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Britpop, nascita e morte di un genere musicale

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Qualche giorno fa, mentre facevo un giro nel reparto cd di una nota catena di elettronica, mi sono imbattuto nelle versioni rimasterizzate dei primi album degli Oasis, “Definitely Maybe” e “(What's the story) morning glory?” Oltre a tracce aggiuntive, i cd contenevano booklet con foto, interviste e altre chicche del genere. Operazione commerciale, presumibilmente scaturita come celebrazione per   
i vent'anni dall'esordio, nonostante il gruppo sia sciolto ormai da diversi anni. Ad ogni modo, questa scoperta mi ha fatto ripensare agli anni del “brit pop”,  a chiedermi cosa fosse esattamente, e perché abbia rivestito tutta questa importanza. 
Cercando un po' nel web, ho visto che c'è chi colloca la nascita del movimento addirittura a fine anni '80, inserendo nella lista decine e decine di gruppi, alcuni dei quali veramente agli antipodi con quel tipo di musica, come i Manic Street Preachers, i Radiohead o le Elastica. [...]

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Fine delle comunicazioni

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Mi dispiace ma non mi unirò al coro degli indignati e dei paladini della libertà di espressione che, in queste ore e nei prossimi giorni, si leverà per ribadire la propria supremazia culturale sul resto del mondo barbaro e incivile. Non prenderò le parti nè dell’una nè dell’altra parte. Renderò noto solamente il mio disgusto per un genere, quello umano, regredito allo stato primitivo, incapace di comunicare e dunque di entrare in relazione.
Di fronte alle scene di guerriglia parigine il mio unico sentimento non è quello dello stupore o dell’indignazione no, c’era solo da aspettarselo prima o poi. Il sentimento che provo è quello della delusione per il genere umano. Il fallimento dell’umanità è ormai sotto gli occhi di tutti.
Non mi sento parte di una civiltà, quella occidentale, incapace di comunicare, di provare sensibilità e rispetto nei confronti di culture diverse dalla propria, così come non mi sento parte di una civiltà, quella mussulmana... [...]

Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it

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Per fare la rivoluzione basta una rosa

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Si chiama Rosario Benedetto, ha 31 anni, e dalla provincia di Varese ha deciso di trasferirsi in Calabria esattamente a Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, dove vive da un paio d’anni. A far cosa? Vi chiederete voi. A ripiantare le rose a Roseto che, in epoca greco-romana, venivano coltivate e utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite.
Chi ha letto “L’uomo che piantava gli alberi”, di Jean Giono, potrà comprendere che si tratta di una storia semplice ma allo stesso tempo capace di propagarsi come le radici di un albero, in questo caso di una rosa. Questo Elzéard Bouffier dei giorni nostri è un rivoluzionario. Mentre la maggior parte dei nostri contemporanei è impegnato a fare a gara a chi fa più rumore, con l’intento dichiarato di fare la rivoluzione, c’è chi la compie quotidianamente in silenzio. Le trasformazioni più efficaci sono quelle che avvengono lentamente e in solitudine, scrive Giono, sono quelle che entrano nell’abitudine senza provocare stupore. E’ l’unico modo per non essere disturbati e proseguire nei propri intenti. [...]

Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it

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Correva l'anno 1992, e a livello videoludico accadde qualcosa che aveva il sapore della rivoluzione. 
Fino a quel momento, l'attività preferita dai videogiocatori era saltare addosso ai nemici e raccogliere monete o, al massimo, menare cazzotti ai vari Final Fight o Street Fighter. C'erano anche gli sparatutto, certo, ma nessuno riusciva a comunicare realmente una sensazione di violenza, di cattiveria. Era il 1992, dicevamo, e i ragazzi di allora si trovarono a fare i conti con Wolfenstein 3D, considerato il primo sparatutto in soggettiva (FPS). Azione frenetica, sangue a fiumi, nazisti da combattere, svastiche sparse ovunque (causa di infinite polemiche e censure), e soprattutto una visuale in prima persona che portò a una immedesimazione senza precedenti. 
Tralasciando i numerosi “figli” legittimi (Doom e Quake) e non (lista potenzialmente infinita), validi e meno validi, facciamo un salto fino al 2014 inoltrato. [...]

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Coca Cola dieci volte al giorno, perché?

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Il mondo è bello perché è vario, e su questo c'è poco da dire. 
Certa gente però è davvero strana, e chissà perché decide di dedicarsi agli “esperimenti” più improbabili, privi di qualsiasi base scientifica. È il caso dell'americano George Prior, il quale  ha bevuto 10 lattine di Coca Cola al giorno per un mese. Questa mossa geniale ha portato l'uomo, un cinquantenne salutista con il fisico in perfette condizioni, a prendere 11 kg e ad avere problemi nel dormire. Anche i valori della pressione sono schizzati alle stelle. 
Il tutto per giungere alla conclusione che eccedere con le bevande zuccherate fa male...
C'era bisogno di rovinarsi così per giungere a questa “rivelazione”? [...]

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La revoluzione dei visionari in Aspromonte

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Domenica 30 novembre un gruppo di visionari calabresi si è materializzato alle pendici dell’Aspromonte, all’estrema propaggine della regione, per dialogare sensibilmente sulla Calabria e i calabresi. Appassionati, scrittori, agronomi, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, artisti, cittadini. Tutti insieme hanno provato ad immaginare la Calabria che verrà.
L’augurio è che occasioni del genere possano ripetersi con maggiore frequenza. L’augurio è riuscire sempre più frequentemente a spegnere o spengere che dir si voglia la tv (dove si assiste passivamente alla celebrazione del virtuale e all’abbruttimento delle coscienze) per accendere le occasioni di incontro e dialogo (spazi dove costruire e ricostruire la nostra realtà) come quella di domenica. Radunare dei calabresi per parlare di Calabria e per provare ad immaginarla domani non è un’operazione semplice. Non lo è stata fino ad oggi, perchè distratti dal pensiero dominante, perchè la corsa all’accaparramento delle merci ci ha resi più individualisti, perchè circondati... [...]

Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it

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