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I Treni e..."Il Muro di Berlino"

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”Presto, presto... perdiamo il treno... !”
E' l'unica frase che si ripete davanti alla porta di casa, coi bagagli in terra attendendo che qualcuno si muova per aiutarci, circa due ore prima della partenza ufficiale del treno...
L'entrata in macchina è frenetica, ci manca poco che non si lasci una scarpa in terra...
Bene, siamo in macchina. Partiamo. Ce la faremo!

Si percorre ad alta velocità gli oltre 30 km che ci portano alla stazione. Finalmente si arriva guardando l'orologio, apprensivi per catapultarsi poi al binario giusto, ma è un tutt'uno risalire trafelati le scale del sottopassaggio e accorgersi dal display dei 20 minuti di ritardo annunziati: le braccia stanche che hanno trascinato e sorretto per le scale i bagagli ciondolano malamente lungo i fianchi, il respiro piano piano torna normale: ci si acquieta, ci si “spompa”, ricordando tanto lo sgonfiamento di un palloncino. 
Per riempire l'attesa lo sguardo va in giro, ora all'insegna del bar, ora all'edicola. Si consultano libri nuovi e riviste  altrimenti mai notati o dimenticati...la settimana enigmistica, rassegnati, da autonomi, lenti, con le valigie a portata di mano e di sguardo, spostandole la e qua, prima sollevandole da terra, dopo dieci minuti di attesa, trascinandole coi piedi, già stanchi.
“ Dlin dlon... annuncio ritardo... ! L'intercity delle 14,30 proveniente da Reggio Calabria viaggia  con 45 minuti di ritardo... !”
“Poco male! Poteva essere anche 65 minuti! Che fortuna!!!!" Ci diciamo come fosse vero.

Il ritardo del treni è diventato un concetto acquisito e subito da mezzo secolo nel sud dell'Italia, scontato, calcolato al minuto e accettato dal momento che in perfetto orario si arriva in stazione... Perché una volta in stazione che vai? Dove vai? Nulla, non puoi più fare nulla: hai disdetto gli impegni che avevi, hai biglietto e bagagli pronti, puoi solo aspettare e pensare.
Bella, bella e sana questa filosofia del nostro magico e solare sud!!!

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E' vero che l'introduzione dei treni ad alta velocità ha dato speranze di rinnovamento e rivoluzione della percorrenza ferroviaria risvegliando in noi, popolo meridionale un sogno sopito, una possibilità remota di regolarità, precisione e puntualità, concetti lontani e ostici al nostro mondo contemplativo.
Ma è stato peggio e la delusione maggiore! L'alta velocità si è fermata a Napoli!!

Tranquilli, serafici, ci avventuravamo in un viaggio di cui la partenza e l'arrivo sono approssimativi. La predisposizione d'animo ferma le lancette dell'orologio in piccole riflessioni sopite, in letture che altrimenti sarebbero state rimandate, in invio di messaggi, linea permettendo, altrimenti evitate, così, per colmare un tempo interminabile e di inutile riposo.

Ma ragazzi, giovani, vecchi viaggiatori voi sapete bene, come la faccenda non finisce e non è solo questa.

“Dlin dlon... allontanarsi dal secondo binario. L'intercity proveniente da Reggio Calabria per Roma Termini delle 14.30 è in arrivo sul secondo binario... allontanarsi...” e così via... 

I 45 minuti sono passati prima lenti lenti poi si sono annullati nel parlare, guardare, chiacchierare, guardarsi negli occhi, cose insolite e remote ma in fondo piacevoli facendoci trovare sempre abbastanza lontani dal secondo binario con due rampe lunghe di scale da percorrere senza nulla di mobile se non le nostre gambe.
Correndo trafelati raggiungiamo il convoglio che è sempre quello più lontano. Facciamo appena in tempo a salirci per avere le porte chiuse alle nostre spalle e ritrovarci con mille bagagli che ingombrano il nostro e l'altrui passaggio, con gli scomparti già pieni e il movimento del treno che ondeggiando ci sballottola di qua e di la sfiorando lattine mezze vuote e gomiti sporgenti.

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Ragazzi, giovani, vecchi viaggiatori...voi sapete, sapete bene che la faccenda non finisce qui!
Vorreste ma non è così: il problema non è solo il ritardo e l'evidenzia si fa certezza quando dal nord si scende al sud o viceversa, soprattutto se vi è un cambio di treni per diverse coincidenze essendo stati aboliti i treni a lunga percorrenza, quelli in cui si viaggiava di notte, per intenderci.
Quelli considerati ”comodi” perché partivi la sera in cuccetta o vagone letto e ti ritrovavi al mattino “semi pronto” a svolgere il tuo lavoro ma senza lunghe attesa in stazione, senza pernottamento in albergo, tutto meno estenuante e più economico
Con questa abolizione vi pare di aver toccato il fondo... No c'è dell'altro...

C'è dell'altro e questo altro mi riporta ai ricordi legati alla... caduta del muro di Berlino...

Perché? Mi chiederete...

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Perché io mi sono trovata a Berlino nel lontano 1989  un mese dopo la caduta del muro.
La differenza tra la città orientale e occidentale era allucinante, paurosa.
Gli edifici al di qua della porta di Brandeburgo si affacciavano, alti luminosi, con un susseguirsi di negozi commerciali con grande marche su strade superaffollate, con una comunicazione stradale ferroviaria e telefonica super efficiente.

Al di la della porta di Brandeburgo invece, gli edifici erano tutti grigi, monocolore, costruiti con monoblocchi prefabbricati, con un solo negozio moderno luminoso e ricco che contrastava con lo squallore di quel grigiore, su strade deserte dove qualche “Trabant”, l'automobile della Berlino orientale, dai colori sbiaditi, percorreva quelle strade enormi e vuote.
Ricordo ancora lontano, un carro tirato da un cavallo sofferente, con un telo colorato sbiadito su un arco di ferri ricurvi ai due lati dei sedili, trasportava spauriti viaggiatori: era l'autobus cittadino...come ci spiegava la guida....

Ragazzi, bimbi, vecchi che viaggiate, in lungo e largo per una Italia bella e diversa, voi lo sentite, lo capite, lo intuite che anche qui a dividere lo stivale c'è un altro muro!  E che la caduta del muro effettiva in Germania, tra nord e sud e' una caduta parziale, frammentaria solo per far intravedere i due mondi diversi e scambiarsi sguardi increduli senza che nessuno faccia nulla per uniformarci.

Certo non ai livelli del 1989 ma ci si avvicina o li ricorda.

Quando, carica di bagagli sono salita in perfetto orario sul treno Milano Roma, l'eleganza dei vagoni e degli stessi viaggiatori mi ha intimorito tanto da farmi controllare se il mio bagaglio non firmato fosse comunque decente .
La stessa toilette non poteva essere più confortevole e profumata di pulito, i sedili dell'unico e aperto scomparto comodi, nuovi, raffinati, prevedevano uno spazio vitale per il viaggiatori doppio dell'usuale... o almeno per l'eleganza del tutto ne dava l'impressione. Il controllore distinto in divisa attillata, si rivolgeva con un fare signorile e ossequioso di chi controlla per formalità e ne chiede scusa per dover accertare un dato certo tra gentiluomini. Cellulari silenziosi, dialoghi sussurrati, annunci con voce suadente dell'approssimarsi delle varie stazioni...
A Roma mi attendeva invece l'intercity... mi attendeva lo squallore di un treno sporco, vecchio logoro, maleodorante, super affollato...
Non solo i vari scomparti erano super pieni ma tutto il corridoio era occupato da viaggiatori e bagagli per cui si doveva fare lo slogan mentre un afflato di cattivo odore dalla porta socchiusa del bagno richiamava la mia attenzione per stordirmi anche con la vista di liquami e carta sporca in terra.
Raggiunto il mio posto a fatica, stanca, con il cesto dei rifiuti accanto a me stracolmo di ogni cosa maleodorante, mi addormentavo profondamente...
“Biglietti biglietti!!!” mi grida subito un controllore in sovrappeso sciatto, sgarbato e soddisfatto del fatto di aver interrotto il mio riposo! “Avanti fammi vedere il biglietto... non ce l'hai!!! Ti ho beccato!!! Facevi finta di  dormire... !!!" Mi fa intendere con il tono di voce e lo sguardo minacciatore.

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Solo ritardo? Sarebbe il minimo!
Da molto tempo al ritardo si è aggiunto l'uso di treni dismessi al nord affinché questo fantomatico muro tra nord e sud non debba mai crollare.
Siamo i parenti poveri, siamo gli ultimi della classe, siamo “il sud”, il sud dei convogli per trasporto bestiame!

E nessuno parla. E tutto è scontato.
Tutto accettato a dimostrazione della grande pazienza e sopportazione di una parte di popolo che fa grande l'Italia e che paga regolarmente lo stesso biglietto per avere servizi scadenti e promiscui.

A proposito dimenticavo: in tutto questo il costo dei biglietti è aumentato forse più del 10%!
Vergogna! :wall 

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