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Una storia di servi

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La storia d’Italia è sempre stata una storia caratterizzata dal servilismo più che dal padronato. Infatti non esiste padrone senza servo. Si può subire l’angheria del potente solo in regimi non democratici, attraverso l’uso della forza, ma nelle cosiddette democrazie occidentali il padrone non ha bisogno di armi per raggiungere i propri obiettivi, può contare su molti servi che sono disposti a servirlo in cambio di favori e vantaggi.
I servi sono dovunque, nelle redazioni dei giornali, nelle aule di tribunale, in Parlamento, negli uffici pubblici, nelle scuole, nelle imprese. La storia d’Italia non l’hanno fatta i vincitori, l’hanno fatta i servi.
Una società non abituata ai sacrifici, come la nostra, è molto più propensa al servilismo di quanto non lo fossero quelle precedenti. Perchè difendere la propria libertà costa sacrificio, sudore, lacrime e sangue.
In qualsiasi epoca nasca, un uomo ha di fronte due scelte: la libertà e la sottomissione. Tutte e due hanno un costo, si tratta di scegliere. La prima richiede dignità, coraggio, fede, passione. La seconda la disponibilità a rinunciare alla propria libertà, a diventare schiavo, ad annullarsi in favore di qualcun altro. La prima consente di mettere in campo il proprio talento e le proprie passioni al servizio della collettività, la seconda ti rende un burattino nelle mani di burattinai senza scrupoli che, a loro volta, non avendo compreso le ragioni della propria esistenza ricercano nel potere le gratificazioni che non sono stati capaci di ottenere altrove. In un mondo di persone appassionate non c’è posto per i servi.
Nelle società occidentali il mito del consumismo muove le persone nelle più disparate (e disperate) direzioni.
“La forza del capitalismo, diceva Grayling, risiede nella sua capacità di gratificare alcuni (imprenditori, azionisti, manager) allettando molti” (tutti gli altri) e fintantoché il desiderio di assomigliare ai primi alletterà i secondi nessuna valida alternativa potrà essere adottata. Si tratta di far comprendere ai secondi che i falsi desideri indotti dalle imprese dei primi servono a deviare e distrarre dalle proprie passioni. Il consumo fine a se stesso, infatti, assorbe tutte le nostre passioni inaridendo la nostra vita e le nostre relazioni e disgregando le comunità.
In un mondo fatto di persone che non hanno scelto di recitare il proprio copione ma di essere l’ombra di qualcun altro tutto può succedere. La logica non è più logica e le alterazioni della realtà raggiungono livelli e conseguenze inimmaginabili. L’Italia ne è un tragico esempio.

Massimiliano Capalbo
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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