifugiati politici in Perù. Tra loro anche Garibaldi arrivato nel 1851 dopo essere stato negli Stati Uniti e nel Centro America. L'arrivo dell’eroe dei due mondi seguì la richiesta di ‘esperti capitani di navi’. Garibaldi ottenne (in quindici giorni) la licenza di capitano per avere ‘demostrado suficiente inteligencia en la náuti-ca y en los mares de Europa y de América y en número mayor de viajes para aspirar a la clase de piloto de altura.’ Durante la presenza a Lima fu protagonista di un alterco con un francese che lo accusava di ‘vigliaccheria’ durante la guerra d’indipendenza.
Garibaldi reagì e il battibecco rischiò di degenerare in scontri tra gruppi antagonisti.
L’Eroe dei due mondi era immancabilmente ospite degli immigrati italiani. Durante lo svolgimento del suo impegno di piloto de altura, raggiunse più volte Chinca per caricare guano, ovunque accolto con entusiasmo dalle ricche famiglie, allora calcolate in duecento.
La nostra immigrazione segnò il passo al termine dell’800 quando ebbe inizio l’esodo verso altri paesi.
Oggi risiedono in Perù numerosi discendenti di italiani che hanno perduto l’originaria etnicità.

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