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Grinderman

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Ci fu un gran vociare a riguardo nella nuova, ennesima, reincarnazione del Re Inkiostro dopo gli albori turgidi e violenti dei Birthday Party, dopo essre stato per un decennio il cantore del degrado dei vinti con i Bed Seeds, dopo esserersi reinventato crooner sofisticato dal 1991, dai tempi di "The Good son".
La nuova creatura del King Ink ci aspettavamo fosse un misto di queste variegate anime che in 20 anni hanno portato il Nostro a girare il mondo in lungo ed in largo, ed invece neanche per idea.
I Grindermansono qualcosa di più: sono l'ensamble più rockmarcione che abbiano potuto udire le nostre orecchie sanguinanti, un gruppo di 50i che suonano del garage-rock violento, con liriche che parlano di sesso, episodi bibilici, fottuti movimenti dislessici, ubriacature, prostitute, droga, tutta roba salutista e salutare.

Il disco comincia potentemente, con "Get it on" dalla voce cagna a cui segue la chitarra stracciona e successivamente il basso ed il piano che entrano in contemporanea sulla scena: ha lo stesso effetto di un calcio nello stomaco con delle scarpe con punta in ferrom.
Si continua quindi con il capolavoro dei capolavori, ovvero "No Pussy Blues", un titolo che è un programma. Il Bardo australiano canta strofe amare di una donna che non "la vuole dare" (:asd) ad un patetico quanto autobiografico Re del Palcoscienico dopo un concerto. Musicalmente le bordate di chitarra distorta fanno venir voglia di mettersi sul cofano di una macchina ed aspettare lo schianto con il guardrail.

Il binomio efficacissimo e putrido nelle sonorità "Electric Alice/Grinderman" trasuda soul/blues malato da ogni valvola dell'amplificatore. "Depth Charge Ethel" è fin troppoo caotica con il risultato di sembrare un noise senza soluzione di continuità. Si prosegue quindi con la languida "Go tell the woman" in cuiNickimita più che egregiamente il caro Lou Reed. "I don't Need You" si caratterizza per la presenza dello spolendido violino di Warren Ellis, sempre più folle ed eclettico.
"Honey Bee" è blasfemia allo stato puro, con attacchi sarcastici alle sacre scritture (neanche troppo velati). Musicalmente è come salire sulle montagne russe: 4 minuti al calor bianco con punteggiature di tastiere e la band al massimo, conSclavunosche picchia sulle pelli come un indemoniato. A seguire, con "Man in the moon" ritorna ilCavepiù poetico ed intimista, voce e sottrofondo straniante di effetti elettronici. "When my love come to down" anch'esso un blues cupo ed inquieto, Si chiude in bellezza il rock maestoso di "Love Bomb" con il violino elettrico diEllisancora in primo piano.

Insomma, non crediamo affatto che nelle intenzioni di Cavee soci fosse un “ritorno alle origini”: a conti fatti, i Grinderman sono una versione più divertita e ludica degli ultimi Bad Seeds, che ha consentito a Nick Cavedi dare alle stampe uno dei dischi più convincenti degli ultimi dieci anni della sua carriera.

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