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Watchmen: L’Uomo Sotto la Maschera

Who Watches the Watchmen? - Chi Controllerà i Guardiani?

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Ero un po’ indeciso su come inaugurare ufficialmente la rubrica. Poi, mentre riordinavo alcuni fumetti, mi sono ritrovato tra le mani Watchmen e, dopo averlo riletto per l’ennesima volta, tutti i dubbi sono scomparsi.

L’intera saga è in realtà una maxiserie di 12 numeri, usciti tra il settembre del 1986 e l’ottobre del 1987.  Alan Moore, coadiuvato da Dave Gibbons alle matite e da John Higgins ai colori, ci presenta la sua personale visione dei super eroi, tutt’altro che idilliaca. Reduce dai successi di “V per Vendetta”, lo scrittore inglese ci mostra gli uomini sotto la maschera, sviscerandone i tratti psicologici più nascosti.  Dave Gibbons a sua volta è perfetto con il suo tratto classico e pulito, contenuto quasi sempre in 9 vignette per pagina, tutte rigorosamente rettangolari. Nessun esperimento grafico, niente linee cinetiche che tanto vanno di moda adesso, il suo è uno stile è un po’ retrò, quasi da Golden Age. Lo segue in questa scelta stilistica Higgins, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

La vicenda, ambientata nel 1985, si apre con l’omicidio di Edward Blake, il Comico, uno dei personaggi principali della vicenda. Qualcuno si sta liberando dei supereroi? E in questo caso, di chi si tratta e perché, visto che i gruppi in costume sono stati messi al bando dal Keen Act del 1977?

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Ma facciamo un passo indietro. Super esseri in realtà non ce ne sono (eccetto uno), in quanto sono tutti atleti ben allenati, tanto che Moore usa il termine “avventurieri in costume". Chi cerca maggiormente di sopperire a questa carenza è Nite Owl II, che con tutta la sua attrezzatura tecnologica, tra cui una Gufo-mobile volante e dei visori notturni, potrebbe sembrare una copia in tono minore di Batman. A differenza del ben più famoso Cavaliere Oscuro però, Dan Dreiberg, questo il suo nome da civile, ha intrapreso la lotta al crimine perché ricco, annoiato e bisognoso di sentirsi come un cavaliere dei tempi che furono. Tuttavia, il fatto che riesca a fare sesso con Laurie solo dopo essere ritornato in attività, mette in evidenza tutta la sua scarsa autostima, probabilmente derivante dal fatto che, senza le sue attrezzature, sarebbe il più debole di tutto il gruppo.

Il Comico sembra la sua controparte, un essere rozzo, un militare cinico e disilluso che crede solo in se stesso, pronto a sparare sulla folla in rivolta senza pensarci due volte, o a uccidere una donna vietnamita che porta in grembo suo figlio (anche se non viene mai confermato che fosse lui il padre) e non provare il minimo rimorso. A suo agio con le armi e con la guerra, di indole solitaria, è uno di quelli che meno crede nell’utilità di un gruppo di gente in maschera. Di fatto è anche quello che più di altri riesce a scoprire il marcio anche se si annida sotto una maschera dorata, il che lo porta ad essere un personaggio troppo scomodo. Non a caso è la prima vittima.

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I personaggi più riusciti però, quelli caratterizzati meglio, secondo me sono Dr. Manhattan e Rorschach ( in assoluto il mio preferito). Il primo è in realtà l’unico a possedere poteri, ottenuti a causa di un’esplosione che, invece di ucciderlo, lo ha reso praticamente onnipotente e onnisciente, in grado di creare qualunque cosa, di teletrasportarsi, di essere in più posti contemporaneamente, di ricreare se stesso etc. La lista è infinita, e se vogliamo è proprio questo essere dalla pelle blu la digressione più supereroistica che Moore concede ai suoi lettori. Tuttavia, questi poteri sono controbilanciati da un’assenza di emozioni che, a poco a poco, gli fanno perdere interesse per le cose terrene. D’altronde creare un personaggio così potente, per renderlo parte attiva del “gioco”, porterebbe a risolvere ogni situazione con uno schiocco di dita, come un “deus ex machina”, relegando gli altri personaggi a semplici spettatori non paganti. Con Moore però, niente è mai scontato, per cui è bene tenere d’occhio il Dr. Manhattan ( Jon Osterman) fino alla fine.

Chi invece è attivissimo, è Rorschach. La paura che incute nei malviventi è qualcosa di incredibile, se pensiamo che non è un abile ginnasta, un body builder ipertrofico e non porta mille armi sotto il soprabito. Eppure quando arriva lui, l’unico a non aver mai accettato il prepensionamento anticipato imposto dal governo, i malviventi si scambiano occhiate di terrore. Emblematica la scena della cella, in cui sembra spacciato. L’ex boss Big Figure e i suoi scagnozzi vogliono infatti vendicarsi, ma … mai mettere una tigre all’angolo. E non è un caso che, alla fine di un capitolo dedicato prevalentemente a questo oscuro personaggio, Alan Moore riporti questi versi di William Blake, giocando anche sulla simmetria delle macchie di rorschach, riprodotte sulla maschera del character omonimo:

“Tigre, tigre, bruci ardente nella selva della notte. Quale mano o occhio immortale forgiò la tua tremenda simmetria?”

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Con Ozymandias e Silk Spectre II si chiude la carrellata dei Crime Busters, la seconda e ultima generazione di avventurieri in costume, venuta dopo i Minutemen. Sotto il primo pseudonimo si nasconde Adrian Veidt. Ricco e geniale, è stato in grado di sfruttare la sua immagine per creare un impero economico. All’apparenza il più buono, è invece amorale e, inseguendo le gesta di Alessandro Magno prima e di Ramsete II poi, dà libero sfogo ai suoi progetti megalomani e utopici. Ovviamente, il fine giustifica i mezzi.

Su Spettro di Seta II alias Laurie Juspeczyk, che ha deciso di seguire le orme della madre, c’è da dire principalmente che è responsabile di gran parte delle azioni sia di Dr. Manhattan che di Nite Owl II. Ah, cosa non può fare un bel visino … In realtà ci sarebbe pure altro, ma non voglio mica rovinarvi la sorpresa, perché magari molti di voi non hanno visto il ( veramente ben fatto) film di Zack Snyder. Nel caso abbiate in progetto di farlo, vi consiglio di leggere prima il fumetto.

Alan Moore infatti tesse un intreccio elaborato che porta a diversi piani di lettura. Addirittura, durante lo svolgimento dell’intera vicenda un ragazzo sfoglia un fumetto, “I racconti del vascello”, che va letto attentamente. Questa meta-lettura vuole idealmente catapultarci in un universo reale, non ambientato nel classico mondo DC. Superman e Flash vengono infatti citati come semplici personaggi di fantasia. Le paure che vive la gente sono reali. Il timore di una guerra nucleare, dopo anni di pace apparente, getta la popolazione nel panico. Le prospettive personali cambiano, i valori morali si capovolgono o perdono significato. Inoltre, alla fine di ogni capitolo Moore mette estratti di romanzi, di giornali e di documenti, rendendo ancora più tridimensionali i suoi personaggi.

I protagonisti agiscono talvolta sullo sfondo, impotenti di fronte agli eventi che si susseguono, consci della propria mortalità. Chi muore resta defunto, non c’è nessun patto con gli inferi che potrà cambiare le cose. L’unica cosa con cui si può venire a patti è la propria coscienza, imbavagliata e messa a tacere in nome di un bene comune o forse, chissà, solo per paura. L’unico “puro”, a modo suo, è Rorschach, che non vuol sentir parlare di sfumature di grigio. C’è il bianco e c’è il nero. C’è quello che è giusto e quello che è sbagliato. I compromessi non sono accettabili, punto e basta.

Watchmen non ci mostra cavalieri senza macchia e senza paura, evidenzia piuttosto i difetti e la moralità ambigua di persone che, senza la maschera, rischierebbero di passare un’esistenza anonima. Non più dunque eroi del popolo, ma eroi imposti al popolo. Non a caso Alan Moore ha preso il titolo da un passo di Giovenale:

“ … sed qui custodiet ipso custodes?”

Chi controllerà i guardiani? Nessuno, a quanto pare. Più vigilanti che eroi, dunque, e più vicini a Punisher e a Batman, che non a Spider Man o Superman. Questo influenzerà in maniera sostanziale i fumetti post-Watchmen, che presenteranno personaggi sempre più  dark e sul filo della legalità. Dunque è tutto corrotto? Questo lascio deciderlo a voi, consigliandovi caldamente la lettura di quello che è un vero e proprio romanzo disegnato, vincitore di una miriade di premi ( tra i quali 5 Eisner Awards, 4 Kirby Awards e 1 Premio Hugo) e pieno zeppo al suo interno di riferimenti al mondo reale e a quello dei fumetti, che vi sfido a trovare.

Buon divertimento, alla prossima. ;)

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