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New York: l'FBI chiude Megaupload e Megavideo!

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New York, 19 Gennaio 2012 - L'FBI  e il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti d'America si scagliano contro la pirateria digitale: chiusi Megaupload.com Megavideo.com. Ma andiamo per gradi.

Megaupload è uno dei più noti e imponenti magazzini digitali. Per semplificare, si tratta di una grossa azienda che mette a disposizione dei computer, costantemente connessi in rete, dove la gente di tutto il mondo può, pagando un canone, salvare qualsiasi documento informatico, con la possibilità di accedervi in qualsiasi momento e da qualsiasi computer nel globo. 
Megavideo è sostanzialmente la stessa cosa, ma da la possibilità di vedere direttamente via internet il materiale video depositato negli hard disk del server.
Sebbene sulla carta sembra non esserci nulla di illecito, all'atto pratico la situazione rischia di essere ben diversa. 
Con il tempo infatti, questo spazio è stato adoperato dai pirati di mezzo mondo per conservare un quantitativo ingente di materiale coperto da copyright: materiale che poi veniva concesso in download a chiunque in rete fosse venuto a conoscenza dei link di riferimento, diffusi in rete dagli stessi pirati che ottenevano dei guadagni dalla stessa società che gestisce Magaupload (il server pagava - in base al numero di download che ogni singolo file riceveva - una cifra variabile che era vista come una sorta di remunerazione per la pubblicità indiretta ottenuta).

Secondo l'accusa, l'attività del server è costata più di 500 milioni di dollari in mancati profitti ai legittimi detentori del copyright.
Questi avvenimenti seguono, a meno di 24 ore :shock:, lo sciopero contro il SOPA (Stop Online Piracy Act), la legge anti-pirateria che rischia di far collassare l'intera rete informatica (almeno secondo i colossi Google e Wikipedia... ;)): stando a molti network americani, si tratterebbe di una sorta di risposta del governo alle continue proteste di questi giorni (tra le altre cose, secondo noi, motivate... :roll: ) che hanno scosso l'opinione pubblica statunitense.

7 sono gli indagati: Kim Schmitz, imprenditore tedesco fondatore e proprietario di Megaupload, attualmente agli arresti; tre dirigenti (anch'essi agli arresti); altre tre persone - il cui ruolo nella vicenda non è stato ancora chiarito - che tutt'ora si sono rese irrintracciabili.

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Come sempre accade in questi casi (ma a maggior ragione adesso che il clima è già molto caldo a causa del SOPA), la risposta degli hacker è stata immediata: #OpMegaUpload, questo è il nome dell'operazione annunciata su Twitter da alcuni informatici legati ad Anonymous. A cosa ha portato? Semplice, sono andati offline (e tutt'ora, nonostante gli sforzi, tornano online pochi minuti per poi essere mandati subito dopo nuovamente in crash :shock:  :supp ): il sito del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America e i siti della Universal, della Recording Industry Association of America (Riaa) e della Motion Picture Association of America (Mpaa).

La stragrande maggioranza del traffico generato dal sito è legale. Siamo qui per restare!


Questo è quanto si leggeva in un comunicato pubblicato nella homepage del server poco prima della chiusura: l'intero staff di Megaupload riteneva ridicole le accuse di violazione del copyright e accusava l'industria dell'entertainment di "volersi avvantaggiare della popolarità di Megaupload".

Megaupload ha riprodotto e distribuito illegalmente su larga scala copie illegali di materiale protetto da copyright, tra cui film - anche prima dell'arrivo in sala - musica, programmi televisivi, libri elettronici e software.


Questo è invece quanto dichiarato dal Dipartimento di Giustizia. Le accuse formulate sono gravissime: non si tratta di semplici violazioni del diritto d'autore, ma di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione ( :shock: ) e riciclaggio. La pena? 50 anni di reclusione per ognuno degli accusati. 

Nessuno per ora può dire cosa accadrà adesso. Quello che è certo è che per ora Megaupload rappresenta solo uno dei tantissimi "magazzini digitali" e, in quanto tale, è solo la punta dell'iceberg di un sistema di illegalità ben più evoluto. Se fino ad ora la totale inerzia della giustizia ha permesso ogni tipo di violazione possibile, ora le cose sembrano sul punto di cambiare.
Libertà e Privacy contro illegalità: questo il dilemma che divide l'opinione pubblica. Voi da che parte state?

 

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

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