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La Lunga Marcia

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La lunga marcia è uno dei romanzi meno conosciuti di Stephen King, ma c’è una spiegazione logica a questo. Pubblicato nel 1979, uscì come l’opera di un certo Richard Bachman. All’epoca King era già ampiamente famoso - Carrie, Shining e L’ombra dello scorpione non hanno bisogno di grandi presentazioni -  e decise di concedersi il lusso di pubblicare sotto pseudonimo alcuni dei suoi primi romanzi - questo fu scritto all’età di 20 anni -  per vedere che effetto avrebbero avuto tra il pubblico. L’accoglienza fu tiepida, ma quando successivamente venne svelato tutto, le vendite subirono una notevole impennata, come era prevedibile.
Io ho letto questo libro diversi anni fa, ma mi è sempre rimasto impresso perché è agghiacciante nella sua semplicità. La trama è presto spiegata: cento ragazzi prendono parte ad una marcia che va dal Maine alla costa est degli Stati Uniti, e vince chi sopravvive. Si, perché quando si rallenta il passo, si riceve una ammonizione, e dopo tre ammonizioni intervengono i soldati, fucilando il concorrente. C’è da tenere presente che chi prende parte a questo gioco al massacro, lo fa volontariamente. Certo, il vincitore potrà chiedere qualunque cosa per il resto dei suoi giorni, ma non può bastare come motivazione. Ecco quindi che King ci porta dentro la mente dei concorrenti, facendoci capire le più recondite ragioni che li hanno spinti a partecipare a questo cruento spettacolo televisivo, il più importante dell’anno. Il pubblico, in tutto questo, attende in maniera morbosa che i concorrenti muoiano, per poi appropriarsi degli oggetti a loro appartenuti. La narrazione, come dicevo, è molto lineare e scorrevole, niente a che vedere con gli intrecci complicatissimi ai quali ci ha abituati il re del terrore, ma questo non va a discapito della qualità.
Anzi, credo sia il suo punto di forza, perché la storia tiene incollati fino all’ultima pagina.
Non ci saranno mostri spaziali o clown assassini, ma la tensione, quella si che c’è.
Io mi sento di consigliarlo, e proprio per questo non mi dilungo oltre nei dettagli, per non togliervi il piacere della lettura.
Per finire, aggiungo che nel 2010 è stato realizzato, da questo romanzo, un film diretto da Frank Darabont. Non l’ho visto, ma considerato che dal connubio King – Darabont sono nati  “Il miglio verde”, “Le ali della libertà” e “The Mist”, credo valga la pena dargli un’occhiata ;) .

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