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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXIV

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Don Ignazio e il cellulare 

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Siamo, come al solito sul Corso di Catanzaro e, sulla solita panchina dei piccoli giardinetti dell'Immacolata, don Mimì e don Vincenzino controllano scrupolosi traffico e gente, senza nulla farsi sfuggire.
“Don Mimì!”don Vincenzino scuote il braccio dell’amico seduto accanto “…arriva donn’Ignazzu…arriva donn’Ignazzu…’u viditi?” e allunga il mento per indicare il nostro vecchio commendatore.
“Cchì fu…donn’Ignà! È chista l’ura ‘ma veniti?” Lo redarguisce don Mimì facendogli posto sulla panchina “Ava ‘e mò cchi vi stacimu aspettandu!!”
Don Ignazio, bastone in mano, arranca verso i nostri due amici.
“Fici tardu ppecchì…m’accatavi ‘u cellulara!” sentenzia sedendosi pesantemente tra i due.
“’U cellulara!?” si meraviglia don Mimì “…e a cchì vi serva?”
“A nenta, don Mimì!...è cchì ‘u figghju meu vozza ‘ma me l’accattu!...mi ficia ‘na capu tanta!!” E scuote le due mani aperte vicino le sue tempie.
“Facitimìllu vidira!” Chiede ansioso don Vincenzino mentre spegne in terra la sigaretta che fino a quel momento aveva gustato in silenzio.
“’Nu mumentu!” Don Ignazio, con la mano aperta, calma la foga dell’amico e, con estrema precauzione, estrae dalla tasca sformata della giacchetta, un cellulare nuovo fiammante.
“Sapiti comu funziona?” Chiede don Vincenzino inforcando gli occhiali per vederlo meglio.
“Ppè mò ‘u sacciu sulu appiccicàra e smorzàra!”
“Dicistivu nenta!!” Interviene don Mimì “…eu ‘on ‘u sacciu mancu tenira a li mani!!”
“Ma…scusati, don Ignà… e si aviti ‘e fara ‘na tetelefonata, comu faciti?” Chiede don Vincenzino all’amico.
“Don Vicè…’na cosa ‘a vota!!” …ppè mò, rispundu!!” E si rimette il cellulare in tasca, poi “’A voliti ‘na sicaretta don Vicè?” Chiede don Ignazio e intanto fruga nell’altra tasca della giacchetta.
“No, grazzi!...’a smorzavi mò mò!” Don Ignazio estrae con calma la sua e, con rito da fumatore incallito, l’accende.
Silenzio.
I tre sono intenti nel consueto “non far nulla”, quando squilla il cellulare.
“CChì esta?” Esclama spaventato don Ignazio scattando repentinamente in piedi.
“Cchì?...” Gli fanno eco, allarmati, i due amici.
“Haju ‘na cosa cchi mi camina ‘nt’a sacca!!” E infila cautamente la mano in tasca.
“Esta ‘u cellulara cchi vi sta sonandu don Ignà!” Chiarisce l’arcano don Vincenzino.
“Cchì sona, ‘u capisciu puru eu, ma…” poi estraendolo dalla tasca e mostrandolo agli amici “cchistu si motica puru…!”
“Scantàstivu, don Ignà?...’on è nenta! ‘on è nenta!...vi misaru ‘u vibratore!” Spiega don Vincenzino che, tra i tre, è il più esperto.
“Maammaa! Avia scantatu!” E intanto il cellulare continua a suonare e vibrare nelle sue mani.
“…e ‘on rispunditi, don Ignà?” Lo incita don Mimì.
Don Ignazio porta prontamente il cellulare all’orecchio “Pronto?...pronto...?” ma quello continua a squillare.
“Donn’Ignà…” Interviene don Vincenzino “si ‘on mungiti ‘u buttuna ‘on potiti rispundira!”
Don Ignazio, a questo punto, si agita: si siede, si alza, rigira il cellulare tra le mani, poi allungandolo all’amico “Quala…quala esta su buttuna?...’on vighju nenta cchì ‘on haju l’occhiali!” Si giustifica e, intanto, il cellulare continua a vibrare e squillare.
“Mintitivìlli ca vidimu assema!” Don Ignazio, sempre più agitato, cerca le sue lenti, le trova, se le infila e…
“Don Vicè…ccà ‘nci ‘nda stannu nà murra ‘e buttuni!!”
“E quando l’accattastivu ‘on vi facistivu spiegara comu si rispunda?” Chiede don Vincenzo.
“Ca comu!! Mu dissaru, ma ‘on avia l’occhiali! Potia sapira ca su cellulara ‘nd’avia tanti!!” Intanto il cellulare continua imperterrito e don Ignazio è sempre più agitato, poi spazientito, preme un pulsante a caso. L’apparecchio finalmente tace e, tranquillizzato, si affretta a rispondere.
“Pronto?...Pronto?…cu è a lu telefonu?”
“Cu è?” Gli fa eco don Mimì.
“’On si senta nenta ccà!” Si meraviglia don Ignazio “Sacciu com’è?” E porge l’apparecchio a don Vincenzino “…  ‘si jiocareddhi!!...’on è megghju ‘u telefonu d’a casa cà quando sona azi ‘a cornetta e rispundi?!”
Don Vincenzino intanto ha preso l’apparecchio in mano e lo sta guardando attentamente, quando interviene don Mimì “PPè mmia ‘on ava campu!”
“Cchi ‘nda capisciti mò cui?” Risponde infastidito don Vincenzino “Quala campu e campu!” poi, porgendo l’apparecchio al proprietario “Don Ignà…lassati stara, ca… ‘u smorzastivu!!!”


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Siamo, come al solito sul Corso di Catanzaro e, sulla solita panchina dei piccoli giardinetti dell’Immacolata, don Mimì e don Vincenzino controllano scrupolosi traffico e gente, senza nulla farsi sfuggire.
“Don Mimì!” don Vincenzino scuote il braccio dell’amico seduto accanto “…arriva don Ignazio…arriva don Ignazio…lo vedete?” e allunga il mento per indicare il nostro vecchio commendatore.
“Cosa vi è successo…don Ignazio! È questa l’ora di venire?”  Lo redarguisce don Mimì facendogli posto sulla panchina “E’ da un pezzo che vi stiamo aspettando!!”
Don Ignazio, bastone in mano, arranca verso i nostri due amici.
“Ho fatto tardi perché…mi sono comperato un cellulare!” sentenzia sedendosi pesantemente tra i due.
“Un cellulare!!?” si meraviglia don Mimì “…e a che cosa vi serve?” 
“A nIente, don Mimì!...è che mio figlio ha voluto che lo comprassi!!...mi ha fatto una testa così!!” E scuote le due mani aperte vicino le sue tempie.
“Fatemelo vedere!” Chiede ansioso don Vincenzino mentre spegne in terra la sigaretta che fino a quel momento aveva gustato in silenzio.
“Un momento!” Don Ignazio, con la mano aperta, calma la foga dell’amico e, con estrema precauzione, estrae dalla tasca sformata della giacchetta, un cellulare nuovo fiammante.
“Sapete come funziona?” Chiede don Vincenzino inforcando gli occhiali per vederlo meglio.
“Per adesso lo so solo accendere e spegnere!” 
“Avete detto niente!!” Interviene don Mimì “…io non lo so nemmeno tenere in mano!!” 
“Ma…scusate, don Ignà… e se doveste fare una telefonata, come fate?”Chiede don Vincenzino all’amico.
“Don Vicè… una cosa alla volta!!”…per adesso, rispondo!!” E si rimette il cellulare in tasca, poi “La volete una sigaretta, don Vincenzo?”Chiede don Ignazio e intanto fruga nell’altra tasca della giacchetta.
“No, grazie!... l’ho spenta proprio adesso!!” Don Ignazio estrae con calma la sua e, con rito da fumatore incallito, l’accende.
Silenzio.
I tre sono intenti nel consueto “non far nulla”, quando squilla il cellulare.
“Cos’è?” Esclama spaventato don Ignazio scattando repentinamente in piedi.
“Cosa...?” Gli fanno eco, allarmati, i due amici.
“Ho una cosa che mi cammina in tasca!!” E infila cautamente la mano in tasca.
“E il cellulare che vi sta suonando, don Ignazio!!” Chiarisce l’arcano don Vincenzino.
“Che suona, l’avevo capito, ma…” poi estraendolo dalla tasca e mostrandolo agli amici “questo si muove pure…!!” 
“Avete avuto paura, don Ignazio?” …non è niente! Non è niente!...vi hanno messo il vibratore!!” Spiega don Vincenzino che, tra i tre, è il più esperto.
“Maammaa! Ho avuto paura!” E intanto il cellulare continua a suonare e vibrare nelle sue mani.
“…e ‘non rispondete, don Ignazio?” Lo incita don Mimì.
Don Ignazio porta prontamente il cellulare all’orecchio “Pronto?...pronto?...” ma quello continua a squillare.
“Don Ignà…” Interviene don Vincenzino “se non premete il bottone, non potete rispondere!”  
Don Ignazio, a questo punto, si agita: si siede, si alza, rigira il cellulare tra le mani, poi allungandolo all’amico “Quale…quale è questo bottone?... non vedo niente perché non ho gli occhiali!” Si giustifica e, intanto, il cellulare continua a vibrare e squillare.
“Metteteveli che vediamo assieme!” Don Ignazio, sempre più agitato, cerca le sue lenti, le trova, se le infila e…
“Don Vincenzo…qui ce ne stanno tanti di bottoni!!”
“E quando l’avete comperato non vi siete fatto spiegare come si faceva a rispondere?” Chiede don Vincenzo.
“Certo!! Ma non avevo gli occhiali!! Potevo sapere che questo cellulare aveva tanti bottoni?!” Intanto il cellulare continua imperterrito e don Ignazio è sempre più agitato, poi spazientito, preme un pulsante a caso. L’apparecchio finalmente tace e, tranquillizzato, si affretta a rispondere.
“Pronto?...Pronto?…chi è al telefono?” 
“Chi è?” Gli fa eco don Mimì.
“Non si sente niente!” Si meraviglia don Ignazio “So com’è?” E porge l’apparecchio a don Vincenzino “… questi giocattoli!!...non è meglio il telefono di casa che quando suona alzi la cornetta e rispondi?!!”
Don Vincenzino intanto ha preso l’apparecchio in mano e lo sta guardando attentamente, quando interviene don Mimì “Per me non c’è campo!” 
“Cosa ne capite voi!!” Risponde infastidito don Vincenzino “Quale campo e campo!” Poi, porgendo l’apparecchio al proprietario “Don Ignà…lasciate stare, perché…l’avete spento!!!”[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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