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King Crimson - Island

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All'epoca del suo quarto album il re attraversava uno dei massimi picchi del suo espressionismo sonoro, nonostante i soliti cambi di formazione operati da Fripp. 

I King Crimson sono reduci dal capolavoro "Lizard", un disco difficile ed evocativo, avanguardistico e abbagliante. E' passato un anno e Robert Fripp, la sua chitarra e il suo mellotron sono affiancati da Mel Collins (fiati), Boz Burrel (basso, voce), Ian Wallace (batteria) e dal solito poeta visionario Peter Sinfield (ad occuparsi delle liriche). In più (come nel disco precedente) la line up è affiancata da alcuni musicisti jazz inglesi. 

L'opera che ne scaturisce, visionaria e malinconica è un sussulto onirico e baroccheggiante. Pregna di un lirismo romantico e intimista, con suoni avvolgenti e grevi, "Formentera Lady" avanza rallentata e, avvolta da aura spagnoleggiante ed esoticam,  la voce di Burrel aleggia come uno spettro tra le magie strumentali del re, cremisi a tratti decadenti e narcotizzate e a tratti eteree, sognanti e mistiche. 
I ritmi si innervosiscono diventando dispari e veloci: entra in scena "Sailor's Tale" strumentale immersa in un' atmosfera oscura dalla struttura progressiva ed elaborata che, attraverso un frenetico crescendo, dipinge scenari tempestosi, perfetti per il torrenziale "solo" chitarristico di Fripp. 

Le atmosfere dark dominano anche "The Letters" un lamento onirico con un interpretazione suadente della voce di Burrel.  Stupisce la successiva "Ladies Of The Road" non molto in linea con l' atmosfera dell'opera: il suo mood leggero e il suo andamento scanzonato spezzano il ritmo del disco, che ritorna immediatamente nelle proprie coordinate con "Prelude: Song Of The Gulls", la canzone dei gabbiani di Fripp, uno strumentale di musica classica nobile ed etereo, impregnato di atmosfere malinconiche e ma in un certo senso un pò fuori luogo, quasi a sembrare un intermezzo. 

L'album arriva al suo compimento con la title-track "Islands", un viaggio trasognato attraverso melodie splendenti, luminose ma contemporaneamente tristi e visionarie. La band dimostra un'ispirazione e una compattezza strumentale pazzesche e, quando sul finale del pezzo, innalzato da un tappeto di mellotron, si adagia un assolo di corno, la barriera tra realtà e sogno viene totalmente abbattuta.

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