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Donna Clotilde Racconta - Capitolo V

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Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Torniamo adesso dalla nostra donna Clotilde che, ormai arrivata a Catanzaro, sarà ospite della zia Gegè e della sua figliuola Memè.

Ecco la zia Tonina bardata con le sue innumerevoli chincaglierie di bigiotteria che, ai piedi della scaletta del pullman, sta ansiosamente aspettando che io scenda.
Clotiii!” mi chiama sbracciandosi e non faccio a tempo a scendere che già si preoccupa del mio bagaglio.  
…’a valigia Clotì… ‘a valigia!...pigghjatìlla, pigghjatilla ca te l’arròbbanu!!
No zia!” la tranquillizzo “sono nel bagagliaio! il conducente non l’ha ancora aperto!!!
Baci e abbracci di rito poi, aspettando i bagagli, cerco di sopportare il suo solito logorroicismo.
Clotì…bla bla bla…‘on t’avivi e separàra!! Pecchì…bla bla… cchì dìcianu i genti?
Zia…” cerco di cambiare argomento “ho una fame….!!
“ ‘On t’appricàra… bla bla… ti preparavi chiddhu cchì ti piacia: ‘nu bellu brodu caddhu!!
Detesto il brodo! Ma mi devo rassegnare. Per la zia il brodo è di prammatica dopo ogni viaggio, anche a Ferragosto!
Ringrazio e comincio a cercare la mia valigia. Sono tutti accalcati davanti al bagagliaio, mentre la zia continua imperterrita a parlare.
Vidi cà ti liberàvi n’anta dà càmbera e Memè…bla bla… natra do corridoiu…ddha ‘nci minti ‘a rròbba tua… bla bla …
Grazie zia!” e, intanto, io quasi completamente infilata nel bagagliaio del pullman, cerco disperatamente di estrarre la mia valigia.
T’acconsàvi ‘nu lettu ‘ntà càmbera dè Memè…bla bla…” continua gridando perché mi giunga la sua voce tra lo schiamazzo generale dei passeggeri.
Ho quasi estratto la  mia valigia, ma ho serie difficoltà a star dietro alle continue domande che mi rivolge la zia, comincio a chiedermi quanto resisterò a casa sua.
Dove hai la macchina?” chiedo sperando di troncare in qualche modo la valanga di parole che mi travolge.
Clotì, a machina è ddhà…davanti ‘u “Cavature!” e mi indica la sua arcaica “seicento” bianca, parcheggiata in modo non del tutto ortodosso.
Ma zia… - protesto – non sei ancora riuscita a disfarti di questa vecchia macchina?
Lei mi guarda indignata “a Clotì! Puru tuuu!!! ‘on ‘u vidi cchì esta ancora nova?!” e, bla bla bla, mi fa girare intorno mostrandomi tutto ciò che conferma la sua tesi “ ‘On ‘u vidi cchì ‘on ava mancu n’ammaccatura…ppecchì l’avera ‘e cangiara!?
Ma zia! Non ti rendi conto che è così vecchia che ti può lasciare per strada (Dio non voglia!)! Non troveresti nemmeno i pezzi di ricambio…non la fabbricano da una vita!” Insisto cercando di convincerla.
A Clotì…lassami ‘n pace peffavòra!!!” poi mi si avvicina, le labbra quasi all’orecchio “ si voi ‘ma ti dicu ‘a verità…sacciu guidara sulu chista!
Montiamo in macchina e, dopo un’ora di manovre, finalmente ci avviamo verso casa.
Lei non smette ti parlare e di collezionare infrazioni su infrazioni.
Sòritta… - continua a parlare –‘on potta venira, ppecchì bla bla….bla bla…!
Zia…frenaaa!
…eppa da fara…bla bla…bla…
A destra! Zia! Guarda a destraaaaa…!
‘U sai com’esta sòritta! quandu …bla bla…
Attenta!! non passi da lì….non passiiii!!!” e chiudo gli occhi.
…ava sempa cchì fara chiddha…bla bla…!!
Mi sembra di stare al Luna Park!!!
Poi, improvvisamente accosta al marciapiede, abbassa il finestrino e chiama: “Peppììììì!! Peppinù!!
Perché ti fermi zia?
Haju d’accattàra ‘u latta e nu morzu ‘e pana ppè domani matìna!” mi risponde e, intanto si sporge dal finestrino e continua a chiamare a squarciagola: “Peppìììì!!! Peppinùùù!!!” 
Ma zia…!” Cerco di fermarla mentre i passanti si girano divertiti a guardarla.
Ma ecco che compare dal negozio di generi alimentari questo fantomatico Peppino.  E’ robusto e tarchiato, le maniche arrotolate sulle braccia villose. Le va incontro pulendosi le mani sul grembiule che, un tempo, doveva essere bianco. 
Donna Tonì… dicitimi!” e, avvicinatosi alla macchina, poggia l’avambraccio sul finestrino abbassato della zia e, infilando la testa nell’abitacolo per sbirciare chi è seduto al suo fianco …  “Aviti bisognu ‘e ‘ncuna cosa?” continua.
M’averèvu ‘e portara nu paru ‘e sfilatinu ‘e pana e dù litri ‘e latta…friscu!
Ppè quandu ve l’haju ‘e portàra?
Mo mò…- poi, voltandosi verso di me e indicandomi -vinna ‘a niputa mia ‘e fora! Domani ava ‘e fara colazziòne!
Comu voliti donna Tonì! Vi mandu subbitu ‘u guagliùna!!” poi rivolgendosi  a me “salutamu signò!” e rimettendosi in posizione verticale e mani ai fianchi “Bbona sera donna Tonì! Nì vidìmu!”  e la zia, pericolosamente, riparte. 
Come Dio vuole arriviamo a destinazione.
Trascino faticosamente la valigia nell’ascensore e, tra i suoi “blabla”,  entriamo finalmente in casa. Non vedo l’ora di aprire la valigia, levarmi le scarpe, infilarmi quelle mie belle pantofole nuove e, soprattutto, andare a dormire senza sentire più la voce di zia Gegè, ma…“No! No, Clotì! Lassa stara sà valigia! Mò hai ‘e mangiàra…sì dijuna dò tuttu!!!”  è irremovibile. Mi trascina in cucina dove trovo già la tavola apparecchiata per due.
Ma zia…” mi difendo disperatamente, ma lei non sembra sentirmi: ha ormai acceso il gas sotto il pentolone del brodo e  il tiraggio della cucina.
Ma Memè? Dov’è?” Le chiedo, ma è troppo indaffarata per sentirmi. Non importa: è finito  finalmente quel suo continuo cicaleccio e poi, avrò certo modo di incontrare mia cugina prima o poi. Così mi siedo, i piedi mi fumano, ma sento uno strano rumore…ritmico, profondo…ora sembra quasi un fischio…Mi guardo in giro, non riesco  a capire da dove venga e cosa mai lo possa provocare. So solo che è estremamente fastidioso.
Zia, senti anche tu questo strano rumore?” le chiedo.
‘On sentu nenta!” molto probabilmente il rumore del tiraggio della cappa non le permette di sentire altro.
Non mi preoccupo più di tanto consolandomi del fatto che molto probabilmente sarà un rumore proveniente dal piano di sopra o dall’appartamento a fianco. Ingurgito a malincuore il brodino troppo caldo e quello scialbo pollo lesso; intanto la zia ha ripreso a parlare. Sono troppo stanca per seguire i suoi discorsi, mi limito ad assentire, mentre quel maledetto rumore mi trapana il cervello.
Sono stanca e ho sonno! Ad un certo punto, al colmo dell’esasperazione e della stanchezza, mi alzo da tavola e  le chiedo il permesso di andare a dormire.
Ca comuuu! Hai d’essera stanca morta beddha mia…bla bla…!! Veni…veni cà t’accumpagnu a la càmmera ‘e Memè!
Trascino la mia valigia stancamente mentre quel maledetto rumore diventa sempre più forte. 
Zia Gegè, apre finalmente la porta della stanza. Ho un attimo di panico. Scopro finalmente l’origine del fastidiosissimo rumore: una massa informe di carne vibra sotto il lenzuolo: è Memè che russa!!!!


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.


Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Torniamo adesso dalla nostra donna Clotilde che, ormai  arrivata a Catanzaro, sarà ospite della zia Gegè e della sua figliuola Memè.


Ecco la zia Tonina bardata con le sue innumerevoli chincaglierie  di bigiotteria che, ai piedi della scaletta del pullman, sta ansiosamente aspettando che io scenda.
Clotiii!” mi chiama sbracciandosi e non faccio a tempo a scendere che già si preoccupa del mio bagaglio.  
… la valigia Clotì… la valigia!...pigliala, pigliala che te la rubano!” 
No zia!” la tranquillizzo “sono nel bagagliaio! il conducente non l’ha ancora aperto!!!
Baci e abbracci di rito poi, aspettando i bagagli, cerco di sopportare il suo solito logorroicismo.
Clotì…bla bla bla…non ti dovevi separare!! Perché..bla bla…che dirà la gnente!” 
Zia…” cerco di cambiare argomento “ho una fame….!!
Non ti preoccupare … bla bla… ti ho preparato quello che ti piace: un bel brodo caldo!!
Detesto il brodo! Ma mi devo rassegnare.  Per la zia il brodo è di prammatica dopo ogni viaggio, anche a Ferragosto!
Ringrazio e comincio a cercare la mia valigia. Sono tutti accalcati davanti al bagagliaio, mentre la zia continua imperterrita a parlare.
Guarda che ti ho svuotato un’anta dell’armadio della camera di Memè …bla bla… un’altra nell’armadio del corridoio…là puoi mettere la roba tua … bla bla…
Grazie zia!” e, intanto, io quasi completamente infilata nel bagagliaio del pullman, cerco disperatamente di estrarre la mia valigia.
Ti ho aggiustato il letto in camera di Memè …bla bla…” continua gridando perché mi giunga la sua voce tra lo schiamazzo generale dei passeggeri.
Ho quasi estratto la  mia valigia, ma ho serie difficoltà a star dietro alle continue domande che mi rivolge la zia, comincio a chiedermi quanto resisterò a casa sua.
Dove hai la macchina?” chiedo sperando di troncare in qualche modo la valanga di parole che mi travolge.
Clotì, la macchina è là …davanti  la statua del Cavatore!” e mi indica la sua arcaica “seicento” bianca, parcheggiata in modo non del tutto ortodosso.
Ma zia… - protesto – non sei ancora riuscita a disfarti di questa vecchia macchina?
Lei mi guarda indignata “Clotì! Pure tuuu!!! Non lo vedi che è ancora nuova?!”  e, bla bla bla, mi fa girare intorno mostrandomi tutto ciò che conferma la sua tesi “Non vedi che non ha nemmeno un’ammaccatura…perché la dovrei cambiare?” 
Ma zia! Non ti rendi conto che è così vecchia che ti può lasciare per strada (Dio non voglia!)! Non troveresti nemmeno i pezzi di ricambio…non la fabbricano da una vita!” Insisto cercando di convincerla.
Clotì…lasciamo in pace per favore!!!”  poi mi si avvicina, le labbra quasi all’orecchio “se vuoi sapere la verità…so guidare solo questa!”  
Montiamo in macchina e, dopo un’ora di manovre, finalmente ci avviamo verso casa.
Lei non smette ti parlare e di collezionare infrazioni su infrazioni.
Tua sorella … - continua a parlare – non è potuta venire perché bla bla….bla bla…!
Zia…frenaaa!
…ha avuto da fare…bla bla…bla…
A destra! Zia! Guarda a destraaaaa…!
Lo sai com’è tua sorella! quando…bla bla…
Attenta!! non passi da lì….non passiiii!!!” e chiudo gli occhi.
…ha sempre da fare quella…bla bla…!!
Mi sembra di stare al Luna Park!!!
Poi, improvvisamente accosta al marciapiede, abbassa il finestrino e chiama: “Peppììììì!! Peppinù!!
Perché ti fermi zia?
Devo comperare il latte e un pezzo di pane per domani mattina!” mi risponde e, intanto si sporge dal finestrino e continua a chiamare a squarciagola: “Peppìììì!!! Peppinùùù!!!” 
Ma zia…!” Cerco di fermarla mentre i passanti si girano divertiti a guardarla.
Ma ecco che compare dal negozio di generi alimentari questo fantomatico Peppino.  E’ robusto e tarchiato, le maniche arrotolate sulle braccia villose. Le va incontro pulendosi le mani sul grembiule che, un tempo, doveva essere bianco. 
Donna Tonì… ditemi!” e, avvicinatosi alla macchina, poggia l’avambraccio sul finestrino abbassato della zia e, infilando la testa nell’abitacolo per sbirciare chi è seduto al suo fianco …  “Avete bisogno di qualche cosa?”  continua.
Mi dovreste portare un paio di filoni di pane e un litro di latte …fresco!” 
Per quando ve lo devo portare?” 
Adesso, adesso… - poi, voltandosi verso di me e indicandomi – è venuta mia nipote da fuori! Domani deve fare colazione!” 
Come volete donna Tonina! Vi mando subito il ragazzo!”  poi rivolgendosi  a me “vi saluto signora!” e rimettendosi in posizione verticale e mani ai fianchi “Buona sera donna Tonina! Ci vediamo!” e la zia, pericolosamente, riparte. 
Come Dio vuole arriviamo a destinazione.
Trascino faticosamente la valigia nell’ascensore e, tra i suoi “blabla”,  entriamo finalmente in casa. Non vedo l’ora di aprire la valigia, levarmi le scarpe, infilarmi quelle mie belle pantofole nuove e, soprattutto, andare a dormire senza sentire più la voce di zia Gegè, ma…“No! No, Clotì! Lascia stare questa valigia! Adesso devi mangiare…sei digiuna del tutto!!!” è irremovibile. Mi trascina in cucina dove trovo già la tavola apparecchiata per due.
Ma zia…” mi difendo disperatamente, ma lei non sembra sentirmi: ha ormai accesso il gas sotto il pentolone del brodo e  il tiraggio della cucina.
Ma Memè? Dov’è?” Le chiedo, ma è troppo indaffarata per sentirmi. Non importa: è finito  finalmente quel suo continuo cicaleccio e poi, avrò certo modo di incontrare mia cugina prima o poi. Così mi siedo, i piedi mi fumano, ma sento uno strano rumore…ritmico, profondo…ora sembra quasi un fischio… Mi guardo in giro, non riesco  a capire da dove venga e cosa mai lo possa provocare. So solo che è estremamente fastidioso.
Zia, senti anche tu questo strano rumore?” le chiedo.
Non sento niente!”  molto probabilmente il rumore del tiraggio della cappa non le permette di sentire altro.
Non mi preoccupo più di tanto consolandomi del fatto che molto probabilmente sarà un rumore proveniente dal piano di sopra o dall’appartamento a fianco. Ingurgito a malincuore il brodino troppo caldo e quello scialbo pollo lesso; intanto la zia ha ripreso a parlare. Sono troppo stanca per seguire i suoi discorsi, mi limito ad assentire, mentre quel maledetto rumore mi trapana il cervello.
Sono stanca e ho sonno! Ad un certo punto, al colmo dell’esasperazione e della stanchezza, mi alzo da tavola e  le chiedo il permesso di andare a dormire.
Ma certo! Bella mia…devi essere stanca morta…bla bla …!!vieni…vieni che ti accompagno alla stanza di Memè!
Trascino la mia valigia stancamente mentre quel maledetto rumore diventa sempre più forte.
Zia Gegè, apre finalmente la porta della stanza. Ho un attimo di panico. Scopro finalmente l’origine del fastidiosissimo rumore: una massa informe di carne vibra sotto il lenzuolo: è Memè che russa!!!![/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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