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Innamorarsi a Manhattan

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Spesso la ricerca di un film che riesca a far palpitare il cuore è come una corsa senza fine costellata da mille delusioni. Commedie stucchevoli, thriller già visti e horror privi di suspance sono la routine nella casa di un appassionato.
Poi all'improvviso, una sera come tante altre, un lampo accecante ci sveglia dal torpore e, quasi stupiti, assistiamo ad uno spettacolo capace di farci provare emozioni sopite sotto strati di pesante mediocrità.
E' proprio questo Innamorarsi a Manhattan: una saetta o, se preferite, una piccola perla nell'oceano cinema...

Trama:
"Il primo amore non si scorda mai". E' questa la lezione che Gabe Burton, ragazzino di soli 11 anni, è costretto ad imparare vivendo sulla sua pelle uno dei momenti più belli della vita di ogni ragazzo. Siamo nell'Upper West Side di Manhattan, dove Gabe passa le sue giornate circondato dai soliti amici e del tutto indifferente al sesso opposto. Ma un giorno come un altro....
Pene d'amore, grandi gesti e quotidianità..troviamo tutto in questa piccola favola che insegna a ricordare emozioni perse nel tempo.

        

Recensione:

New York, più precisamente Manhattan. Sfondo oramai classico per la commedia romantica americana, la "grande mela" riesce ancora a stupire con i teatri di Broadway, il Grenweech Village[ e Central Park che affascinano come raramente era accaduto in passato.
Se la fotografia di Tim Orr, pulita e luminosa, è una delle armi vincenti della pellicola, non si può non sottolineare come la vera innovazione sia data dalla particolare prospettiva in cui viene posto lo spettatore.
La telecamera ad "altezza ragazzino" permette infatti di cogliere sfumature insolite della grande città: si vive nella continua alternanza tra grandi edifici e piccoli appartamenti, enormi parchi e minuscoli giardini. Il risultato è una dinamica fuori dal comune che, oltre ad essere esaltante in termini fotografici, mette i due protagonisti qunto mai a loro agio in un mondo di adulti che tuttavia sembra fatto solo per loro.

Gabe (Josh Hutcherson, giovane e talentuosa stella di Holliwood, già vista in film come "Zathura" o "Un ponte per Terabithia") e Rosemary (Charlie Ray, attrice forse un po' troppo sottovalutata) vivono entrambi a New York e provengono  da ambienti sociali differenti. Ma non è di questo che parla il film, come non parla della complicata situazione familiare del piccolo primo attore. E' l'amore il vero protagonista, meglio dire "il primo amore".
Gabe e Rosemary hanno infatti poco più di 11 anni e sono alle prese con i primi baci (il primo bacio) e con la prima vera esperienza sentimentale.

In realtà l'originalità della pellicola sta tutta qui qui.
Nessun altro colpo di scena e niente di nuovo per chi si aspetta un gioiello cinematografico ricco di trovate più o meno geniali. Ma è proprio questo puntare in basso che, con ogni probabilità, rende speciale la storia.
Non preoccupati dal dare un significato profondo ad ogni sequenza, Mark Levin e la moglie Jennifer Flackett (che ha contribuito in maniera determinante alla scrittura del soggetto e della sceneggiatura) hanno così potuto prestare la massima attenzione alla realtà emotiva vissuta dai piccoli ragazzi, riuscendo a trasmettere allo spettatore ben più di una emozione passeggera.
Il risultato è un film veloce e ricco di ironia, che non si prende mai sul serio e che è tanto vero da far commuovere.
Cosa lascia oltre al ricordo di una bella serata?
La certezza che il primo amore non si scorda mai e la convinzione che non c'è limite d'età per l'amore.
Siamo tutti Gabe in fondo al cuore, l'importante è non dimenticarlo mai...

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