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Il Tepore di Santiago

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Sosta a Vigna del Mar a pochi chilometri da Valparaiso

L’anciana protectora del Los Viajeros è stata molto comprensiva con me. Evidentemente, non ha nulla da rimproverarmi. Non avrei potuto sperare di più e tutto è andato per il verso desiderato. Dopo aver superato le ultime vette delle Ande, la permanenza in Cile si annuncia breve e intensa. Mi piace immaginare, intanto, che, se fossi stato costretto a superare le montagne in solitaria, zaino e sacco in spalla, la misteriosa figura della leggenda araucana mi avrebbe sicuramente protetto dall’insidia della neve e dal gelo.
Diversamente da quanto è capitato all'uomo duro, hosco y silenzioso che, per non avere aiutato la figura femminile apparsa sul suo cammino, e averla persino chiamata vieja loca, ovvero vecchia pazza, concluse miseramente i suoi giorni tra le insidiose valli andine.

L'aereo dell’American Airlines (in partenza da Buenos Aires) ha superato l’intero tratto innevato a quota relativamente bassa per dar modo ai viaggiatori di ammirare e, se possibile, fotografare i picchi e le valli percorse dagli infiniti rivoli del disgelo.

Santiago è l'anima del Cile. Centro amministrativo, politico e religioso, sorge a ridosso della Cordillera.
Fondata da Pedro de Valdivia nel 1545, si è sviluppata celermente. Oggi conta diecimila imprese commerciali e industriali e dispone di tutto ciò che necessita ad una grande capitale nel cui perimetro è concentrata massima parte della popolazione. Non mancano, naturalmente, le bidonvilles e le callampas, versione cilena dei tugurius e delle favelas.

Santiago ci accoglie con il suo tepore dovuto alla benefica influenza del vicino Pacifico.
L'incaricato dell'Hotel Tupahue (luogo sacro e benedetto da Dio) mi attende. Raggiungiamo in breve l’albergo che trovasi in centro, non lungi dal Palacio de la Moneda, la storica sede della Zecca di Stato recuperata dopo i danni subìti nello scontro armato tra gli uomini di Allende e di Pinochet.

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Alcuni dirigenti del Club Stadio, italiani
Monumento in costruzione a Santiago in memoria del popolo indio

Il Presidente del Club Stadio Italiano - Valentino - accompagnato dai signor Campazzo-Sessa e Davico, due componenti il Consiglio Direttivo dell’Ente, mi riceve con cortesia, dote che non desta meraviglia in me essendo informato del suo comportamento abituale. Valentino si rende subito disponibile.
Club Stadio Italiano - recita lo Statuto - è una privata associazione senza scopi di lucro e con l’obiettivo di mantenere uniti gli italiani e i loro discendenti. Il Club svolge attività sociali, sportive e ricreative e favorisce la partecipazione delle famiglie dei soci al fine ultimo di salvaguardarne il patrimonio etnico con la diffusione dell’idioma e cultura d’origine e integrar sus valores a la Comunidad Nacional.
Le associazioni, istituzioni e gruppi italiani presenti a Santiago sono oltre ottanta, ma Club Stadio Italiano è annoverato tra i più prestigiosi.
La nostra conversazione, dopo un giro per le moderne palestre adibite alle discipline sportive e correttive; verte sugli aspetti principali della presenza italiana nel Paese ove sono perfettamente integrati.
L’ondata emigratoria italiana in questo Paese ha avuto inizio nei primi anni del secolo 900. Seguirono altre dopo i grandi conflitti mondiali. Primi a giungere qui furono gli uomini di mare, in particolare liguri. Due le strade per raggiungere questo estremo lembo del pianeta: i passi montani, non certo agevoli, e la via d'acqua che rappresentò, in ogni tempo, il percorso più agevole per quanti sbarcarono a Valparaiso dopo avere circumnavigato le Americhe e aver superato lo stretto di Magallanes.
Non esistendo ancora il canale di Panama.
Credibile, pertanto, la storia dei marinai rimasti in Cile dopo avere affondato le proprie navi ed aver riscosso i premi assicurativi.
Molti furono i liguri seguirono Magellano.
Tra questi, un vicentino, pilota d’una caravella della spedizione. Ad esser ricordati, il Pigafetta ed i suoi compagni. Un riferimento particolare tocca ad Arturo e Giorgio Alessandri, padre e figlio. Arturo, da includere tra gli estensori della Costituzione cilena. Discendeva dall’ambasciatore del Regno piemontese.
Furono eletti, rispettivamente, Presidenti negli anni venti e sessanta del novecento.
Va ricordato, altresì. che molti furono gli italiani, in particolare imprenditori e professionisti, che fecero parte, in ogni tempo, dei maggiori consessi elettivi.  

L'incontro con il Presidente del Club Stadio e i suoi due collaboratori ha costituito per me fonte notevole di notizie. Durante il nostro incontro, infatti, sono stati approfonditi aspetti della vita economica e politica cilena, ma, In particolare, si è discusso di problemi d’interesse della nostra comunità.

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Foto scattata durante la visita dello scrittore argentino Borges a Club Stadio italiano di Santiago
Sosta a Valparaiso

L'autostrada che attraversa rigogliose pianure porta (compagni di viaggio una coppia di giapponesi) da Santiago al Mar Cileno. Soltanto centoquaranta chilometri attraverso le rigogliose valli di Curacavi e Casablanca. Una terra indubbiamente fertile ove l’acqua non manca. Gli indigeni, da secoli dediti alla coltivazione di ortaggi e frutta, la chiamavano ‘acqua di pietra’ convinti che sgorgasse dal granito.
Durante il percorso, la nostra guida (inviata da un’Agenzia di Baires poco efficiente) consiglia alcune soste per poter gustare le specialità culinarie locali nei ritrovi disseminati lungo la carretera. Locali gestiti da  gauchos in elegante versione cilena.
Prima di giungere a Viña del Mar, si visita la città Valparaiso, principale porto del paese.
Brulica di natanti, anche da guerra. Sul molo, tanti  elevatori in movimento e containers a centinaia.
IL tutto compreso in uno spazio che scoppia di vita e attività. Sulle colline che sovrastano la baia, un quartiere con abitazioni all’inglese. Seconda città del Cile, Valparaiso fornisce il 20% della produzione nazionale e dispone di biblioteche e università, giardini, parchi e monumenti in memoria di eventi e personaggi che hanno illustrato la Nazione.
Apochi chilometri di distanza, Viña del Mar, una città-giardino ovvero un sobborgo aristocratico di Valparaiso. La spiaggia aperta al perenne e salutare respiro dell’oceano ed il lungomare fiancheggiato da moderni condomini.
Sulla collina la residenza estiva del Presidente.
Una nota di costume: in Cile il pedone è sacro!
Valparaiso e Viña del Mar mostrano, ad un tempo, l'antico e il nuovo, il passato e il futuro. Il Cile, dalle caratteristiche desertiche e mediterranee a un tempo, dall'estremo nord al sud antartico, si mostra ai miei occhi diverso dagli altri Paesi fin qui conosciuti. Immagino sia da attribuire ai variegati fermenti etnici e culturali che si sono andati stratificando nel tempo in spazi relativamente modesti.
Pedro de Valdivia, già citato capitano fondatore di Santiago, dopo i clamorosi fallimenti di altri ufficiali, fu incaricato della colonizzazione ed esplorazione del territorio. Ebbe inizio allora una fase lunga ed aspra per i castigliani. Gli indios indigeni, infatti, si mostrarono non facilmente domabili. I conquistadores - non avendo vita facile e non potendo procurare il cibo a buon mercato, malgrado usassero senza scrupoli di sorta le armi per ottenerlo, furono costretti a coltivare i campi ed a combattere per difenderli.
Evento mortificante per soldati determinati come gli occupanti castigliani.

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