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Io Tu e il Pipistrello ovvero... Un Condominio Allargato

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Tutto ha inizio in un'indimenticabile giornata estiva. Parlo di quelle che vi portate dentro, che relegate in fondo al cuore, sapendo che racchiudono l'essenza di tutta una stagione e che sarà quell'unico ricordo caldo e splendente, durante il freddo invernale, a farvi tornare il sorriso.
Avevamo passato la giornata a mare e ci eravamo attardati oltre il solito sulla spiaggia chiacchierando con i soliti amici: ombrelloni chiusi e il tramonto che passava il testimone ad un crepuscolo dove le prime luci artificiali brillavano più del solito, specchiandosi nell'acqua adiacente all'insenatura, tra una barca ancorata e l'altra.
Una musica di sottofondo, una luna incredibilmente piena, una lieve brezza che dava sollievo dopo la calura... e la musicalità delle onde che lambivano la spiaggia, suscitando una sensazione di appagamento e di pace.
Si è fatta molta fatica per allontanarsi da quel luogo.
Mi son girata un'ultima volta: volevo salvare quell'immagine nella mia mente, per portarla sempre con me, ogni giorno, ogni ora, ogni istante.
Poi la corsa in macchina, con i finestrini abbassati e la luna che ci guardava, bella e luminosa.
Il vento scompigliava i capelli e ancora non aveva perso la calura di quella giornata afosa.
A casa, su in collina, la temperatura si era abbassata ed un piccolo brivido sulla pelle arsa dal sole rendeva gradevole il contatto con una maglietta messa sulle spalle nude prima di scendere dalla macchina.
Il vento scuoteva le cime degli alberi e il loro frusciare allontanava il ricordo delle onde che si infrangevano sulla spiaggia.
Stanchi ma sereni, siamo andati a dormire.
Le finestre aperte nella stanza ci riportavano i rumori della campagna cantandoci una soporifera nenia.
Ogni suono entrava in quella stanza da letto: il canto di qualche uccello, di un gufo nascosto, delle cicale... il soffio prolungato... il soffio prolungato, ma di cosa?! 
Due soffi!?
Un soffio che andava e un soffio che tornava.
E no! Questo strideva! Cos'era?!
Con gli occhi sbarrarti nel buio cercavo di decifrare, di capire. E ho capito!

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Un pipistrello!!!! Aiuto" Balzo dal letto coprendomi la testa con le mani mentre il coniuge più compassato e mezzo addormentato mi sollecitava a tornare a dormire.
“Un pipistrello in camera!!!! Alzati!!!  Aiutamiiiiiiiii!” grido cercando di sollecitare il suo risveglio.
Nella semioscurità della stanza da letto, al soffio di andata e ritorno corrispondeva un volo radente ad ali spiegate di un pipistrello impazzito, alla costante ricerca dell'uscita o, dal suo punto di vista, della salvezza.
A cuscinate, solidali nel vincolo matrimoniale nel sorreggerci nelle avversità, cercavamo inutilmente di colpirlo.
Per più di un'ora - ed erano le tre del mattino  :eek - tentammo, fino a quando sfiduciati, ci adagiammo sul letto disfatto con lo sguardo affranto e fisso nel vuoto.
La pelle sulle nostre spalle bruciava ancora, quasi come se il sole riuscisse, nell'oscurità, a lambirla.
Era stata una giornata radiosa ed ora seguiva questa notte imprevista.
Scoraggiati - si erano fatte le quattro del mattino - cercammo, ancora una volta, di spingerlo a cuscinate verso le finestre aperte.
Dopo una mezz'ora il soffio cessò e la voce consueta della campagna riprese a suonare, portandoci le nenie di sempre con qualche cicala in più e un gallo mattutino che annunciava l'alba vicina.
Il pipistrello doveva esser volato via.
Ci addormentammo di colpo.

Il ricordo di quella giornata solare e di quella nottata da incubo sembrava sopito e forse annullato da tante altre giornate di sole, di mare, di corse in motoscafo, di remate sul pattino con la calura delle prime ore del pomeriggio, di nuotate solitarie prolungate con il ritmo delle acque che lambivano il corpo allenato.

Poi l'autunno e poi l'inverno giunsero inaspettati ma il peso dell'estate era ora tutto sulle nostre spalle ed i primi freddi furono accolti come una piacevole variante anche se di notte, con la pioggia battente sulle finestre chiuse, pareva di udire sempre quel soffio che andava e veniva, mentre il cielo ricoperto da nuvole e le giornate piovose ispiravano, di giorno, altri pensieri e ad altre occupazioni.
Quell'anno ci fu pure la neve e, da febbraio ad aprile inoltrato, piovve come non mai...
Il caminetto acceso consumava enormi quantitativi di legna. Fagioli, rape, brodi caldi, erano i cibi preferiti.
L'umidità entrava nelle ossa. Si rientrava infreddoliti dal lavoro e la stanchezza non andava via neanche quando, a letto, si cercava un po' di pace nell'oscurità. Ma la nostalgia dell'estate cominciava a farsi sentire: pareva ogni notte di udire quel soffio, quello che andava e veniva, quasi un ricordo indelebile di quella nottata da incubo ma che ora, a distanza di tempo, sembrava quasi una dolce melodia.

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Solo a fine maggio il cielo si rischiarò e prese piede una primavera radiosa, accolta come si può accogliere la primavera dopo che l'inverno ha saturato ogni desiderio di freddo.

Le finestre tornarono ad essere aperte e l'aria tiepida preannunciava l'estate vicina e, con essa, il ritorno al mare.
E venne nuovamente il periodo dei bagni.
Quotidianamente si scendeva in spiaggia per restare tutto il giorno, fra una passeggiata, un po' di nuoto e qualche chiacchiera con gli amici.
Poi il rientro a casa, il maglioncino solito... il riposo su un buon letto comodo e fresco e la finestra aperta ai suoni della campagna in festa, ben protetti da una zanzariera...

La zanzariera era stata applicata il giorno dopo la fatidica nottata dei soffi radenti del pipistrello e, da allora, mai più rimossa così da permettere che la vita della campagna entrasse dentro senza spiacevoli conseguenze.
Fu solo alla fine di ottobre che la mia mente si aprì ad una nuova scoperta.
In alto sulla zanzariera, dalla parte interna, quindi con pieno accesso alla stanza da letto, un pipistrello (sicuramente quel pipistrello :shock: ) aveva fatto il nido e, non mi chiedete come, usciva ed entrava, in piena libertà, come nulla fosse.
Era la seconda estate... che dormivamo con la zanzariera abbassata ed il pipistrello in camera!!!

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Il nido era stato realizzato molto in alto, tra la zanzariera e il cassonetto.
Distruggerlo era un lavoraccio anche per chi, come noi, era già in parte avvezzo alla vita di campagna.
Lo faccio io? Lo fai tu? Chiamiamo qualcuno?
Nessuno lo voleva fare.
Sarà stato questo, o sarà stata un po' di compassione per il freddo pungente, ma la scelta più ovvia parve quella più giusta: il pipistrello fu lasciato lì, con la finestra chiusa, da allora e per sempre. Non si sfratta nessuno in pieno inverno! Neanche un pipistrello!
Se la mia amica e vicina di casa poteva avere un allevamento di gatti, cani, uccelli, conigli, cavalli... io potevo avere un inquilino un po' insolito perché diciamocelo, in fondo, siamo tutte creature viventi e, nel cuore, un po' tutte parenti in quel condominio che chiamiamo Terra.

 

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