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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXII

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Don Mimì e Don Rafeli P.

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

“Don Mimì…! don Mimì…!” E' don Rafeli il tappezziere che, dalla sua macchina, ferma nel traffico, chiama l’amico seduto sulla solita panchina, con i suoi soliti amici.
“Aviti pacenza…! ‘nc’è mastru Rafeli cchi mi chiama!” Si scusa don Mimì con don Vincenzino e don Ignazio e, indicando con il mento don Rafeli bloccato nel traffico, si alza per andargli incontro.
“Don Rafeli…bbongiorno!...mi volìavu?”
“Bbongiorno don Mimì!! Scusati si vi disturbu…!” Poi alza il braccio che pende dal finestrino, la sigaretta fra le dita “…pozzu ma v’offru nà sicaretta?” e gliela mostra.
“No! Grazzi!!...’u sapiti cchi ava ‘e mò cchi ‘on fumu cchiù!!” si scusa don Mimì.
“Beatu a vui…!” e don Rafeli si porta la sigaretta alle labbra aspirandola con gusto.
“Com’è su trafficu ojia?” chiede don Mimì guardando il considerevole numero di macchine ferme.
“Chiudiru a strata ‘e Sianu e ojia…puri chiddha ‘e via Carlo V!!” si lamenta il nostro nuovo amico, poi, fatta l’ultima tirata, col braccio sempre pendente, lancia la sua sigaretta in terra, lontano “…don Mimì, vi chiamavi ‘ma sacciu si lavorati ancora a la trattoria vostra!..ghjivi ‘ma mangiu l’athru jiornu e videtti athri genti…!”
“No…don Rafè! Eppi ‘e lassara ‘ma faticu ppè su peda…!” e allunga il suo piede sinistro per mostrarlo all’amico “…ma ‘nci passavi tuttu a lu figghju meu e a la nora mia!” e si batte leggermente il petto facendo intendere che non è cambiato niente e che è tutto rimasto ancora in mano alla sua famiglia.
“Sapiti com’è, domana volia ‘ma vi portu’nu paru d’amici mei cchi venanu ‘e Cosenza e…volia ma sacciu…!”
E gesticola don Raffaele, socchiude gli occhi, come a dire ‘se è ancora vostra allora li posso portare!’
“Staciti tranquillu don Rafè…cchi ‘a mugghjera mia è sempa a la cucina e…’u morseddhu* ‘u trovati sempa!” Così tranquillizza l’amico. 
Il traffico è ancora fermo, don Mimì tiene il braccio completamente poggiato sul tettuccio della macchina, quando vede arrivare da lontano Totò M…
“Don Rafè…!” lo chiama don Mimì “don Rafè! ‘nc’è chiddhu ricchiuna de Totò M…!” ma don Raffaele, che lo ha già visto da dietro il volante della sua auto, va nascondendosi.
Il nostro nuovo amico in effetti sembra dirigersi proprio verso di loro col suo cappottino aderente bordeaux, il colletto di pelliccia intorno al collo e i suoi pantaloni stretti; cammina a piccoli passetti, sorridendo ai nostri due amici.
Don Raffaele continua a nascondersi e…spera ancora, poi, rivolto a don Mimì… “Viditi duva sta jiendu Totò ccu chiddhu culu sthrittu!”
“Vena ccà don Rafè!” risponde divertito don Mimì “è inulite cchi v’ammucciati!!!
“Bbongiorno don Mimì!” saluta Totò, poi, rivolto a don Raffaele “don Rafeli…bbongiono!!...meno mala chi ‘u traffucu è fermu e vi videtti!! E’ tutta ‘a matinata cchi vi vajiu cercandu…ghjivi puru a la putica vostra!!” Don Raffaele sospira mandando gli occhi al cielo. Ormai è fatta!
“Scusati…ma vegnu mo mò d’a soru de donna Clotilde…” si giustifica  don Raffaele “vò cusuta a tenda ppè ‘a cambera dei piciuliddhi!...vui cchi voliavu?”
Totò scostando con garbo un ciuffo ribelle che tende a scivolargli  ribelle sull’occhio, comincia… “Haju urgente bosognu’ma m’acconsati ‘u divanu d’a casa mia cchi si sfundau!!” poi sospira e, guardando in alto “… furu chiddhi diavuli dei niputi mei!”
Intanto il traffico si sta dipanando, qualche macchina comincia a muoversi.
Ma don Raffaele taglia corto “Si staciti jiendu a la casa vostra…comu nesciu ‘e ccà…” e con l’indice mostra le macchine intorno a lui “… vegnu ‘e mù carricu!”
Totò M… sorride “…siti nù tesoru!!” e gli lancia un bacio con la punta delle dita “Vajiu subitu a la casa!!” e salutando con la mano molle, ritorna su i suoi passi.
“Proprio ojia avia ‘e trovara su benedittu trafficu!” si lamenta don Raffaele.
“Daveru ‘nci criditi cà furu i figghi de donna Maruzzeddha ‘ma ‘nciù sfundanu chiddhu divanu!?” domanda don Mimì togliendo il braccio dal tettuccio della macchina.
Infatti don Raffale ha già ingranato la prima e con aria da saccente, l’occhio socchiuso e la testa inclinata… “Noo!...cu sapa cchi ficia iddhu…ccù l’amici soi ddhà subba…!!” e partendo “salutamu don Mimì!!”


*Morzeddhu: è un piatto tipico catanzarese composto dallo stomaco e dalle interiora del vitello. Il tutto è cotto con salsa molto piccante e, una volta, nella Catanzaro della fine dell’800, si mangiava alle 10 di mattina nelle botteghe, sparse in tutta la città, preparato dai “morzeddhari” (cuochi specializzati solo nella preparazione di questo piatto). Viene servito bollente, in un particolare tipo di pane a forma di grande ciambella, tagliato a mezza luna.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]“Don Mimì…! don Mimì…!” E' don Raffaele il tappezziere che, dalla sua macchina, ferma nel traffico, chiama l’amico seduto sulla solita panchina, con i suoi soliti amici.
“Abbiate pazienza..! C’è mastro Raffaele che mi chiama!” Si scusa don Mimì con don Vincenzino e don Ignazio e, indicando con il mento don Raffaele bloccato nel traffico, si alza per andargli incontro.
“Don Raffaele…buon giorno!...mi volevate?” 
“Buon giorno don Mimì!! Scusate se vi disturbo…!” Poi alza il braccio che pende dal finestrino, la sigaretta fra le dita “…posso offrirvi una sigaretta?” e gliela mostra.
“No! Grazi!e!... lo sapete che è molto che ho smesso di fumare!” si scusa don Mimì.
“Beato a voi…!” e don Raffaele si porta la sigaretta alle labbra aspirandola con gusto.
“Come mai c’è questo traffico oggi?” chiede don Mimì guardando il considerevole numero di macchine ferme.
“Hanno chiuso la strada di Siano e oggi…anche via Carlo VI !” si lamenta il nostro nuovo amico, poi, fatta l’ultima tirata, col braccio sempre pendente, lancia la sua sigaretta in terra, lontano “…don Mimì, vi ho chiamato perché vorrei sapere se lavorate ancora nella trattoria vostra! …sono andato l’altro giorno a mangiare e ho visto altra gente…!” 
“No…don Raffaele ! Ho dovuto lasciare il lavoro perché ho avuto problemi con questo piede…!” e allunga il suo piede sinistro per mostrarlo all’amico “…ma ho passato tutta l’attività a mio figlio e a mia nuora!” e si batte leggermente il petto facendo intendere che non è cambiato niente e che è tutto rimasto ancora in mano alla sua famiglia.
“Sapete com’è, domani volevo venire con dei miei amici che vengono da Cosenza e…volevo sapere…!” 
E gesticola don Raffaele, socchiude gli occhi, come a dire ‘se è ancora vostra allora li posso portare!’
“State tranquillo don Raffaele…perché mia moglie è sempre in cucina e…il morzello, lo trovate sempre!” Così tranquillizza l’amico. 
Il traffico è ancora fermo, don Mimì tiene il braccio completamente poggiato sul tettuccio della macchina, quando vede arrivare da lontano Totò M…
“Don Raffaele…!” lo chiama don Mimì “don Raffaele! Cè quell’effeminato di Totò P…!” ma don Raffaele, che lo ha già visto da dietro il volante della sua auto, va nascondendosi.
Il nostro nuovo amico in effetti sembra dirigersi proprio verso di loro col suo cappottino aderente bordeaux, il colletto di pelliccia intorno al collo e i suoi pantaloni stretti; cammina a piccoli passetti, sorridendo ai nostri due amici.
Don Raffaele continua a nascondersi e…spera ancora, poi, rivolto a don Mimì…  “Ditemi dove sta andando Totò con quel culo stretto!” 
“Viene qua don Raffaele!” risponde divertito don Mimì “è inutile che vi andate nascondendo!!!”
“Buon giorno don Mimì!” saluta Totò, poi, rivolto a don Raffaele “don Raffaele…buon giorno!!...meno mala che il traffico è fermo e vi ho visto!! È tutta la mattina che vi cerco… sono venuto anche da voi alla bottega!!”  Don Raffaele sospira mandando gli occhi al cielo. Ormai è fatta!
“Scusate…ma vengo in questo momento dalla sorella di donna Clotilde … “si giustifica  don Raffaele “vuole cucita la tenda per la camera dei ragazzi…voi che volevate?” 
Totò scostando con garbo un ciuffo ribelle che tende a scivolargli  ribelle sull’occhio, comincia… “Ho bisogno che mi aggiustiate il divano di casa mia che si è sfondato!!” poi sospira e, guardando in alto, “… sono stati quei diavoli dei miei nipoti!” 
Intanto il traffico si sta dipanando, qualche macchina comincia a muoversi.
Ma don Raffaele taglia corto “Se state andando a casa vostra…come esco da qui…” e con l’indice mostra le macchine intorno a lui “… vengo a prenderlo!” 
Totò M… sorride “…siete un tesoro!!” e gli lancia un bacio con la punta delle dita “Vado subito a casa!!” e salutando con la mano molle, ritorna su i suoi passi.
“Proprio oggi dovevo trovare questo traffico!!” si lamenta don Raffaele.
“Credete davvero che, a sfondargli il divano, sono stati  i figli di donna Maruzzeddha?” domanda don Mimì togliendo il braccio dal tettuccio della macchina.
Infatti don Raffaele ha già ingranato la prima e con aria da saccente, l’occhio socchiuso e la testa inclinata… “Noo!...chi sa che cosa ha fatto…con gli amici suoi là sopra!!!” e partendo “vi saluto don Mimì!!”[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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