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Il mezzo e il messaggio

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Quando, nel lontano 1999, iniziai a proporre la realizzazione di siti web presso le aziende i titolari, spesso, mi guardavano come se fossi un extraterrestre, perchè non comprendevano il cambiamento culturale (prima che tecnologico) in atto.
I più si convincevano a realizzare il sito perchè era una novità, per essere più fighi degli altri, per essere considerati avanti ma non comprendevano minimamente nè la necessità nè le potenzialità del mezzo e, spesso, una volta realizzato, il sito restava abbandonato a se stesso e dunque invisibile, mentre i titolari erano convinti di essere stati catapultati al centro del mondo.
La verità era che, nella maggior parte dei casi, i soggetti in questione non avevano nulla da dire al resto del mondo, non erano originali, non erano competitivi, non erano credibili e coerenti. Nonostante i nostri tentativi di tirar fuori un’anima da quelle aziende, alla fine risultavano incapaci di relazionarsi con l’esterno, di utilizzare lo strumento per raggiungere un fine.
Assomigliavano molto alle pagine FB e Twitter di molti politici di oggi che vengono realizzate perchè “bisogna esserci” perchè si è ancora convinti, come allora, che lo strumento basti a se stesso. Perchè i “consulenti di marketing” lo inseriscono nella ricetta che prescrivono ai loro pazienti che, quasi sempre, versano in pessime condizioni comunicative.
Essere in Rete significa esporsi al giudizio degli altri senza filtri, significa essere disposti a mettersi in discussione, essere pronti a ricevere critiche, insulti, offese, complimenti, elogi, paranoie e quant’altro l’essere umano sia in grado di generare facendo leva sul vissuto di cui è portatore.
Le persone che abitano la Rete non provengono da Marte, sono le stesse che abitano le nostre città. Ci sono i simpatici e gli antipatici, gli educati e i maleducati, i civili e gli incivili, i delinquenti e gli onesti.
Esserci non è un obbligo, è una scelta (si spera consapevole) e chi sceglie di esserci deve mettere in conto tutto ciò. E’ come sapere che la sera, dopo le 23, uscire nel quartiere dove vivo può essere pericoloso.
Quando il gioco non piace più, quando i complimenti finiscono e cominciano gli insulti, è facile affermare “non gioco più” e additare lo strumento come colpevole.
Alla base, ovviamente, come in tutte le azioni umane deve esserci la responsabilità, la consapevolezza del potere e degli effetti del mezzo. La responsabilità del messaggio è sempre in capo all’emittente mai al destinatario. L’emittente deve utilizzare il mezzo con cautela e non seguire gli istinti più bassi, concentrarsi sui contenuti e non sulle persone e questo vale sia che si utilizzi un microfono per esprimere un parere sia che si utilizzi una tastiera per postare un commento.

Massimiliano Capalbo
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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