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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XI

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Natale da Donna Clotilde

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

E’ tutto pronto per i miei ospiti. Li stupirò.
La tavola è apparecchiata alla perfezione: tovaglia natalizia (comperata in Via Frattina) blu con stampe di agrifoglio in verde, rosso e oro, qualche macchia bianca simula fiocchi di neve. Al centro, su un disegno delizioso di stelle di Natale rosso e oro, ho creato un centro tavola splendido con nastri, candele e rami di pino. 
L’albero di Natale poi, l’ho voluto completamente blu, con solo palline bianche. Elegantissimo! Naturalmente tutto in penombra. Ho abbassato le persiane e ho creato un ambiente caldo e raffinato con luci diffuse.
Per pranzo un menù un po’ elaborato ma estremamente elegante a base di pesce: linguine al tonno, per secondo scampi al gratin, spigola su tappeto di patate e carciofi, soutè di frutti di mare, il tutto accompagnato da una pittoresca insalata russa. Il dessert me lo porterà mia sorella Anastasia, ha insistito tanto!! “Sarà un successone!” mi ha detto. Ho seri dubbi, ma mi voglio fidare.
Ma ecco che suonano alla porta. Vado ad Aprire.
E’ la cugina Memè con la zia Gegè.
Baci, abbracci e convenevoli.
Poi…le prime stangate.
Cchì…ti s’inda jìu a luce?” esordisce Memè guardandosi attorno “’on viju nenta!
Ma no!” rispondo contrariata “ho preferito la penombra perché mi sembra di maggiore effetto!
Cchììì?...fa difettu? Cchì esta cchì fa difettu? L’avìa capisciutu cchi ‘a luce ‘on ti funzionava bbonu!
Oh! Mio Dio! Ho dimenticato completamente la completa sordità della cugina. Corro ai ripari accendendo tutte le luci. Addio magico effetto!
Mò và megghju! Si ‘ndera juta a luce?
Mentre cerco in qualche modo di arrivare a compromessi con Memè….
E cchì esta s’arberu ‘e Natala!!” questa e la zia Gegè “…comu ti vinna ‘mmenta pemma ‘u fai ‘e su culura!
Cosa le rispondo? Non lo so!
Per fortuna suonano di nuovo alla porta: sono gli altri invitati. Sono salva!
Vado ad aprire la porta!” mi scuso eludendo la domanda.
Questa volta è la Zia Tonina e il marito. Hanno le braccia ingombre di roba varia.
Duv’è ‘a cucina Clotì!” esordisce entrando.
Si! Duv’è!” ribadisce il marito dietro di lei.
Mentre la zia Gegè gira per casa curiosando e Memè è aggrappata ad uno dei panini che, molto elegantemente, avevo messo a destra di ogni commensale, accompagno i miei nuovi ospiti in cucine sperando che in quei contenitori così voluminosi e colorati non si nasconda quello che temo.
Ti portavi tuttu Clotì! pasta ccù i melanzani e pasta e fagiola…pensavi bbona mà ti fazzu dù primi!” 
Ma zia…” cerco di contestare “Ti avevo detto che avrei preparato tutto io!” non ho parole pensando al mio raffinatissimo pranzo, che lei mi da una giustificazione per lei inoppugnabile “beddha ‘e mammà ‘on n’abbasta chiddhu cchì preparasti!
Ma zia..” protesto “ma come fai a saperlo…!
E’ inutile mà parri, vui cchì veniti d’ò nordd, l’ospiti ‘i faciti morira ‘e fama!...Clotì!! simun nà murra!!!” poi, si rivolge al marito e allungando il braccio e indicando con la mano la via per la porta  d’ingresso“…và…và!   pigghja l’atra rrobba ‘ntà machina!” poi, continuando l’elenco “...e ppè secundu, ti portavi puru melanzani chìni, sazizzi, pipareddhi e patati…” Sono in apnea…non ho il coraggio di ascoltare e vedere oltre, ma…non posso “nù paru ‘e capretteddhi a lu furnu ccù cacioffoli e patati!
Mi chiedo cosa sarà andato a prendere ancora lo zio in macchina. Non lo  voglio sapere!
”  boccheggio guardandola allibita.
Non si rende minimamente conto del mio disappunto, e…“’On t’appricara! Cà, sì rimana ‘ncuna cosa…t’a mangi domana!!
Ma la mia dieta?! La fatica per parare il pranzo di oggi!?
Suonano di nuovo alla porta, sarà lo zio che porta il resto del pranzo (haimè!).
Ma, per fortuna (almeno mi sembra una fortuna) è mia sorella Anastasia con i due miei nipotini: Susi e Robertino. Lei  regge con difficoltà una scatola enorme, mentre Robertino è avvinghiato alla sua gabbietta con  annesso l’inseparabile criceto e Susi, praticamente senza salutare, entra mostrando ostentatamente una luminosa ciocca viola che le scende davanti gli occhi.
Buon…” ho appena il tempo di proferire questa parola che scivola a valanga il chiacchiericcio di mia sorella ormai patologicamente logorroica.
Robertino ha voluto portare il suo criceto!...bla, bla…Non c’è stato niente da fare, tu lo sai come sono questi bambini!!!...Bla, bla… Ma a te non darà nessun fastidio, tanto starà tutta la serata nella sua gabbietta…” poi rivolta a quello scricciolo del figlio “non è vero Robertino?” Ma Robertino è già seduto sul mio divano, intento ad aprire, con molto impegno, la gabbietta del suoi animaletto.
Si…ma…” niente, nemmeno adesso mi da il tempo di controbattere.
Sussi!” urla alla figlia “Quante volte ti ho detto di levarti quella orribile ciocca posticcia?...bla, bla…” ma anche qui la ragazzina non sembra ascoltare le proteste della mamma. E’ davanti il mio denigrato albero di Natale in nauseata contemplazione.
Zzì!” mi chiama “ma non lo potevi fare viola st’albero dè Natale!?” 
Mi chiedo perché mai, malgrado sia nata e vissuta a Catanzaro, questa ragazzina parli in quell’odiato dialetto romanesco. Certe volte ho il sospetto che mi prenda in giro.
Anastasia non mi da nemmeno il tempo di riflettere..
Ti ho portato un bella torta di mirtilli!” Perché poi di mirtilli, mi chiedo: io odio i mirtilli!
Cchìì!” interviene zia Tonina “cà comu ti vinna ‘mmenta mà accatti sa torta dè Mirtilli!!! A mmia ‘on mi piaciano ‘e nenta, e mancu a iddha…”  e si rivolge a zia Gegè che sta analizzando molto da vicino la mia bella tovaglia all’ultima moda “è ‘u vero Gegè?
Mentre mia sorella, per niente turbata dal giudizio delle zie, continuando a blaterare, vi avvia spedita in cucina, la zia Gegè mi da il crudo responso sulla mia tovaglia:
Chista è nà tuvagghja ‘e luttu Clotì!
Ma zia…” protesto.
Clotì…comu ti vinna ‘mmenta!!! Pura soritta…si presentau cu sa torta de mirtilli cchì poi ‘on sacciu mancu cchì sunnu…
Sì sapìa…” continua la zia Tonina “avera fattu nà bella pignolata!!” e sculettante si avvia in cucina.
Suonano di nuovo alla porta. Spero che sia lo zio, gli ospiti dovrebbero essere già tutti arrivati.
Si è lo zio con altre teglie pentole e pentoline chiuse in strofinacci a quadri coi lembi strettamente annodati sui coperchi.
Zio…” mi offro “ti aiuto!” e raccolgo un paio di pentole.
Dal salotto arriva la voce di zia Tonina “Veniti a la tavula cchì esta prontu ‘ma si mangia!”  
Si! Sarà meglio cominciare a mangiare, cerco di consolarmi, con la bocca piena, tutto sarà più facile.
Poso le pentole in cucina e mi avvio speranzosa nel salotto.
Orrore!!
Il mio centro tavola…sparito, anzi, no, è in terra, in un angolo sotto la finestra, i panini accanto ad ogni commensale non ci sono più, è una confusione immane di pentole e strofinacci schiusi, mentre un numero considerevole di mani  si muove freneticamente aumentando sempre più il disordine. . 
Rimango agghiacciata, ferma davanti a questo scempio, mentre la zia Tonina, seduta capotavola mi invita a sedermi e mangiare.
Clotì…moticatti, assettati…” poi, notando che il mio sguardo si è posato, melanconico, sul mio centrotavola,  si scusa “Cacciammi cchiddu cchì avivi mintutu ‘menzu ‘a tavula ‘ma facimu nu pocu ‘e postu. E’ megghiu ppemma si minta tuttu ccà ‘menzu, cussì ‘on saza nuddu!!
Ma, le posate?” chiedo, non vedendole più sul tavola, davanti ad ogni commensale.
L’eppimu ‘e cacciara..” interviene zia Gegè “cchì…vvoi ‘ma ti minti ‘ma lavi a Natala! Pigghia…pigghia!” e mi indica un groviglio di posatacce buttate alla rinfusa sulla mia bella tovaglia “…cchì Memè t’accattau chiddhi ‘e plastica!”.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]E’ tutto pronto per i miei ospiti. Li stupirò.
La tavola è apparecchiata alla perfezione: tovaglia natalizia (comperata in Via Frattina) blu con stampe di agrifoglio in verde, rosso e oro, qualche macchia bianca simula fiocchi di neve. Al centro, su un disegno delizioso di stelle di Natale rosso e oro, ho creato un centro tavola splendido con nastri, candele e rami di pino. 
L’albero di Natale poi, l’ho voluto completamente blu, con solo palline bianche. Elegantissimo! Naturalmente tutto in penombra. Ho abbassato le persiane e ho creato un ambiente caldo e raffinato con luci diffuse.
Per pranzo un menù un po’ elaborato ma estremamente elegante a base di pesce: linguine al tonno, per secondo scampi al gratin, spigola su tappeto di patate e carciofi, soutè di frutti di mare, il tutto accompagnato da una pittoresca insalata russa. Il dessert me lo porterà mia sorella Anastasia, ha insistito tanto!! “Sarà un successone!” mi ha detto. Ho seri dubbi, ma mi voglio fidare.
Ma ecco che suonano alla porta. Vado ad Aprire.
E’ la cugina Memè con la zia Gegè.
Baci, abbracci e convenevoli.
Poi…le prime stangate.
Clotilde!...se n’è andata la luca?” esordisce Memè guardandosi attorno “non vedo niente!
Ma no!” rispondo contrariata “ho preferito la penombra perché mi sembra di maggiore effetto!
Cosa?…fa difetto? Cos’è che fa difetto? Ho capito! non funziona la luce!” 
Oh! Mio Dio! Ho dimenticato completamente la completa sordità della cugina. Corro ai ripari accendendo tutte le luci. Addio magico effetto!
Adesso va meglio! Se n’era andata la luce?” 
Mentre cerco in qualche modo  di arrivare a compromessi con Memè…
E quest’albero di Natale!!!” questa e la zia Gegè “…come ti è venuto in mente di farlo di questo colore!” 
Cosa le rispondo? Non lo so!
Per fortuna suonano di nuovo alla porta: sono gli altri invitati. Sono salva!
Vado ad aprire la porta!” mi scuso eludendo la domanda.
Questa volta è la Zia Tonina e il marito. Hanno le braccia ingombre di roba varia.
Dov’è la cucina Clotì!” esordisce entrando.
Si! Dov’è!” ribadisce il marito dietro di lei.
Mentre la zia Gegè gira per casa curiosando e Memè è aggrappata ad uno dei panini che, molto elegantemente, avevo messo a destra di ogni commensale, accompagno i miei nuovi ospiti in cucine sperando che in quei contenitori così voluminosi e colorati non si nasconda quello che temo.
Ti ho portato tutto Clotì! pasta con le melanzane e pasta e fagioli…ho pensato bene di preparare due primi!”  
Ma zia…” cerco di contestare “Ti avevo detto che avrei preparato tutto io!” non ho parole pensando al mio raffinatissimo pranzo, che lei mi da una giustificazione per lei inoppugnabile “bella di mamma, non basta quello che hai preparato tu!” 
Ma zia..” protesto “ma come fai a saperlo…!
E’ inutile che parli, voi che venite dal nord, gli ospiti li fate morire di fame!...Clotilde…siamo in tanti!!!” poi, si rivolge al marito e allungando il braccio e indicando con la mano la via per la porta  d’ingresso “…vai…vai!   Vai a prendere l’altra roba che sta in macchina!” poi, continuando l’elenco “...e per secondo, ti ho portato anche melanzane ripiene, salsiccie e peperoni e patate…” Sono in apnea…non ho il coraggio di ascoltare e vedere oltre, ma…non posso “un paio di capretti al forno con carciofi e patate!” 
Mi chiedo cosa sarà andato a prendere ancora lo zio in macchina. Non lo  voglio sapere!
” boccheggio guardandola allibita.
Non si rende minimamente conto del mio disappunto, e…“Non ti preoccupare! Se rimane qualche cosa…te la mangi domani!!
Ma la mia dieta?! La fatica per parare il pranzo di oggi!?
Suonano di nuovo alla porta, sarà lo zio che porta il resto del pranzo (haimè!).
Ma, per fortuna  (almeno mi sembra una fortuna) è mia sorella Anastasia con i due miei nipotini: Susi e Robertino. Lei  regge con difficoltà una scatola enorme, mentre Robertino è avvinghiato alla sua gabbietta con  annesso l’inseparabile criceto e Susi, praticamente senza salutare, entra mostrando ostentatamente una luminosa ciocca viola che le scende davanti gli occhi.
Buon…” ho appena il tempo di proferire questa parola che scivola a valanga il chiacchiericcio di mia sorella ormai patologicamente logorroica.
Robertino ha voluto portare il suo criceto!...bla, bla…Non c’è stato niente da fare, tu lo sai come sono questi bambini!!!...Bla, bla… Ma a te non darà nessun fastidio, tanto starà tutta la serata nella sua gabbietta…” poi rivolta a quello scricciolo del figlio “non è vero Robertino?” Ma Robertino è già seduto sul mio divano, intento ad aprire, con molto impegno, la gabbietta del suoi animaletto.
Si…ma…” niente, nemmeno adesso mi da il tempo di controbattere.
Sussi!” urla alla figlia “Quante volte ti ho detto di levarti quella orribile ciocca posticcia?...bla, bla…” ma anche qui la ragazzina non sembra ascoltare le proteste della mamma. E’ davanti il mio denigrato albero di Natale in nauseata contemplazione.
Zzì!” mi chiama “ma non lo potevi fare viola st’albero dè Natale!?” 
Mi chiedo perché mai, malgrado sia nata e vissuta a Catanzaro, questa ragazzina parli in quell’odiato dialetto romanesco. Certe volte ho il sospetto che mi prenda in giro.
Anastasia non mi da nemmeno il tempo di riflettere..
Ti ho portato un bella torta di mirtilli!” Perché poi di mirtilli, mi chiedo: io odio i mirtilli!
Cosaa!” interviene zia Tonina “ma come ti è venuto in mente di comperare di comperare una torta di mirtilli!!! A me non piacciono affatto e nemmeno a lei…” e si rivolge a zia Gegè che sta analizzando molto da vicino la mia bella tovaglia all’ultima moda “è ‘u vero Gegè?
Mentre mia sorella, per niente turbata dal giudizio delle zie, continuando a blaterare, vi avvia spedita in cucina, la zia Gegè mi da il crudo responso sulla mia tovaglia:
Questa è una tovaglia di lutto Clotilde!” 
Ma zia…” protesto.
Clotì…come ti è venuto in mente!!! Pure tua sorella…si è presentata con quella torta di mirtilli, che poi, non so nemmeno che cosa sono…!
Se avessi saputo…” continua la zia Tonina “avrei preparato una bella pignolata!!” e sculettante si avvia in cucina.
Suonano alla porta. Spero che sia lo zio, gli ospiti dovrebbero essere già tutti arrivati.
Si è lo zio con altre teglie pentole e pentoline chiuse in strofinacci a quadri coi lembi strettamente annodati sui coperchi.
Zio…” mi offro “ti aiuto!” e raccolgo un paio di pentole.
Dal salotto arriva la voce di zia Tonina “Veni a tavola che pronto da mangiare!”  
Si! Sarà meglio cominciare a mangiare, cerco di consolarmi, con la bocca piena, tutto sarà più facile.
Poso le pentole in cucina e mi avvio speranzosa nel salotto.
Orrore!!
Il mio centro tavola…sparito, anzi, no, è in terra, in un angolo sotto la finestra, i panini accanto ad ogni commensale non ci sono più, è una confusione immane di pentole strofinacci schiusi, mentre un numero considerevole di mani  si muove freneticamente aumentando sempre più il disordine.  
Rimango agghiacciata, ferma davanti a questo scempio, mentre la zia Tonina, seduta capotavola mi invita a sedermi e mangiare.
Clotì…muoviti, vieni a sederti…” poi, notando che il mio sguardo si è posato, melanconico, sul mio centrotavola, si scusa “Abbiamo dovuto levare quello che avevi messo tu in mezzo la tavola per fare un po’ di posto. E’ meglio mettere tutto qua in mezzo, così non si alza nessuno!!
Ma, le posate?” chiedo, non vedendole più sul tavola, davanti ad ogni commensale.
Le abbiamo dovute levare!” interviene zia Gegè “perchè…vuoi metteri a lavare il giorno di Natale? Prendi…prendi!” e mi indica un groviglio di posatacce buttate alla rinfusa sulla mia bella tovaglia “…Memè ha comperato quelle di plastica!”.[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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