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Batman di Frank Miller

 

Batman
, oltre che essere uno degli eroi più amati di sempre, è probabilmente quello più a tinte fosche. Non per niente, viene chiamato il Cavaliere Oscuro. Da sempre ossessionato dall'omicidio dei genitori, a cui ha assistito da bambino, Bruce Wayne ha deciso di impiegare tutti i mezzi a sua disposizione per combattere il crimine. E questa è storia nota, a meno che ci sia qualcuno che è stato capace di “lisciare” tutti i fumetti, i film, le serie tv prodotte sull'incappucciato eroe della DC Comics.

Frank Miller è uno che nel noir ci sguazza letteralmente, si trova a suo agio come pochi altri. Era inevitabile che prima o poi questi due cattivi soggetti si incontrassero, e lo facessero col botto. È il 1986, Frank Miller ha quasi trent'anni, e nelle fumetterie esce “The Dark Knight Returns”.

 

Badate, non nelle edicole, solo nei negozi specializzati. Si veniva infatti da una grossa crisi per il fumetto, ed erano a migliaia le copie che restavano invendute. La Dc decide allora di proporre un prodotto di qualità, nella veste grafica come nell'impaginazione, libero da vincoli di censura.
Miller in questo modo può dare il meglio di sé, anche grazie al fatto che la storia è completamente fuori continuity

La vicenda si svolge in una Gotham ancora più decadente del solito, preda della criminalità, in particolare della gang dei Mutanti, esseri ottusi e malvagi con tendenze al cannibalismo. Il commissario Gordon è pronto per la pensione, e Bruce Wayne, ormai cinquantenne, ha ormai appeso il costume al chiodo. 

La situazione cambia quando Harvey Dent ( Due Facce ) viene scarcerato, innescando una reazione a catena. Bruce si mette nuovamente il costume per catturarlo, la popolazione si divide. Chi osanna Batman, vedendo in lui l'unica possibilità di salvezza, chi lo considera alla pari dei criminali che combatte. E Joker … Be', sapendo che il suo vecchio “amico” è tornato a scorrazzare per la città, può starsene con le mani in mano? Certo che no, quindi evade da Arkham

  

Tranquilli, non entrerò ulteriormente nei dettagli della storia, altrimenti perdereste poi il gusto di leggerla. Una cosa però devo aggiungerla. 
Se questa storia rappresenta il momento più oscuro della saga del cavaliere, chi potevano mandargli contro, se non Superman?
Batman vede tutto nero, mentre Superman, l'eterno boyscout, vede tutto bianco ( e secondo me risulta pure noioso, nel suo ostentato buonismo ).

Pare esserci di tutto in questa storia. Ma se fosse solo così, una buona trama e tanti nemici/amici, non sarebbe considerata una belle più belle storie di Batman – e del fumetto in generale – di sempre. 

La capacità di Frank Miller è quella di farci toccare con mano il degrado della città ( cosa che anni dopo porterà all'estremo in Sin City ), impotente e incapace di uscire dalla spirale di violenza nella quale è precipitata. A ridarle un po' di speranza è solo Batman, ma non tanto per le sue azioni, quanto per quello che rappresenta. La volontà di reagire, di tenere alta la testa per non affogare nella melma.

   

Il che è meno semplice di quel che sembra. Non dimentichiamo che Wayne ha cinquant'anni, e a quell'età il massimo dell'attività fisica che un miliardario si concede, è la partitella a golf. Saltare di palazzo in palazzo appeso a una fune, fare a pugni contro criminali che hanno meno della metà dei suoi anni e sono all'apice della loro forza, brutali e fuori di testa, è tutt'altro che una passeggiata di salute. 

Miller ci descrive un Batman sofferente per ogni colpo che riceve, preoccupato come non lo è mai stato, cosciente che ogni errore può costargli la vita. Altro che sbruffonate e frasi ad effetto! Eppure potrebbe tranquillamente godersi i suoi miliardi, consapevole di avere dato tanto per la sua città. 
Potrebbe, sì … Ma un eroe non può fare finta di niente. E Batman, a prescindere dalle sue motivazioni, è di certo un eroe. Uno dei più grandi, se si considera che super poteri non ne ha. Può fare conto solo sulle sue abilità, sulla sua mente analitica e sui suoi marchingegni ( esser miliardari avrà pure i suoi vantaggi! ).

  

Per quanto riguarda il disegno, Miller costruisce la tavola quasi in modo cinematografico, dando molta importanza all'espressività più che alla precisione. Il suo non è infatti un tratto pulito, e le chine di Klaus Janson ne aumentano la spigolosità. Grande importanza è data allo storytelling, cioè al narrare tramite immagini, senza bisogno di una voce fuori campo che spieghi ciò che succede. 
Tutto è chiaro è immediato, come un pugno allo stomaco.

Lo stesso John Romita Jr., che agli inizi della carriera aveva un tratto abbastanza incerto, pare aver preso abbastanza da Miller. Certo, Romita Jr. a conti fatti disegna meglio ( anche se poi tutto è soggettivo ), ma quello è il suo mestiere. Miller è, prima di tutto, un narratore, uno che costruisce storie eccelse e che lasciano senza fiato.
Come The Dark Knight Returns, appunto, che è decisamente un ottimo punto di partenza se voleste avvicinarvi a Batman, senza sentire il peso di oltre 70 anni di storia editoriale

Buona lettura, alla prossima!  :ok

 

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