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Dove sono le panchine?

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Nella mia città vedo sempre meno panchine in giro. Una panchina non è solo un posto dove sedersi, una panchina è uno strumento di socialità. La possibilità di stare seduti in luogo pubblico porta con sé un senso di appartenenza dei luoghi e di familiarità con gli spazi aperti che si è persa col tempo. Chi vuole sedersi in una piazza o in un viale deve rivolgersi a qualche attività commerciale (bar, gelateria etc) pagando la consumazione dei prodotti venduti.In altre parole, stare seduti senza far nulla non è più possibile. L’ozio sarà pure padre dei vizi ma è anche stato padre delle filosofia antica. Se, infatti, gli antichi non avessero avuto molto tempo a disposizione per stare seduti assieme nelle piazze, non penso che sarebbero riusciti a tirar fuori tanti pensieri eruditi sulla natura, su Dio e sugli uomini. Non si fa filosofia immersi nel traffico, con le scadenze o a lavoro. C’è bisogno di ozio, di un tempo neutro in uno spazio neutro e condiviso perché il pensiero fluisca e si diffonda restituendo, alla fine di un circolo virtuoso di contaminazioni, al mittente originario idee.
Oggi tutto ciò non è possibile e la sparizione delle panchine, in una città come Catanzaro, è sintomo di una disaffezione popolare per i luoghi urbani e di un disinteresse (se non peggio) da parte delle amministrazioni comunali a qualsiasi desiderio di socialità.
E non si ometta il requisito della gratuità di tutto ciò. Pagare per stare insieme innesca, volenti o nolenti, un meccanismo ad orologeria, un diverso schema di condotta e comportamento che, raramente, concede spazio a fantasia e libertà.
Oggi che grava sul singolo il peso di tutto ciò che prima era “collettivo” (sanità, istruzione, sicurezza, giustizia), il senso del tempo e dello spazio si sono annichiliti per lasciare posto ad un continuo rincorrersi di appuntamenti ed impegni.
Ci ridiano le panchine, dunque, per riaffermare il valore dell’essere al di là del dover essere. Piccole cose che segnano una distanza incolmabile tra la dimensione sociale e quella economica dell’uomo. E se non ce le danno, inventiamole noi, le nostre panchine per essere.

Nuccio Cantelmi
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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