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Britpop, nascita e morte di un genere musicale

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Qualche giorno fa, mentre facevo un giro nel reparto cd di una nota catena di elettronica, mi sono imbattuto nelle versioni rimasterizzate dei primi album degli Oasis, “Definitely Maybe” e “(What's the story) morning glory?” Oltre a tracce aggiuntive, i cd contenevano booklet con foto, interviste e altre chicche del genere. Operazione commerciale, presumibilmente scaturita come celebrazione per   
i vent'anni dall'esordio, nonostante il gruppo sia sciolto ormai da diversi anni. 

Ad ogni modo, questa scoperta mi ha fatto ripensare agli anni del “brit pop”,  a chiedermi cosa fosse esattamente, e perché abbia rivestito tutta questa importanza. 
Cercando un po' nel web, ho visto che c'è chi colloca la nascita del movimento addirittura a fine anni '80, inserendo nella lista decine e decine di gruppi, alcuni dei quali veramente agli antipodi con quel tipo di musica, come i Manic Street Preachers, i Radiohead o le Elastica. 
Se si volesse intendere il termine alla lettera, allora non basterebbe un libro della lunghezza del Signore degli Anelli per inserire tutti i gruppi, famosi o meno famosi, partoriti dall'Inghilterra negli ultimi trent'anni. 
Per come la vedo io però, il brit pop è stato un fenomeno di immense proporzioni, ma di breve durata. 


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Credo che la sua nascita si possa ricondurre all'esordio della band dei fratelli Gallagher, quel Definitely Maybe capace di vendere 10 milioni di copie nel 1994. 
In quello stesso anno, i Blur di Damon Albarn pubblicano Parklife, altro successo strepitoso, nonché album più eclettico rispetto a quello degli Oasis. 
Intanto, dopo anni di gavetta, i Pulp di Jarvis Cocker iniziano ad assaggiare il successo con His 'n' hers.
I primi semi sono così gettati, per germogliare definitivamente l'anno successivo. 
Nel 1995 le tre band sono capaci di sfornare tre capolavori come (What's the story) morning glory? ( Oasis), The great escape (Blur) e Different Class (Pulp). 
La triade è così formata, e domina incontrastata le classifiche, fornendo tra l'altro tre prodotti diversi tra loro. 
Gli Oasis devono molto (tutto?) alle influenze dei Beatles, i Blur esplorano sonorità diverse da canzone a canzone, i Pulp offrono una musica più intimista e adulta nei testi. 
Wonderwall, Don't look back in anger, Charmless Man, The Universal, Common People, Disco 2000, imperversano nelle radio a spron battuto.
Intorno alla triade gravitano tanti gruppi, come i Bluetones, gli Ocean Colour Scene, i Supergrass, i Kula Shaker, i Suede, i Menswear, giusto per citarne alcuni. Grandi singoli che diventano hit, ma una sostanza diversa nel complesso degli interi album. 
Oasis, Blur, Pulp, sembrano avere una marcia in più. Inoltre, la rivalità tra i Gallagher e Albarn infiamma i tabloid, ricalcando quella tra Beatles e  Rolling Stones. 

Hit e gossip, il piatto è servito. 
Tutto molto bello, ma come tutte le cose belle, è destinato a durare poco. 
Blur decidono di cambiare radicalmente sound, avvicinandosi più a Pavement e Radiohead, abbandonando definitivamente il brit pop. 
Pulp, forse stremati per aver rincorso tanto a lungo il successo, non riescono a mantenersi su certi livelli con This is hardcore del 1997.
Gli Oasis, con Be here now, sempre del 1997, sembrano la brutta copia di quelli ammirati nei primi due album. Impressione confermata dal pessimo Standing on the shoulder of the giants.
In seguito si riprenderanno (senza raggiungere più certi livelli di eccellenza), ma sarà ormai troppo tardi. 
Il brit pop, nel frattempo, è morto e sepolto, nonostante il buon Urban Hymns dei Verve, datato 1997. 
Non è solo una questione di musica, ma di attitudine. 
Complice anche il cambio di rotta dei Blur, non più contrapposti musicalmente agli Oasis, viene a mancare l'interesse quasi ossessivo della stampa, mentre i Pulp da soli non reggono il colpo, nonostante la personalità istrionica di Jarvis Cocker che, in seguito, scioglierà i Pulp per dedicarsi a progetti solisti, un po' come faràDamon Albarn fondando i Gorillaz.
Non solo, venendo a mancare quello che si può definire un movimento musicale vero e proprio, la pletora di gruppi che viveva di luce riflessa, scompare senza far rumore. 

A salvarsi sono in pochi, prevalentemente quelli che propongono una musica diversa e slegata dai canoni del brit pop, come i Garbage e gli Ash
Per gli altri, quei pochi minuti di gloria effimera sono già passati, senza più ritornare. 
Ma perché il brit pop è stato così importante?
In un inizio di decade dominato dal grunge, musica intrisa di un certo pessimismo, la leggerezza di quelle canzoni ha portato una ventata di aria nuova, riportando in auge una musica inglese da diversi anni passata in secondo piano, rispetto a quella americana. 
Il tutto grazie ad una serie di album entrati a pieno diritto nella storia della musica. 
Per quel che mi riguarda, dunque, direi che il brit pop si può collocare tra il 1994 e il 1997


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Se volete farvi un'idea più approfondita, ecco alcuni consigli:

Wonderwall, Don't look back in anger, Live forever, Whatever, Champagne Supernova (Oasis)
To the end, Tracy Jacks, Girls and Boys, The universal, Country house, Stereotypes (Blur)
Something changed, Disco 2000, Common people, Pencil Skirt, Mis-shapes (Pulp)
A better day (Ocean Colour Scene)
Beautiful Ones (Suede)
The slight return (Bluetones)
Tattva (Kula Shaker)
Allright (Supergrass)
Daydreamer (Menswear)


Buon ascolto! :ok

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