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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XVI

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Quella Mattina Al Bar

"Pensa, cara Clotilde, che non ci si vede dal liceo!!" E’ Matilda Del Duca, donna raffinatissima, vecchia compagna di scuola, da me, a dire il vero, non molto amata.
Ci siamo incontrate sul Corso mentre entrambe guardiamo la vetrina di Mazzocca.
"Si! E’ vero! – ribadisco io, tu non sei cambiata per nulla!!" in verità la trovo molto invecchiata e rinsecchita dal fumo, ma l’etichetta e le buone maniere mi impongono la menzogna.
"Trovi!?" ribatte lei "Anche tu stai bene, cara!" ma, poi… "forse ingrassata! Si, si! Sei decisamente ingrassata!" Insolente!! Penso che forse sarebbe stato meglio se non mi fossi attenuta tanto all’etichetta.
"Sediamoci qui fuori al bar Centrale…vuoi?" mi propone lei "è una così bella giornata e abbiamo tante cose da dirci!" Trovo che per la giornata abbia effettivamente ragione, ma per quanto riguarda le cose da dirci, ne dubito: tra di noi c’è stata sempre un’accesa antipatia. Con la speranza che gli affanni della vita abbiano in qualche modo modificato il suo terribile carattere, accetto.
"Come mai non ti ho vista più, cara Clò?" Chiede sedendosi elegantemente.
"Sai Matilda, il lavoro di mio marito mi ha costretta a vivere un po’ in tutta Italia; solo da un mesetto mi sono ristabilita qui a Catanzaro!"
"Dimmi cara… e tuo marito, che fa?" mi chiede accendendosi una sigaretta. La guardo attentamente. Indossa un elegante tailleur beige, i capelli ricchi  di colpi di sole; nasconde il viso ormai disfatto da un gran paio di occhiali molto scuri, mentre alle dita sfoggia due splendidi anelli di brillanti che mostra ostentatamente. Faccio finta di non averli notati e le rispondo disinvolta.
"E’ ufficiale di cavalleria, ormai in pensione, ma ho divorziato da tempo e, in piena libertà, ho deciso di tornare qui nella mia città"
"Divorziata!! Cara Clotildeee non me lo sarei mai aspettato da teee!" Mi chiedo che cosa voglia mai intendere con questo “mai aspettato”. Guardandola bene in viso ricostruisco la sua giovanile fisionomia e con questa riaffiora la sua allora ben nota acidità. Concludo che gli affanni della vita per lei siano stati vani. Infatti continua lanciando lunghe boccate di fumo. 
"Io ho sposato Eustorgio Odescalchi…della famiglia Odescalchi…conoscerai…e ho una figlia, Elisabetta, e tu?"
Odescalchi!! Rotundo-Odescalchi dovrebbe dire, a quanto ho saputo, il consorte è figlio di letto spurio, molto spurio… 
Il cameriere è davanti a noi: aspetta le ordinazioni. 
"Un the freddo" lei chiede "grazie".
"Anche per me!" ordino per non esser da meno. Avrei gradito tanto uno dei famosi gelati del Bar Centrale, ma Matilda mi ha suggestionata: mi sento improvvisamente grassa e goffa!
"Allora Clotilde, figli?" Comincio a non sopportarla più.
"No, cara, non ho figli, ecco perché sono tornata qui in piena liberà!" Sottolineo.
Ma lei fa finta di non aver sentito e continua ad incalzare lì dove per lei sono più carente.
"Sai che Elisabetta cavalca benissimo! Ha aperto una scuola di equitazione!" 
E’ partita all'attatto e guerra sia.
"Mi fa molto piacere, cara! "contrattacco" Ora che mi sono ormai stabilita definitivamente qui, sarei felice se tu me la presentassi: coglierò l’occasione per riprendere una mia vecchia passione!" mento. Lei mi guarda con sguardo bonario, mi lancia una lunga boccata di fumo e riparte all’attacco.
"Ricordi cara Clò, quando andasti a finire rovinosamente in terra?" e ride divertita. 
Ora la odio. Mi è sfuggito che ogni tanto veniva al campo a trovare il barone De Seta, mio istruttore.
A dire la verità, da ragazza, mia madre, spinta dallo stuzzicante vanto di avere una figlia cavallerizza, decise di inserire in questo nobile sport me, che di cavalli, allora, me ne importava ben poco. In effetti non fu la mia una carriera gran che brillante, mentre mia madre sperava in allori, io che un giorno sarei riuscita a far capire al cavallo almeno dove volessi andare. Io e il cavallo avevamo le idee chiare: volevamo entrambi tornare alla “stalla”, per cui, malgrado durante la lezione fossi costretta a dimostrargli divergenza di opinione, i nostri cervelli inesorabilmente viaggiavano all’unisono.
Che non sia mai stata un campione, lo ammetto, ma mi rifiuto di lasciare andare Matilda a piede libero.
"Si! Ricordo che quel giorno portai il mio cavallo al galoppo per tutta l’ora e il banale gesto di un ragazzino lo spaventò…" Mi difendo.
Sono sincera con il mio lettore: ad onor del vero, il cavallo quel giorno, non lo portai io al galoppo, era allegro per i fatti suoi. Non riuscendo in alcun modo a frenarlo, preferii non contrariarlo. 
"Clotilde, cara, tu forse non ricordi bene, ma fu proprio una brutta caduta!" lei insiste.
"Ma cosa dici Matilda! Sono rimontata subito dopo, impavida e ho finito l’ora di lezione senza battere ciglio!!"
Sempre ad onor del vero Matilda aveva proprio ragione, non avrei dovuto toccare il tasto equitazione: il cavallo scartò improvvisamente e disarcionandomi mi fece fare a mezz’aria un salto mortale con avvitamento. Quando mi ripresi, mi ritrovai tra le zampe dell’animale che mi guardava, molto probabilmente chiedendosi come avessi fatto a finire lì sotto.
"…e quella volta…" insiste "quando finisti in terra davanti l’ostacolo?" Non le sfugge proprio nulla: era lì anche allora. 
"E’ possibile, Matilda, che tu ricordi solo le mie cadute? Ho cavalcato tante volte e, mi pare, di esserci riuscita egregiamente!" mento di nuovo: ogni volta che  affrontavo un ostacolo sembrava che il cuore mi si staccasse dalle arterie per salirmi in gola e schizzar via dalla bocca; quel giorno poi, il cavallo, che amava gli ostacoli ancora meno di me, aveva adocchiato da tempo un angoletto tra l’ostacolo e la staccionata per evitare il salto, quando fu ben sicuro dei suoi calcoli, appena giunto davanti l’ostacolo, scartò evitandolo, io invece, convinta che mi seguisse nell’impresa, lo saltai al posto suo finendo a gambe per aria.
"Ma, mia cara Clotilde, non ti preoccupare, la mia Elisabetta ti insegnerà a cavalcare egregiamente!"
"Grazie, mia cara!" La “sua Elisabetta!” ma non ci penso nemmeno e ostento un sorriso.
Il cameriere porta i due thé e lei ne beve subito un sorso, o meglio, per non smentire la sua naturale eleganza, si bagna appena le labbra.
"Anche a te fa lezione di equitazione la tua Elisabetta? Venivi spesso al campo, ma non ti ho mai visto cavalcare!" e bevo due meritate sorsate del mio thé.
Lei tuffa la sua mano nella borsetta e cerca disperatamente il suo pacchetto di sigarette.
"A me non è mai piaciuto cavalcare!" risponde estraendone finalmente una "dedico molto del mio tempo al Golf!" e l’accende lentamente lanciando per aria una lunga e densa boccata di fumo.
"Buon giorno Donna Clotilde!" E’ una voce da uomo. Mi giro: davanti il nostro tavolo c’è il barone Fuscaldi che, cappello alla mano, mi saluta con un inchino.
"Caro cavaliere! Vuole accomodarsi?" poi gli indico la mia amica "Le presento la signora Matilda Del Duca".
"Odescalchi, cara, Odescalchi!" Mi corregge lei.
"…sposata Rotundo-Odescalchi!" mi correggo anch’io riducendo la sua tracotanza.
"Piacere!" e il cavaliere le bacia appena la mano accennando ad un inchino, secondo un’antica etichetta.
La Odescalchi ne è lusingata, me ne accorgo dai suoi occhietti socchiusi e dal sorriso  stereotipato; ma un attimo dopo con suo grande disappunto…
"Donna Clotilde" il Fuscaldi si gira nuovamente verso di me "mia moglie oggi l’ha cercata più volte per telefono: non so cosa doveva dirle d’urgente…!" mi comunica
In tralice noto che il viso della mia amica si è tinto leggermente di verde.
"Glielo darei volentieri, caro barone, ma ho cambiato numero da poco e, in questo momento, non ho a mente il nuovo!" in realtà non posseggo nessun cellulare, ma mento per non darla vinta alla Del Duca, poi continuo la sceneggiata "penso che sia il caso che vada subito a casa a telefonare alla cara Giuditta!" mi affretto ad aggiungere e mi alzo prendendo la mia borsetta sul minuscolo tavolino"Matilda, tesoro, scusa se non posso trattenermi oltre!"taglio corto e al barone… "Barone carissimo, stia tranquillo, sarà mia cura, una volta a casa, dare alla sua Giuditta il mio nuovo numero di cellulare!" Lui, come suo solito, molto cavallerescamente, si inchina appena e mi bacia la mano.
Accomiatatomi elegantemente dal barone e lasciato il conto da pagare alla Del Duca Rotundo-Odescalchi, tiro un sospiro di sollievo e mi dirigo verso il più vicino negozio di telefonia mobile.

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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