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Il dissesto ideologico

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Venticinque anni fa, narrano le cronache, un muro in cemento armato è crollato per mano dell’uomo. Divideva in due non solo una nazione ma l’intero pianeta, fisicamente e psicologicamente. Qualche giorno fa a Carrara un altro muro è crollato, sempre per mano dell’uomo. Alcuni giunti (costituiti da lastre di polistirolo) avrebbero ceduto, causando l’esondazione del fiume Carrione. Cosa accomuna i due fatti? Il dissesto ideologico.
Le ideologie politiche hanno condizionato per quasi mezzo secolo la vita economica, sociale e culturale dell’intero pianeta. Spesso le confondiamo con i valori, nulla di più sbagliato. Mentre i valori si adattano ai cambiamenti, le ideologie no. Un’ideologia è una rappresentazione del mondo impermeabile al confronto. “Un’avarizia del pensiero… Tutto funziona benissimo fino a quando l’ideologia riesce a conservare la propria impermeabilità al mondo… Se la tempesta degli eventi le rovina addosso fino a farla crollare le persone possono sentirsi crollare con lei: non avendo più comportamenti ortodossi disponibili, si ritrovano a non avere più comportamenti disponibili” come scrive Annamaria Testa.
E’ quello che è avvenuto dopo il crollo del muro di Berlino. Insieme con esso sono crollati tutti i punti di riferimento. Le persone hanno cominciato a vagare senza meta in un nuovo ambiente, sconosciuto ed imprevedibile, in continua trasformazione, senza sapere su chi o cosa poggiare queste speranze. Alle ideologie crollate se ne sono sostituite altre tra le quali spicca quella più trasversale, l’ideologia del denaro, divenuto ormai imprescindibile per soddisfare quei bisogni secondari, indotti dalla pubblicità, per i quali l’uomo post-moderno sbava quotidianamente. Non ci resta che acquistare merci, la principale libertà che le società post-moderne si impegnano a difendere quotidianamente e a qualunque costo attraverso leggi e istituzioni.
Le ideologie politiche tenevano insieme le comunità, attraverso un’illusione certo, ma erano in grado di competere col denaro di sottrargli spazio e di smitizzarlo, almeno nelle situazioni da primo piano, i retroscena erano comunque fatti di ruberie e lotte per il potere. Nella realizzazione di un manufatto dell’epoca c’era non solo la professionalità di chi lo realizzava ma anche l’orgoglio e il senso di appartenenza alla comunità da cui quel manufatto proveniva. Il dissesto ideologico, oggi imperante, produce crolli di ogni genere fisici, psicologici, morali perchè manca il senso dell’agire. Quando l’obiettivo è il denaro ha poco senso farsi scrupoli su come farlo.
L’unica via d’uscita è ritrovare il senso dello stare insieme, dell’essere comunità a prescindere dalle istituzioni. Ascolto i commenti post-alluvione dei cittadini colpiti e mi rendo conto come invocare l’intervento delle istituzioni sia ormai solo un esercizio di stile.
I disastri che registriamo e che continueremo a registrare da qui in avanti ci dicono che quel sistema di rappresentanza non funziona più, che la delega a qualcun altro dei nostri problemi produce il fallimento che registriamo quotidianamente, che non è una questione di volontà (ammesso che ci sia) ma di possibilità. Gli strumenti burocratici di cui le istituzioni si sono dotati fino ad oggi sono inefficaci e sono la causa dello sfasciume generale che registriamo. Occorre ripensare il modo di stare insieme, occorre che i cittadini si facciano istituzione, che si diano un’autodisciplina nell’agire quotidiano. Le istituzioni e la burocrazia, così come sono state pensate e organizzate fino ad oggi, rappresentano solo la tana dove i più furbi e potenti possono nascondersi per garantirsi i propri piccoli e grandi privilegi. Occorre un patto tra cittadini di rigenerazione delle comunità che parta dai piccoli comuni, basato sulle cose concrete da fare nell’interesse generale. Ma, soprattutto, per garantire un esito positivo a tutto ciò, è necessario che i cittadini si convincano di poter davvero influire sul risultato finale a prescindere dalle istituzioni e questa, forse, è l’ideologia più difficile da abbattere.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it   

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