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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XL

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La gita a Soverato (2° parte) 

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Nella puntata precedente abbiamo lasciato donna Clotilde e la cugina Memè, in macchina, ingabbiate nel traffico, lungo la strada per Soverato.
Pare che le tribolazioni della nostra donna Clotilde non siano ancora finite.  

E’ qualche tempo che sono ferma nel traffico, ormai rassegnata, quando noto che il signore, fermo con l’auto alla mia sinistra, sta allungando insistentemente il collo nel disperato tentativo di esaminare il mio decoltè. Abbasso gli occhi per controllare cosa mai attiri il suo sguardo.
Oh! Mio Dio! Il mio elegante vestitino di lino e seta è completamente incollato al mio seno e un enorme e terribile alone di sudore rende visibile quello che non dovrebbe essere!! Do un’occhiata di fuoco allo sconosciuto e alzo il finestrino, ma il signore non sembra aver recepito il mio disappunto. Sono molto tentata di dirgliene quattro, ma mi trattengo, non intendo assolutamente cadere nella volgarità, per cui faccio l’indifferente. Dopo una, per me lunghissima, mezz’ora di disagio in cui non so come nascondere quello che non vorrei far vedere, il traffico si scioglie e si ricomincia a circolare con sufficiente fluidità. Mi sono appena liberata del signore della macchina a fianco, quando Memè, non so da dove, tira fuori una sigaretta.
“Clotì!…pìgghjami l’accendinu ‘nt’a a sacca sinistra da’ vestia, cchì ‘on mi pozzu moticara tantu!!” mi ordina.
“MA…MEME’!” protesto “…MI AVEVI PROMESSO DI NON FUMARE IN MACCHINA!!!”
“Cchì stai dicendu?” sono sicura che adesso fa la finta sorda, ma imperterrita le ripeto la domanda. Sono esasperata.
“Clotì!” lei mi risponde tranquilla “ ‘on ti dissi cchì ‘on avera fumatu finu a Suveratu!! Ti dissi cchì ‘on avera fumatu ppè menz’ura e…ava e mò cchì passau !!!...mò pigghjami l’accendinu ‘nt’a a sacca!
Mi arrendo! Riluttante, lo estraggo a fatica infilando la mano nella sua tasca umida di sudore.
Malgrado l’aria condizionata  guido tra una densa nuvola di fumo. Sono costretta ad aprire il finestrino.
Il caldo nell’abitacolo aumenta, mentre Memè naviga letteralmente nel sudore, ma la sua sigaretta la rende temporaneamente innocua.
Procedo intanto per la mia strada, quando mi si presenta un altro rallentamento che va facendosi sempre più intenso fino a dovermi di nuovo tristemente fermare.
Mi giro verso Memè, questa volta sono intenzionata a farmi rispettare, ma lei mi precede intuendo, molto probabilmente, le mie intenzioni bellicose. 
“Clotì!...tu dicu subbitu…vidi ‘ma ti carmi, cchì chista è ‘a fila do’ biviu e Squillace!”
“Il bivio di Squillace?...ancora???” urlo esasperata “PERCHE’ STAMATTINA NON MI HAI DETTO CHE AVREMMO INCONTRATO TUTTO QUESTO TRAFFICO?”
“A Clotì…sì te l’avera dittu, a st’ura 'on fusseri voluta venira!!!” mi risponde candidamente “…e poi…te l’haju e dira eu cchì i semafori rallentanu ‘u thrafficu!?”
Non le rispondo: non ho parole. 
Intanto altre macchine mi si affiancano; reduce dall’esperienza precedente, do un’occhiata furtiva al mio decoltè. Orrore!! Col caldo l’alone del mio vestito si è notevolmente esteso!!
Mi sento terribilmente depressa: non so come coprirmi da occhi indiscreti, ho sete, sono stanca e accaldata, ma trovo la forza di chiederle:
“Memè…, tesoro, questa è l’ultima fila?” 
Lei mi guarda con lo sguardo più dolce che riesce a sfoderare, poi, con la seconda sigaretta in mano, mi tranquillizza “Clotì…mò c’è sulu a fila ppè thrasia a Suveratu!”
“ANCORA!!” le urlo.
“Ormai arrivammi!! Cchì t’apprichi!” poi sfila non so da dove un’altra sigaretta e guardandomi da sopra gli occhiali da sole “…e mò, pigghjami l’accendinu ‘nt’a sacca!”
Mi chiedo se mia cugina non mi abbia preso per una colf!!
Ormai mi mancano anche le forse per reagire, maledico il momento in cui, distrattamente, gliel'ho rimesso in tasca, sfilo con due dita l'accendino ormai  gocciolante di sudore e glielo porgo con un categorico “…non me lo chiedere più!!!” e apro di nuovo il finestrino per dissolvere la nube di fumo e poter vedere la strada.
Continuo a guidare, sognando un bagno che possa levarmi di dosso il sudore e quel terribile puzzo di fumo.
Ecco, sono in prossimità di Soverato e già cominciano i rallentamenti! Sono ferma in una interminabile fila di macchine, quando Memè mi chiama.
“Clotì!” strano come oggi io non sopporti più sentir pronunciare il mio nome, specialmente così terribilmente abbreviato; forse perché sento puzza di guai?
“CHE C’E’ MEME’?” chiedo scocciata.
“…haju e jira a lu bagnu! E…” annuncia tristemente “de prescia!!!”
Mi giro. La guardo incredula chiedendomi a quale dei due bisogni si riferisca l’urgenza, ma arrivo presto alla conclusione che, in questo momento, sia proprio inutile farsi tante domande. 
Giuro a me stessa che questa è l’ultima volta che mi uscirò con lei.
Non so nemmeno immaginare ciò che succederebbe nel caso in cui non riuscisse a trattenere lo stimolo, qualunque esso sia! Ma, mio malgrado, lo immagino e…
“MEME’!” la mia voce ora è quasi disumana “TRATTIENILA!! QUALUNQUE COSA SIA!!”
Lei mi guarda terrorizzata e, col capo, mi risponde con ripetuti cenni di assenso. 
Purtroppo anche questa volta il mio spazio è terminato: sono costretta a lasciare nostra donna Clotilde e Memè in una posizione non certo invidiabile e rimandare il lettore alla settimana prossima.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano. 



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Nella puntata precedente abbiamo lasciato donna Clotilde e la cugina Memè, in macchina, ingabbiate nel traffico, lungo la strada per Soverato.
Pare che le tribolazioni della nostra donna Clotilde non siano ancora finite.  

E’ qualche tempo che sono ferma nel traffico, ormai rassegnata, quando noto che il signore, fermo con l’auto alla mia sinistra, sta allungando insistentemente il collo nel disperato tentativo di esaminare il mio decoltè. Abbasso gli occhi per controllare cosa mai attiri il suo sguardo.
Oh! Mio Dio! Il mio elegante vestitino di lino e seta è completamente incollato al mio seno e un enorme e terribile alone di sudore rende visibile quello che non dovrebbe essere!! Do un’occhiata di fuoco allo sconosciuto e alzo il finestrino, ma il signore non sembra aver recepito il mio disappunto. Sono molto tentata di dirgliene quattro, ma mi trattengo, non intendo assolutamente cadere nella volgarità, per cui faccio l’indifferente. Dopo una, per me lunghissima, mezz’ora di disagio in cui non so come nascondere quello che non vorrei far vedere, il traffico si scioglie e si ricomincia a circolare con sufficiente fluidità. Mi sono appena liberata del signore della macchina a fianco, quando Memè, non so da dove, tira fuori una sigaretta.
“Clotì!…prendimi l'accendino dentro la tasca sinistra del vestito perchè non mi posso muovere tanto!” mi ordina.
“MA…MEME’!” protesto “…MI AVEVI PROMESSO DI NON FUMARE IN MACCHINA!!!”
“Cosa stai dicendo?” sono sicura che adesso fa la finta sorda, ma imperterrita le ripeto la domanda. Sono esasperata.
“Clotì!” lei mi risponde tranquilla “non ti ho detto che non avrei fumato fino a Soverato!! Ti ho detto che non avrei fumato per mezz'ora e...da un pezzo che è apssata!!!... adesso prendimi l'accendino nela tasca!
Mi arrendo! Riluttante, lo estraggo a fatica infilando la mano nella sua tasca umida di sudore.
Malgrado l’aria condizionata  guido tra una densa nuvola di fumo. Sono costretta ad aprire il finestrino.
Il caldo nell’abitacolo aumenta, mentre Memè naviga letteralmente nel sudore, ma la sua sigaretta la rende temporaneamente innocua.
Procedo intanto per la mia strada, quando mi si presenta un altro rallentamento che va facendosi sempre più intenso fino a dovermi di nuovo tristemente fermare.
Mi giro verso Memè, questa volta sono intenzionata a farmi rispettare, ma lei mi precede intuendo, molto probabilmente, le mie intenzioni bellicose. 
“Clotì!...te lo dico subito... datti una calmata, che questa è la fila del bivio di Squillace!”
“Il bivio di Squillace?...ancora???” urlo esasperata “PERCHE’ STAMATTINA NON MI HAI DETTO CHE AVREMMO INCONTRATO TUTTO QUESTO TRAFFICO?”
“A Clotì…se te l'avessi detto a quest'ora non saresti voluta venire!!!” mi risponde candidamente “…e poi… te lo devo dire io che i semafori rallentano il traffico!?”
Non le rispondo: non ho parole. 
Intanto altre macchine mi si affiancano; reduce dall’esperienza precedente, do un’occhiata furtiva al mio decoltè. Orrore!! Col caldo l’alone del mio vestito si è notevolmente esteso!!
Mi sento terribilmente depressa: non so come coprirmi da occhi indiscreti, ho sete, sono stanca e accaldata, ma trovo la forza di chiederle:
“Memè…, tesoro, questa è l’ultima fila?” 
Lei mi guarda con lo sguardo più dolce che riesce a sfoderare, poi, con la seconda sigaretta in mano, mi tranquillizza “Clotì…adesso c'è solo la fila per entrare a Soverato!”
“ANCORA!!” le urlo.
“Ormai siamo arrivate!! perchè ti preoccupi!” poi sfila non so da dove  un’altra sigaretta e guardandomi da sopra gli occhiali da sole “…e adesso riprendimil'accendino nella tasca!”
Mi chiedo se mia cugina non mi abbia preso per una colf!!
Ormai mi mancano anche le forse per reagire, maledico il momento in cui, distrattamente, gliel'ho rimesso in tasca, sfilo con due dita l'accendino  ormai  gocciolante di sudore e glielo porgo con un categorico  “…non me lo chiedere più!!!” e apro di nuovo il finestrino per dissolvere la nube di fumo e poter vedere la strada.
Continuo a guidare, sognando un bagno che possa levarmi di dosso il sudore e quel terribile puzzo di fumo.
Ecco, sono in prossimità di Soverato e già cominciano i rallentamenti! Sono ferma in una interminabile fila di macchine, quando Memè mi chiama.
“Clotì!” strano come oggi io non sopporti più sentir pronunciare il mio nome, specialmente così terribilmente abbreviato; forse perché sento puzza di guai?
“CHE C’E’ MEME’?” chiedo scocciata.
“…devo andare al bagno e…” annuncia tristemente “e anche di fretta!!!”
Mi giro. La guardo incredula chiedendomi a quale dei due bisogni si riferisca l’urgenza, ma arrivo presto alla conclusione che, in questo momento, sia proprio inutile farsi tante domande. 
Giuro a me stessa che questa è l’ultima volta che mi uscirò  con lei.
Non so nemmeno immaginare ciò che succederebbe nel caso in cui non riuscisse a trattenere lo stimolo, qualunque esso sia! Ma, mio malgrado, lo immagino e…
“MEME’!” la mia voce ora è quasi disumana “TRATTIENILA!! QUALUNQUE COSA SIA!!”
Lei mi guarda terrorizzata e, col capo, mi risponde con ripetuti cenni di assenso. 
Purtroppo anche questa volta il mio spazio è terminato: sono costretta a lasciare nostra donna Clotilde e Memè in una posizione non certo invidiabile e rimandare il lettore alla settimana prossima.[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

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